RIVA – La Corte dei Conti condanna Bombardelli per fondi impropri

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La contestazione mossa a Ivo Bombardelli, imprenditore rivano che in passato è stato consigliere comunale a Riva del Garda, è quella di aver utilizzato in modo improprio i fondi per lo sviluppo rurale; contestazione che ha portato ad una sentenza di condanna. L’uomo dovrà risarcire l’erario con 102.917 €.

Riva BombardelliLa sentenza della Corte dei Conti, presieduta da Ignazio Del Castillo, giunge dopo la condanna in sede penale dell’imprenditore per la falsa attestazione di spese per la bonifica agraria di un vigneto in forte pendenza. L’uomo aveva fatto richiesta e ottenuto i fondi previsti dal Piano di sviluppo rurale della Provincia per un investimenti nei propri appezzamenti agricoli, ma le indagini della Guarda di Finanza avevano accertato una serie di irregolarità. In modo particolare, Bombardelli avrebbe, secondo l’accusa, messo a rimborso anche una serie di fatture relative a lavori che di fatto non erano contemplati nel bando di finanziamento.

Nel giudizio di primo grado, il Gup di Rovereto lo aveva condannato ad un anno e sei mesi di reclusione. Poi la Procura della Corte dei Conti ha avviato il procedimento volto a recuperare il danno erariale, chiedendo nell’ambito dello stesso che Bombardelli venisse condannato al pagamento di 113.671 euro, più gli interessi. Gli inquirenti hanno ipotizzato la sussistenza in capo all’uomo dell’elemento doloso, inteso come la consapevolezza di disattendere i vincoli relativi all’ammissione al finanziamento pubblico.

La Corte dei Conti, rifacendosi ad un precedente giurisprudenziale, ha deciso, con sentenza ormai passata in giudicato e quindi divenuta definitiva, che Bombardelli deve considerarsi penalmente responsabile del fatto e lo ha quindi condannato a risarcire il danno cagionato all’erario.

I legali di Bombardelli fino all’ultimo hanno cercato di dimostrare in giudizio l’infondatezza delle accuse, sostenendo che le stesse poggiavano si presunzioni e non già su fatti certi e riscontrabili. Il consulente di parte ha anche dimostrato che l’uomo in realtà aveva speso importi superiori rispetto ai contributi ricevuti, con la conseguenza che non vi sarebbe alcun danno erariale da risarcire. Di contrario avviso i giudici, che non hanno accolto la tesi difensiva.