SAREZZO – “Villa Rosa” al San Faustino con gli studenti del Primo Levi

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Venerdì 3 e sabato 4 maggio alle ore 20,45, al teatro San Faustino di Sarezzo, verrà proposto il nuovo spettacolo teatrale “Villa Rosa” proposto da studenti ed ex della scuola superiore “Primo Levi”, molti dei quali disabili, dai ragazzi della cooperativa “L’Aquilone” di Gardone con i bimbi della scuola per l’infanzia San Pio X di Sarezzo. Il progetto ha ottenuto il primo premio nel concorso per le scuole organizzato quest’anno dalla Confraternita dei Santi Faustino e Giovita di Brescia dal titolo “La responsabilità conviene”. L’ingresso è libero.

Teatro San Faustino Sarezzo interniQuest’anno il laboratorio teatrale dell’istituto si è posto un obiettivo molto alto: realizzare uno spettacolo godibile, divertente per chi lo mette in scena e per chi lo fruisce, che tratti argomenti complessi, delicati e di urgente attualità, argomenti che possono apparire ardui e per certi versi inquietanti e angosciosi, argomenti difficili da affrontare in modo sereno e costruttivo anche nella quotidianità e persino negli ambiti specifici degli addetti ai lavori e degli specialisti: medici geriatrici, psicologi e operatori sociali.

Si parlerà degli anziani, della loro solitudine e della loro socialità, delle loro paure e dei loro bisogni, delle malattie vecchie e nuove che li colpiscono: l’artrosi, le diverse forme tumorali, il diabete, i disturbi cardiocircolatori, e, la più nuova e la più devastante, l’Alzheimer, che coinvolge un numero sempre crescente di individui e di nuclei famigliari. In questo contesto i giovani che partecipano al laboratorio metteranno alla prova la loro capacità di ascoltare, comprendere, comunicare, creare e costruire insieme, coscienti che perché questo avvenga è necessario soprattutto essere presenti, a se stessi e agli altri, sentire il desiderio e la gioia del prendersi cura, del crescere insieme.

Per i ragazzi entrare nei panni degli anziani, anche di quelli debilitati, malati, o comunque sofferenti, e tuttavia ricchi di variegata e profonda umanità, desiderosi di vivere e di amare, di tramandare e tramandarsi, è particolarmente difficile. In effetti, qualsiasi identificazione con la complessità, la difficoltà e la profondità dell’“altro” risulta difficile a giovani che i modelli forniti dai media, dalla pubblicità, e a volte persino dalla famiglia e dallo stesso ambiente scolastico spingono a concentrarsi sulla cura della propria immagine, a identificarsi con stereotipi ben confezionati, spesso vuoti e fasulli, attraverso il possesso di oggetti simbolo o l’assunzione di atteggiamenti e di pose esteriori.