LONATO – Soprintendenza perentoria su Maguzzano: non si costruirà!

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Intorno a Maguzzano, uno degli ultimi lembi del Garda rimasti inedificati, si combatte da anni una guerra di carte, fotografie, documenti storici e permessi edilizi. Da un lato i fautori del mattone, che vorrebbero costruire quindici villette con annessa piscina per un totale di circa ottomila metri quadri. Sull’altro fronte coloro che vorrebbero mantenere inalterato quest’angolo quasi leggendario: un’autentica oasi fuori dal tempo, un cantone di storia e spiritualità.

MaguzzanoL’epilogo sembra ormai segnato e, ottenuto il permesso da Comune e Soprintendenza, le “Dimore Gigli di Campo” sono pronte a sorgere. Ma galeotta è una foto ed il corso degli eventi cambia all’improvviso.

Il dirigente dell’area tecnica analizza la segnalazione del Gruppo Consiliare Viviamo Lonato, che richiede un’adeguata verifica da parte dell’Ufficio Tecnico in riferimento alla documentazione fotografica riferita al cono ottico dell’Abbazia di Maguzzano, e conclude che “la posizione del fabbricato in oggetto, indicata con la foto 06 allegata alla Relazione Paesaggistica facente parte della documentazione tecnica, risulta errata in quanto la posizione corretta è quella indicata nella fotografia panoramica allegata all’osservazione fatta dai consiglieri di minoranza”. Di conseguenza, il decreto paesaggistico riguardante la costruzione viene annullato.

La certezza però che a Maguzzano non si costruirà più nasce dalla risposta della Soprintendenza che antepone l’art. 9 della Costituzione (“il territorio ha un valore di bene collettivo primario”) alle norme urbanistiche e agli interessi privati e intende inoltre aggiornare il Decreto di Tutela per la Parte II del D.Lgs 42/2004 inerente l’Abbazia di Maguzzano e le aree che la circondano.

“E’ una vittoria del territorio che finalmente vede applicate le norme nate a sua tutela – commenta a caldo il consigliere di minoranza Daniela Carassai, tra le più strenue difenditrici dell’area – Molte cose passano, si risolvono, si possono recuperare, il saccheggio del territorio è invece irreversibile, ed è questo che dovrebbe sapere chi è chiamato a governare, cioè a guidare sapientemente avendo cura della res pubblica. Non ci si può arrogare il diritto di cancellare per sempre ciò di cui abbiamo goduto perché molti, prima di noi, hanno governato con sapienza”.