BRESCIA – Liceo Brera, ancora le pallavoliste al secondo set

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Come promesso, rieccoci qui, con “Giovani atleti raccontano“, a riprendere la discussione dal punto in cui l’avevamo lasciata la scorsa settimana: dopo il primo set, di Alessia Berardi, eccovi il servizio di Veronica Ferrazza, altra brava pallavolista.

Veronica Ferrazza

«Ciao mi chiamo Veronica Ferrazza, ho quattordici anni e pratico la pallavolo, sport che amo molto.

Nella mia vita ho praticato tanti sport, ad esempio nuoto, calcio, tennis.

Poi, all’età di dodici anni, un’amica un giorno mi chiese se volessi andare a provare pallavolo con lei e io le risposi che probabilmente non mi sarebbe piaciuto; invece, da quel giorno, me ne innamorai.

Quando gioco a pallavolo qualcosa dentro di me si scatena, ci metto passione, voglia ma soprattutto grinta.

Durante la settimana faccio due o tre allenamenti, costituiti da due ore ciascuno, ai quali si aggiunge la partita, il sabato la domenica. Ho sempre giocato nella stessa squadra fin dall’inizio, il “Botticino”, e non l’ho mai abbandonata.

L’anno scorso giocavo nel  ruolo di “attaccante”: quest’anno non abbiamo ancora deciso le posizioni, ma spero di tornare ai lati. Nella pallavolo ci sono il bagher, il palleggio, la battuta e la schiacciata, che è la mia specialità. Spero di coltivare questo sport  per sempre, perché la pallavolo per me è vita e senza di essa non saprei come fare».

Andiamo ora a bussare nella classe accanto, la II A, e diamo la parola a Beatrice Zanetti: «La pallavolo  mi permette di esprimermi nel migliore dei modi, mi permette di essere un’altra persona, determinata, sicura e coraggiosa: quando sono in campo io mi sento così.

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Beatrice Zanetti

Quando un atleta lavora con fatica per al squadra si ottengono dei buoni risultati, cosa che non avviene  quando un atleta lavora per se stesso, perché è solo grazie alla squadra che riesce nel emergere ogni singolo atleta.

Io sono il capitano e ho il compito di coordinare nel migliore dei modi la squadra, di cercare una soluzione ai problemi che ostacolano me e le mie compagne.

La pallavolo riesce a tirare fuori il meglio di me: è difficile spiegare le emozioni che provo, essa mi dà realmente l’opportunità di essere una persona decisa e sicura, capace di prendere decisioni, cosa che, nella vita di tutti i giorni, magari non sono in grado di fare.

Purtroppo quando esco dal campo torno la persona di sempre, insicura timida, con molte paure, paure che sicuramente quando riuscirò a dominarle saranno solo dei timori che mi hanno permesso di crescere.

È proprio profonda la differenza tre le due persone in me.

Passione, è proprio la passione che non mi fa sentire il dolore, o comunque mi permette di continuare gli allenamenti cosa che comporta alcuni sacrifici; se c’è passione non ti importa di tutte quelle persone che non credono in te.

Devo dire un grazie ai miei genitori che mi permettono di fare ciò che mi piace; essi credono in me, sono con me.

Io fatico per ciò che amo».

Passiamo ora la palla – e la parola – a Chiara Roncali,compagna di classe di Beatrice:

«Attualmente, è in continuo aumento il numero delle persone che praticano sport, anche grazie al progresso e al miglioramento delle condizioni di vita.

Chiara Roncali
Chiara Roncali

L’attività sportiva viene praticata per migliorare l’aspetto fisico, può servire per scaricare le tensioni che si accumulano durante la giornata e può essere visto come un momento di sfogo. Inoltre favorisce la socializzazione perché, praticato insieme ad altri, costituisce uno stimolo ad uscire da se stesi e favorisce i legami affettivi, soprattutto negli sport di squadra dove c’è la condivisione e l’aggregazione.

Fin da piccola ho sempre praticato uno sport: nuoto, ginnastica artistica, sottoforma di gioco, senza nessun fine se non il divertimento.

All’età di undici anni ho voluto entrare in una squadra e provare un’attività sportiva insieme con altre ragazze giocando a pallavolo. L’inizio è stato duro e deludente, perché c’era molta competitività tra ragazze, poca voglia di condividere insieme le gioie e i dolori di una vincita e sconfitta.

Molte volte mi sono sentita esclusa dalle compagne, ma anche da un allenatore che privilegiava e selezionava solo quelle forse più simpatiche a lui.

Anche lo sport può far soffrire, vissuto in questo modo. Fortunatamente poi è arrivata una nuova allenatrice che è riuscita a creare un ambiente sereno, promuovendo il valore del rispetto delle regole concordate e condivise, il rispetto per sé e per l’avversario, la lealtà, il senso di appartenenza e responsabilità. Finalmente mi sono sentita parte di un gruppo e rispettata per quel che potevo dare.

Questa esperienza mi ha rafforzata e mi ha aiutata a vincere delle paure, e ad avere un maggiore autocontrollo.

Lo sport è anche sacrificio, se praticato a livello agonistico, ma forse è un po’ come la vita: per raggiungere un obiettivo bisogna faticare, a volte subire delusioni, ma se si raggiunge un obiettivo, la soddisfazione è tanta.

Purtroppo al giorno d’oggi i ragazzi sono sempre più interessati a cellulari, computer, Play Station.. Invece io penso che tutti questi apparecchi elettronici facciano accumulare tanta tensione; è utile, ogni tanto, distogliere lo sguardo da essi e vivere all’aria aperta dedicandosi ad altri hobby e soprattutto ad attività sportive che liberano la mente».