GARDONE RIVIERA – Collina distrutta da un inferno di cemento: Villa Eden

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Sulla collina ex Montedison, un panorama da favola che abbraccia mezzo lago e che sale verso via San Michele, stanno per sorgere sette ville di lusso: il progetto “Villa Eden” finirà col violentare ancora una volta il paesaggio gardesano, con colate di cemento pronte a distruggere una delle poche zone verdi ed incontaminate rimaste sul Garda.

Gardone Riviera ex MontedisonIl progetto originario, formulato dal 35enne austriaco Renè Bengo della Signa Holding, prevedeva la realizzazione di un resort da 140 appartamenti per un totale di 40mila metri cubi. Due sono stati i ricorsi della Soprintendenza ma il Tar ha decretato la vittoria del’impresario, che ha poi deciso di riconvertire il progetto dimezzando le cubature, portandole a 78mila metri cubi, e puntando su poche dimore di estremo lusso. Ogni villa, architettonicamente studiata da nomi celebri come quelli di Matteo Thun, David Chipperfield, Richard Meier e Atp Sphere, avrà un’area di 500 metri quadrati ed è prevista la realizzazione di impianti ecosostenibili  come il fotovoltaico, oltre al ripristino ambientale con piantumazioni.

Intanto però i camion che fanno ogni giorno la spola sulla collina, in entrata ed in uscita dal cantiere, hanno causato non pochi disagi ai residenti, che hanno deciso di alzare la voce. L’incessante passaggio coi tir ha infatti determinato la rottura di tubazioni e condotte, hanno alzato polveri e hanno reso la vita dei residenti un inferno, tanto che il sindaco ha imposto alla ditta addetta ai lavori di effettuare un percorso alternativo per raggiungere i cantieri.

Alla base dell’intervento, si vocifera in paese, la speculazione edilizia, una speculazione che assume le sembianze d’un mostro pronto a distruggere le bellezze che da sempre hanno reso il Garda un piccolo paradiso nel bresciano, attrattiva per numerosissimi turisti di ogni parte del mondo. Già negli anni ’50 Gardone Riviera ha iniziato a divenire vittima della cementificazione e il malcostume è proseguito inesorabile anche negli anni successivi fino ad oggi. Il business della case a Gardone ha travolto i migliori scorsi paesaggistici ed ora a lasciarci le penne sarà l’area dell’ex Montedison.

Gardone Riviera ex MLegamebiente, dal suo canto, attacca: Cristina Milani, la responsabile di Legambiente per l’Alto Garda, rimane incredula rispetto alla mancanza di veto della Soprintendenza; omissione che si spiega come dovuta ad un probabile sovraccarico di lavoro. La responsabile ha inoltre sottolineato la mancanza generale di sensibilità ambientale, con la conseguenza che ad avere la peggio è il territorio, la vera ricchezza del Garda. “Poi ci si stupisce che sul lago ci sia pieno di cantieri rimasti a metà perché le imprese immobiliari sono fallite…”, aggiunge.

Su chi grava la responsabilità di tali abusi edilizi? La Milani punta il dito contro la Soprintendenza, gli esperti ambientali dei Comuni a soprattutto contro il Parco Alto Garda: la prima  non impone veti, i secondi continuano e far cassa con l’edilizia vendendo il territorio, il Parco è per la donna un ente inutile, perché controllori e controllati sono gli stessi soggetti, cioè i sindaci dei nove Comuni aderenti, con la conseguenza che il Parco non proibisce nulla ed agevola troppo i Comuni,

Legambiente affina le armi e le proprie argomentazioni e annuncia che non gli rimane altro da fare che ricorrere al Tar. Il fatto è che questa strada comporta costi, non sempre sostenibili, e l’esito della vicenda processuale non è mai scontato. In fondo, aggiunge la Milani, non è il Tar l’organo competente per le scelte di politica ambientale. Dinnanzi a tale miopia, per tutelare il lago non resta che percorrere una via, secondo la Milano: togliere ai sindaci il potere in materia urbanistica al fine di trasferirlo ad un ente superiore. Cosa che dovrebbe essere fatta il prima possibile, prima cioè che lo scempio paesaggistico ricominci.