VOBARNO – 1.740 gradini per il 25 aprile al Pellegrino di Monte Cimo

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Proseguono le gite organizzate dal Gruppo Escursionisti e dalla Polisportiva di Vobarno.

La prossima escursione? Il 25 aprile 2013, al Sentiero del Pellegrino al Monte Cimo.

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Per avere informazioni sull’escursione è necessario rivolgersi a Gozza Renato, allo 0365598887, o a Butturini Annalisa, allo 0365598051. Nel frattempo, dilettiamoci con un po’ di storia.

L’antico sentiero del Pellegrino, in parte scavato sul costone del monte Cimo, con i suoi 1740 gradini è percorribile solo a piedi.

E’ un percorso impegnativo, con un dislivello di 600 metri percorribile in due ore ed ogni anno è battuto da decine di migliaia di pellegrini.

Esso conduce al Santuario della Corona, un luogo sacro che giace all’incirca a metà della parete verticale rocciosa del Monte Baldo, a 700 metri d’altezza, ed è completamente scavato nella viva roccia. Per immaginare quanto l’ambientazione possa essere suggestiva, basti sapere che due pareti, quella sinistra e l’abside, sono costituite dalla roccia stessa.

Il luogo, di cui hanno notizie sin dal 1139, nacque come eremo, legato al Monastero di S. Zeno in Verona; esso era dedicato alla Madonna col titolo di Madre di Dio, e tale rimase fino al 1437, quando passò sotto l’Ordine dei Cavalieri di Malta.

La tradizione narra che sui monti, nei pressi della chiesetta – costruita tra il 1480 e il 1522 – apparve, nel 1522, un’immagine della Madonna, sparita da Rodi durante la conquista turca.

Fu per iniziativa della devozione popolare che, dal giugno 1522, si è iniziati a venerare la statua dell’Addolorata, scolpita nel 1432, e donata agli eremiti da Ludovico di Castelbarco; la chiesa venne inaugurata nel 1530, dopo la visita del vescovo  Gian Matteo Giberti. Nel 1625 fu edificato il Santuario, riedificato per iniziativa dei cavalieri di Malta  che subì successivi e continui restauri dopo il completamento, avvenuto nel 1680, quando il santuario era ancora noto col nome di Santa Maria di Montebaldo: il nome dato al Santuario “della Corona” deriva dalla catena di monti che, attorno ad esso, formano appunto una corona.

Nel 1898 si decise di ampliare il santuario di circa due metri verso il piazzale antistante, mentre nell’anno seguente fu rifatta la facciata, in stile gotico e decorata con marmi di Sant’Ambrogio.

Nel 1928 fu l’altare maggiore, nella nicchia della Madonna, ad essere ritoccato, mentre nel 1975 presero il via alcuni lavori per la ristrutturazione della chiesa: furono effettuati degli scavi nella roccia, al fine di ampliarla: da 220 m2 si passò infatti a 600 m2, tanto che ora è lunga 30 m e larga 20 m, e la sua cupola è alta 18 m.

La nuova Chiesa fu dedicata nel 1978 ed il completamento della ristrutturazione venne fatto in onore della visita del Papa Giovanni Paolo II; essa divenne Basilica Minore nel 1982.

Peculiarità del del santuario è la Scala Santa, presente all’interno, che riproduce la scala che si trova a Roma, vicino alla Basilica di San Giovanni in Laterano: simboleggia i 28 gradini sui quali Gesù salì e discese più volte nel giorno in cui fu flagellato, incoronato di spine e condannato alla morte sulla croce, sporcandola così con il proprio sangue. La tradizione vuole che vi si salga in ginocchio,  dopo aver intinto l’acqua santa ed aver fatto il segno della croce.

All’interno sono custodite 160 tavolette ex-voto ed il celebre affresco della Madre di Dio, risalente al secolo XIV. La statua della Madonna che si venera alla Corona è un gruppo marmoreo, alto 70 cm, di pietra, dipinta: la Vergine Addolorata sorregge e contempla il Cristo morto, deposto dalla Croce.