LEDRO – Il caso di Daniela continua a rimanere avvolto nel mistero

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In un primo momento tutto sembrava essere frutto di una tragica fatalità, ma il fiuto degli inquirenti sta vagliando ipotesi alternative. Daniela Sabotig, 54enne friulana farmacista di professione e costretta su una sedie a rotelle a causa di una grave malattina degenerativa, è stata trovata morta, a bordo della sua auto, una Renault Kangoo, lo scorso 5 febbraio. L’autovettura, infatti, è stata trovata ai piedi di una scarpata che scende veso il lago di Ledro, fermata dalle piante.

Valli Trentine DanielaLa procura di Rovereto, tramite il sostituto procuratore Fabrizio De Angelis, fin da subito ha nutrito dubbi sull’incidente, tant’è che, ipotizzando l’esistenza di un reato di omicidio volontario, ha aperto un fascicolo nei confronti dell’amico della donna Ivan Zucchelli, il 47enne rivano che, quando l’auto è uscita di strada, si trovava seduto sul lato del passeggero e non aveva riportato alcuna ferita, solo qualche graffio. In modo particolarre, sarebbero le ferite riportate dalla farmacista friulana, rivelatesi mortali, a non essere compatibili con la ricostruzione fornita dall’uomo; così come sembrano essere strani i lievissimi danni riportati dall’autovettura. Era stato proprio Zucchelli, che ora invita i mass media ad utilizzare la massima produenza prima di trarre conclusioni affrettate, a guidare i soccorritori nella zona in cui si trovava Daniela. Un finestrino dell’auto era stato trovato rotto e secondo la ricostruzione dell’uomo la rottura sarebbe stata da lui causata per cercare di estrarre la donna dal mezzo. Ma per la Procura i fatti sono andati diversamente, tant’è che le ferite riportate da Daniela sembrerebbero essere compatibili con la pietra scagliata dall’amico, che ha dichiarato d’averla usata solo per cercare di soccorrere la donna.

A tre mesi del tragico incidente, gli esperti incaricati dalla difesa dell’uomo, che tra l’altro gestiva economicamente, in forza di una procura speciale, tutti gli affari dell’amica e, secondo alcuni testimoni vicini alla donna, era solito maltrattarla, hanno depositato una perizia sul sinistro il cui esito, come spiegato dall’avvocato Nicola Stolfi, sarebbe quello per cui le ferite riportate sul corpo di Daniela sono sì compatibili con la pietra usata da Zucchelli, ma difetterebbe, a loro giudizio, l’elemento volontaristico in quanto causa della morte sarebbe stato l’incidente ed il freddo intenso di quella notte, difficile da sopportare per un corpo così fragile come quello di Daniela.

Ora si resta in attesa delle conclusioni alle quali a breve perverrà il medico legale incaricato dal giudice di espletare le sue indagini sul corpo della donna: spetterà a lui decidere quali siano state le ragioni e la dinamica della morte. La famiglia di Daniela Sabotig, nel frattempo, ha nominato un nuovo consulente, la criminologa di Udine Ilenia Taurian, per seguire l’evolversi dell’inchiesta. “Adesso stiamo attendendo l’esito dell’esame autoptico, che dovrebbe essere depositato nei prossimi giorni – ha detto -; se i risultati non daranno soddisfazione in termini di chiarezza su quanto accaduto nel giorno in cui Daniela Sabotig è morta, chiederemo ulteriori verifiche”.