GHEDI – Scoperti quattro clandestini ancora in Italia nonostante numerosi decreti di espulsione

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Un controllo congiunto effettuato martedì dalla Polizia Locale di Ghedi e dalla locale sezione dei Carabinieri ha permesso di identificare in un appartamento nel centro storico ghedese (in via Gorizia) quattro persone non in regola con il permesso di soggiorno, ancora presenti in Italia pur avendo subito ripetuti provvedimenti di espulsione.

ghedi1L’operazione ha preso il via da alcune segnalazioni degli abitanti della zona, che hanno indotto ad intervenire in stretta collaborazione gli agenti della Polizia Locale guidati dal Comandante Enrico Cavalli e i Carabinieri della sezione comandata dal maresciallo Benedetto Minchella. Al loro ingresso nell’appartamento (accertamenti sul proprietario sono tuttora in corso) le forze dell’ordine hanno identificato quattro persone. Tre non in regola con il permesso di soggiorno e una in possesso di 5 grammi di sostanze stupefacenti. Quest’ultima è stata segnalata alle autorità per i provvedimenti del caso (quello di espulsione pare in questo momento il più probabile) e rilasciata, mentre delle altre tre una è stata arrestata e ieri mattina verrà processata per direttissima. Per quel che riguarda le altre due, E.M.B. (nato nel ’77) e B.A. (nato nel ’66), si è invece potuto appurare che non hanno ottemperato a molteplici precedenti provvedimenti di espulsione ed ora riceveranno un nuovo ordine di abbandonare il territorio italiano entro sette giorni. Il tutto per una situazione davvero singolare, visto che tra i due nel corso degli anni è scattata una vera e propria gara a chi colleziona più decreti di espulsione. In effetti il trentaseienne E.M.B. ha subito ben diciannove provvedimenti di espulsione, mentre il quarantasettenne B.A. si è fermato “solo” a quota tredici. Come è facile dedurre dal fatto che sono stati individuati tuttora in Italia, si può comprendere agevolmente che tutti i provvedimenti emanati non hanno avuto certo l’efficacia desiderata, nonostante i due clandestini si siano distinti in questi anni per la violazione di molteplici norme di legge (mancanza di permesso di soggiorno, spaccio di stupefacenti e quant’altro). E.M.B., in particolare, ha subito le prime segnalazioni nel ’99 ed è stato arrestato nel 2003. Più recenti i problemi con la legge per B.A., che ha fatto la conoscenza della legge italiana a partire dal 2006.

Dopo i controlli che hanno dato il via all’operazione congiunta di Polizia Locale e Carabinieri, la speranza è che questo nuovo, efficace intervento possa portare (finalmente) ai risultati desiderati, allontanando una volta per tutte dal territorio italiano persone che in questi anni hanno continuato ad infrangere le leggi italiane. Proprio questo aspetto è stato sottolineato dal sindaco di Ghedi, Lorenzo Borzi e dall’assessore alla sicurezza Luca Mostarda, che hanno voluto rivolgere il loro plauso alle forze dell’ordine per la brillante operazione condotta a termine, evidenziando al tempo stesso la preoccupazione per la mancanza di efficacia dei provvedimenti che vengono presi: “Questa azione mirata condotta dai Carabinieri e dalla Polizia Locale conferma lo spirito che vogliamo trasmettere al nostro impegno a tutela della sicurezza e per la prevenzione di tutto quello che può minacciare questo bene irrinunciabile per la nostra comunità. Un grazie va alle forze dell’ordine per il loro intervento, ma anche ai cittadini che con la loro segnalazione hanno reso possibile il raggiungimento di un risultato sicuramente importante per tutta Ghedi. Nel sottolineare la validità di questo nostro programma che va avanti e conquista obiettivi positivi, non possiamo non evidenziare che nel sistema attuale c’è qualcosa che non funziona a dovere. Come è possibile che persone che già hanno commesso molteplici violazione (spalmate per di più in diversi anni) siano ancora sul territorio italiano nonostante tutti i provvedimenti di espulsione subiti? Le forze dell’ordine compiono un lavoro di tutela e di prevenzione molto importante, ma è necessario fare in modo che, finalmente, le norme siano coercitive, altrimenti la falla che viene sistemata oggi rischia di riaprirsi domani in un altro luogo e questa è una conclusione che non possiamo accettare”.