BRESCIA – Liceo Brera: la storia sotto rete di chi gioca a pallavolo

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Dopo la danza, l’atletica leggera, il basket e il nuoto, proseguiamo “Giovani atleti raccontano” passando la palla alle pallavoliste del Liceo Brera.

Iniziamo con il variopinto racconto di Alessia Berardi, classe I A:

«La passione per la danza mi ha accompagnata fino alla prima media. Quando avevo circa dodici anni ho però iniziato a giocare a  pallavolo. All’inizio ho iniziato per divertimento, ma con il passare dei mesi ho capito che forse questo era lo sport che faceva per me.

Alessia Berardi
Alessia Berardi

Ora gioco nella Volley Vallesabbia, categoria under 16. Gioco da circa tre anni e ho iniziato subito a fare agonismo.

La mia squadra é come una seconda famiglia: io e le mie compagne abbiamo passato momenti difficili, che abbiamo affrontato insieme, ma abbiamo trascorso anche momenti di pieno svago e felicità.

Per rendere felice una squadra di pallavolo come la nostra, basta solo un semplice pallone e subito si possono vedere dodici ragazzine scatenarsi come pazze. In quel campo ci sono sei ragazze che danno l’anima per non fare cadere un solo pallone a terra e cercano in ogni caso di scagliarlo dall’altra parte in modo che sia inafferrabile, per mettere in difficoltà e cercare di strappare il set alle avversarie o, ancora meglio, vincere la partita.

Nella pallavolo si trovano tantissime ragazze che non hanno passione nello svolgere questo sport: per alcune una schiacciata é una cosa che “ti svegli alla mattina e riesci a affare i buchi nei tre metri”, come li chiamiamo noi. Per i non addetti ai lavori, i bravi schiacciatori devono essere in grado di fare schiacciate che sfiorano la rete e cadono a terra entro la linea dei tre metri.

La pallavolo é fatta di fatica, dolore e stress ma anche di gioia nel vincere una partita e di soddisfazione: vedere il proprio allenatore fiero è un’emozione indescrivibile, così come lo è vedere i miglioramenti fatti in mesi di duro allenamento che si pensava che non sarebbero serviti a nulla.

I lunghi allenamenti alla panchetta, le rullate con magari qualche “strisciata” contro il pavimento, migliaia di addominali che servono a saltare di più durante le schiacciate, le rincorse fatte e rifatte con il fiatone che ti assale in ogni sforzo che fai. La pallavolo non fa per tutti, bisogna avere aggressività sportiva, grinta e voglia di imparare perché non si nasce capaci di fare bagher o palleggi: per impararli bisogna sudare, a volte si versano lacrime, ma è necessario andare avanti. Nella pallavolo, per raggiungere obiettivi, bisogna allenarsi duramente.

Io e la mia squadra l’anno scorso siamo andate a vedere la Foppapedretti Bergamo che stava combattendo per lo scudetto: dal campo emanavano un’energia e una grinta incredibile, aggredivano la palla cercando di farla cadere nei tre metri, la concentrazione che avevano nel momento più importante della partita, “la battuta”, che può essere decisiva nel corso della partita, era indescrivibile.

In ogni partita bisogna avere una grinta che perfino gli spettatori devono percepire, perché una vera squadra farebbe di tutto per emozionare e per non perdere una partita. Per delle giocatrici appassionate una perdita colpisce tutta la squadra, perché può cambiare totalmente l’umore delle compagne dalla prima all’ultima. Per cambiare l’umore della squadra a volte basta solo un punto, o un set.

Classe I A, con la Preside e l'insegnante
Classe I A, con la Preside e l’insegnante

Quando hai quel pallone tra le mani l’ansia cresce insieme alla paura di sbagliare, la squadra avversaria spera che tu sbagli, le tue compagne, le uniche persone che dipendono da te in quel momento, ti incoraggiano. L’arbitro fischia e tu devi battere: la tensione scorre… lanci la palla e con tutta la forza che hai nel corpo cerchi di colpirla nel punto migliore. La palla va, tu e tutte le tue compagne sperate che possa andare di là e mettere in difficoltà le avversarie. La palla sorpassa la rete, le avversarie ricevono e attaccano ma noi siamo pronte a tutto e non ci facciamo scoraggiare. Ricezione e alzata perfetta: ora manca solo un attacco perfetto, ma le avversarie ricevono e il pensiero che avresti potuto mettere più cattiveria ti trapassa il corpo dalle dita dei piedi fino all’ultima punta dei capelli. La palla ricevuta male va a filo di rete, murano ma l’avversario fa invasione, punto. Dalla squadra si innalza un urlo di gioia.

Questa è la pallavolo, è una catena di emozioni che solo chi le prova le sa spiegare.

Vorrei dire grazie a tutte le mie compagne e al mio allenatore Marco, che ci incoraggia sempre: è per merito suo che siamo arrivate a questi livelli».

La prossima domenica ci dedicheremo all’esperienza di Veronica Ferrazza, per poi spostarci nell’aula accanto, la II A, ad ascoltare le opinioni di altre due brave pallavoliste, Beatrice Zanetti e Chiara Roncali.