PESCHIERA – Ricatto con lombrichi nell’insalata: due condanne a 6 anni

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Avevano messo tre lombrichi lunghi 6 centimetri nell’insalata per ricattare il gestore del locale. Una dipendente ed un’altra donna, spacciatasi al tempo dei fatti per una cliente, sono state condannate per estorsione a ben 6 anni e 6 mesi di reclusione. A pronunciare la sentenza di condanna è stato il giudice Marzio Bruno Guidorizzi, al termine del processo che ha visto sul banco degli imputati Raffaella Borgo, 44enne, e la sua amica Ermelinda Rettino di 60 anni, che ora si trovano agli arresti domiciliari dopo l’arresto risalente al 16 maggio dello scorso anno.

LombrichiL’avvocato difensore Emanuele Luppi ha già annunciato che presenterà appello avverso la sentenza di primo grado. Il pm Giusy Bisceglie aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione per le due imputate, ma il difensore aveva chiesto la derubricazione del reato da estorsione in truffa e, quindi, il proscioglimento della sua assistita per mancanza di querela. Mentre il reato di estorsione è perseguibile d’ufficio, infatti, diversamente deve dirsi per il reato di truffa, perseguibile solo a querela di parte, con la conseguenza che in assenza di questa difetterebbe una condizione di procedibilità.

Concorde con la tesi del pm il giudice, che ha ritenuto sussistente un concorso in estorsione perché le due donne avevano chiesto al gestore del locale 4500 euro per non diffondere la notizia della presenza dei lombrichi nell’insalata venduta nel fast food di Peschiera. I lombrichi erano stati inseriti dalla Borgo, dipendente del locale, e la Rettino, fingendosi cliente, li aveva trovati. Aveva quindi contattato il gestore del fast food per chiedere i 4500 euro. Dopo la telefonata, la vittima dell’estorsione aveva però avvisato i Carabinieri che si erano presentati all’appuntamento tra la Rettino e l’imprenditore fissato per lo scambio del denaro. La 60enne venne quindi arrestata in flagranza di reato.

Nella motivazione della sentenza di condanna si legge che il panorama probatorio acquisito nel corso del processo, rappresentato anche da videoriprese, testimoni e tabulati telefonici, fornisce un quadro chiaro delle responsabilità delle due donne. Ad inchiodare le imputate sono state soprattutto le riprese delle telecamere del fast food, in cui si vede la dipendente che entra nella cella frigorifera. Hanno fatto seguito una serie di telefonate fra le due complici, provate dai tabulati. Il giudice, in ogni caso, non ha concesso le attenuanti generiche alla lUce della gravità del fatto di reato.