Brescia. Liceo Brera, il ruolo del portiere di calcio parla Davide Zanoni

0

Iniziamo questa domenica di “Giovani atleti raccontano” con un classico, la “La leva calcistica della classe ’68”: Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=3RZQ3PdNtpI]

Paura, coraggio, altruismo e fantasia – come dice De Gregori, che in questa occasione canta con Dalla – rappresentano delle risorse in gioco, ma anche delle sfide aperte.

Vediamo cosa ha da dirci in merito Davide Zanoni, classe II A:

Davide Zanoni
Davide Zanoni

«De Gregori fa riferimento a un giocatore che ha paura di sbagliare un rigore, ma si dovrebbe mettere anche nei panni di un portiere che è sulla linea di porta, con tutti i pensieri per la testa, consapevole che il pallone potrebbe entrare in porta!

Io mi chiamo Zanoni Davide, ho quindici anni e gioco a calcio da quando avevo cinque anni: faccio il portiere ed ho giocato in poche squadre perché sono sempre stato riconoscente verso la società d’origine, il Vobarno. Qui ho passato i migliori anni della mia gioventù, allenandomi sette giorni su sette tre ore al giorno. Al Vobarno, dove mi allenavo con la prima squadra, mi elogiavano molto e giocavo con ragazzi a volte molto più grandi di me. E’ proprio qui che sono cresciuto, mentalmente, ma anche fisicamente.

Adesso gioco nel Villanovese, una squadra regionale: anche qui mi sto allenando duramente per arrivare al mio sogno, che è quello di giocare a calcio da professionista.

Prima di arrivare al Villanovese ho fatto alcuni provini, come il provino al Chievo Verona e quello della Rappresentativa Bresciana, dove mi hanno visto squadre come il Salò, che mi ha tesserato per cinque anni dandomi in prestito alla Villanovese per un anno.

Adesso vorrei raccontarvi il ruolo del portiere: ci sono persone che dicono che questo ruolo sia inutile e ”brutto ”, perché il portiere è un ruolo solitario e quando gli avversari segnano un goal, la responsabilità spesso e volentieri ricade solo sul portiere, che può sentirsi inutile e preso in giro. Però secondo me, che faccio il portiere ormai da anni, non è così: a fare il portiere bisogna aver testa, soltanto in questo modo si può tirare fuori il meglio di sé.

Le emozioni che prova un portiere sono bellissime: parare un rigore, fare una parata sotto l’incrocio dei pali o ancora una parata col colpo di reni che tagli un tiro che ormai era destinato ad entrare in porta, riuscire ad tu allungarsi in quella frazione di secondo e a tirarefuori dalla rete un pallone imprendibile: ci si sente imbattibili, sopratutto quando tutti i compagni ti saltano addosso per congratularsi. Sono queste le emozioni che si provano. Ma la cosa più bella per un calciatore è sentire i complimenti dal mister.

Il portiere deve aver sangue freddo e mantenere la concentrazione.

Io prima di fare una partita a calcio, a prescindere dalla squadra che ho di fronte, cerco di concentrarmi fin dalla sera prima. Quindi arrivo alla domenica mattina nello spogliatoio pronto e concentrato: qui siamo tutti seri, pronti per fare una buona partita perché siamo consapevoli di quello che vuole la società e di quello che vogliamo noi. Dopo poco tempo entra il mister, che cerca di farci mantenere la concentrazione e inizia a parlarci della formazione che useremo e dei titolari, e ci incita. Poi ci manda a fare riscaldamento e questo è anche l’ultimo momento per definire i dettagli. Finito il riscaldamento si torna negli spogliatoi, ci si mette la divisa da partita il mister stabilisce le ultime cose. Facciamo un urlo d’incoraggiamento ed entra l’arbitro a fare l’appello; effettuato l’appello siamo pronti per giocare. Si esce dallo spogliatoio, nessuno parla, si sentono solo i rumori dei tacchetti e i respiri affannosi degli avversari. Finalmente si entra in campo, si salutano la tribuna e la panchina avversaria, poi entro nel mio habitat, l’area di rigore. L’ultima cosa che faccio prima di giocare è un rito scaramantico, e poi non sento più niente. Me ne sto lì, in porta, con i miei pensieri, gridando a squarciagola ordini ai miei compagni.

Questo è tutto quello che penso sul mio ruolo, il portiere.

Adesso, dato che ho ancora un po’ di tempo, vorrei parlare dell’attività fisica in generale.

Per me l’attività fisica è molto importante: ti premette di relazionarti con altre persone, ma sopratutto ti permette di sfogarti. L’attività fisica fa bene sia a un ragazzo che a una persona adulta: insomma, l’attività fisica fa bene a tutti. Inoltre permette di crescere fisicamente, ma anche mentalmente.

Nel paese dove vivo c’è un campetto in sintetico da calcio, qui si trovano persone adulte ma anche ragazzini che giocano per divertirsi: lo sport non deve essere praticato per forza agonisticamente , come lo pratico io, ma anche così come queste persone che lo praticano, tanto per divertirsi e per passare un po’ di tempo in compagnia. Adesso devo andare, perché il tempo è finito. Ciao alla prossima volta quando avrò qualcosa da raccontare».