NEWGEN VOICE – È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo

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Dickens sintetizzava così il lavoro della spia, Ligabue quello del barman …. io definirei così il lavoro del giornalista.

giornalistiDavanti a certi drammi, al dolore si vorrebbe solo stare in silenzio, magari piangere e abbracciare le vittime. Ma per il giornalista, prima viene l’informazione, i dati, gli eventi, i numeri. La gente vuole i dettagli, le motivazioni, vuole la descrizione delle scene e degli eventi nel modo più dettagliato possibile.

Ed ecco la spaccatura, il dilemma: cercare l’informazione a tutti costi? Fino a che punto ci si può spingere? Quando ci si deve fermare davanti al dolore? Come lo si può indagare senza perderne il rispetto?

Credo che un buon giornalista debba vivere fino in fondo questa spaccatura, e questi dubbi, perché non viverli, lo renderebbe una macchina, un automa senza anima ne sentimenti, lo renderebbe un pc, che da le notizie, senza pathos, senza sentimento. Un mostro che entra e si intrufola nelle più tragiche storie senza rispetto, calpestando i protagonisti e il comune sentire. Allo stesso tempo, non ci si  può permettere di lasciarsi dominare dalle emozioni, perché un giornalista non è un poeta o un artista, e per tanto non è chiamato a descrivere le emozioni umane e ad emozionare, è chiamato a raccontare e indagare la realtà.

Il giornalista vive in equilibrio, deve lasciarsi innondare dai sentimenti e dalle emozioni, ma solo “fino ad un certo punto”, può lasciarsi trascinare dagli eventi, dall’entusiasmo ma solo “fino ad un certo punto” perché prima di tutto lui è testimone. E i testimoni, si sa, sono quelli che le cose le vedono accadere dall’esterno, non quelli che le vivono.

1 Commento

  1. Condivido.Ma un giornalista è anche, e sopratutto ,una persona con emozioni e sentimenti che ,spesso, ti consentono di entrare meglio nella notizia.Condividendo,seppur con il dovuto distacco,gli eventi in molti casi si possono raccontare con maggiori particolari ,senza cinismo e ..come si suol dire,”scriverli in punta di penna”.

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