CLUSANE – Medaglia d’oro a Luigi Di Bernardo, il Cc ucciso nel 1971

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“Comandante di stazione distaccata, già più volte distintosi per capacità professionale, esemplare senso del dovere, slancio e coraggio nella lotta contro una vasta attività criminosa organizzata operante nel proprio territorio, predisponeva e dirigeva personalmente rischiosa operazione notturna, nel corso della quale sorprendeva, con due militari dipendenti, tre nomadi viaggianti a bordo di un’auto rubata. Affrontati decisamente i malfattori per identificarli, veniva da uno di essi fatto segno a più colpi di pistola. Ferito a morte, dava un’ulteriore prova di valore e di coraggio facendo fuoco sull’aggressore che, ferito, poteva essere catturato da altro militare.

La stele che ricorda Di Bernardo
La stele che ricorda Di Bernardo

La drammatica conclusione dell’operazione suscitava il commosso plauso delle autorità e della popolazione. Clusane d’Iseo (Brescia), 25 maggio 1971″. Questa è la motivazione con la quale il Presidente della Repubblica ha insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla memoria) il Maresciallo Capo dei Carabinieri Luigi di Bernardo, allora comandante di Iseo, che da tempo aveva avviato delle attività d’indagine sul conto di una banda di criminali. Il 26 maggio 1971, durante un appostamento ha subito diversi colpi di pistola da uno di tre nomadi che erano stati fermati e dei quali stava identificando.

Il sottufficiale, seppur colpito a morte, riusciva a reagire e a ferire l’aggressore che veniva poi bloccato da un altro militare presente sul posto e poi condannato a pena esemplare. La figura del Maresciallo Di Bernardo è stata ricordata con una messa celebrata dal Cappellano Militare del Comando provinciale dei Carabinieri di Brescia padre Fabio Locatelli e dal parroco di Clusane nella Chiesa Parrocchiale Cristo Re di Clusane alla presenza della vedova  Mari, dei familiari, del comandante provinciale Marco Turchi, autorità provinciali e locali e una folta rappresentanza di militari in servizio e in congedo. Al termine della cerimonia, il comandante provinciale ha letto alcuni passi di un breve testo che la signora Maria ha scritto e la cui redazione è stata richiesta dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri a ogni familiare di militari caduti in servizio e insigniti di onorificenza, in occasione del bicentenario dell’Arma dei Carabinieri.

Ecco alcuni estratti. “… il lavoro era la realizzazione dei suoi ideali. Gigi credeva in modo incondizionato alla sua professione: agire per la legge ma anche per aiutare i più deboli. Come un cavaliere antico, aveva ricevuto un’investitura e voleva vivere per renderla testimone della sua fede nell’uomo e nella giustizia. Non era raro che ricevesse a casa nostra gente del paese che voleva parlargli. Si chiudeva con loro nel nostro studio e io so che cercava di infondere fiducia, aiutare ed appianare problemi vari e lo vedevo con occhi felici se gli era riuscito di fare del bene…. Tutto sembrava scorrere serenamente tanto che incominciammo a pensare a una casa per noi….

Era il 25 maggio 1971 e stava arrivando l’ora più tragica della mia vita….. il trambusto che arrivò all’improvviso dalla caserma sottostante l’abitazione mi gelò il sangue…. Mi accompagnarono all’ospedale di Iseo dove Gigi era già morto. Lo vidi disteso e sempre bello nella sua amata divisa, poi svenni….”. “….Sono trascorsi più di 40 anni da quel fatidico giorno, ma ogni anno, al 25 maggio davanti a quella stele si raduna tanta gente di Clusane e Iseo per ricordare il “suo Maresciallo”. Devo aggiungere anche, con tanta gratitudine ed emozione, che non mi sono mai sentita dimenticata né dai superiori dell’Arma né dai Carabinieri, e ciò mi è stato di grande conforto. Della meravigliosa famiglia dell’Arma, una volta appartenuti, non ci si allontana più”.