VALCAMONICA – Tumori e Pcb: non ci sono legami per le analisi fatte

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Nei giorni scorsi, al programma in onda su Rai 3 ‘Presa diretta’, s’è parlato di Brescia ed in modo particolare della contaminazione del territorio da parte di Pcb, diossine e di benzo furani. Rilevante sul tale argomento è la lettera dell’epidemiologo del Civile Francesco Donato, che ha smentito ogni forma di collegamento tra Pcb e tumore al fegato. Uno studio condotto dall’Università di Tor Vergata ha collocato la Valcamonica in seconda posizione nella classifica delle località dove si registra il maggior numero di morti di tumore, ma ciò, a parere del medico del Civile, non è in alcun modo da considerarsi quale conseguenza dell’inquinamento. Di seguito la lettera dell’epidemiologo, tratta da ‘Il corriere della sera’:

V pcb“La frequenza dei tumori nella città di Brescia è sostanzialmente simile a quella rilevata nell’intera Asl, comprendente l’intera provincia tranne la Valcamonica e alcuni comuni sul lago d’Iseo, come appare da diversi studi da noi condotti. I dati di incidenza più recenti, prodotti dal Registro Tumori dell’Asl Brescia, sono riferiti alla metà degli anni 2000 (2004-06) e mostrano nell’intera Asl, un calo del totale dei tumori rispetto alla fine degli anni ’90 (1999-2001), e in particolare un calo dei tumori del fegato e dei linfomi non-Hodgkin, questi ultimi associati in alcune ricerche ad esposizione a Pcb.

Il confronto con il pool dei Registri Tumori del Nord Italia mostra un eccesso statistico significativo nel territorio dell’Asl di Brescia solo per i tumori del fegato nei maschi (+61%). L’eccesso di casi del tumore del fegato a Brescia è stato rilevato fin dagli anni ’80, ed è stato oggetto di un vasto studio condotto dalla Sezione di Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica dell’Università di Brescia: lo studio ha confermato quanto già noto in altri paesi dell’area mediterranea, e cioè che le infezioni da virus epatici e un consumo elevato di alcol erano presenti in oltre il 90% dei casi di cancro del fegato, risultando essere quindi la causa della maggior parte dei casi di questa patologia.

V pcb2Quest’anno poi abbiamo pubblicato il primo studio condotto a livello mondiale, a quanto ci risulti, sulla concentrazione di Pcb nel sangue, fegato e tessuto adiposo di soggetti con cancro del fegato, non riscontrando alcuna differenza nella concentrazione dei Pcb nel sangue in tali soggetti rispetto alla popolazione generale bresciana di pari età. I Pcb interferiscono con diverse attività a livello cellulare, e quindi, secondo alcuni studi, potrebbero interferire con attività metaboliche e con il sistema endocrino, unitamente ad altre sostanze chimiche immesse nell’ambiente e a lunga persistenza ambientale. Tuttavia, nonostante vi sono ormai centinaia di ricerche sulla possibile nocività dei Pcb, gli studi sull’uomo mostrano risultati contradditori. Nell’indagine sulla popolazione di Brescia, comunque, non è stata trovata una associazione tra la concentrazione ematica dei Pcb e la presenza di malattie della tiroide o il diabete, né tantomeno con indicatori di danno al fegato o con la glicemia. L’esposizione a Pcb a Brescia è avvenuta prevalentemente per via alimentare. Poiché dall’inizio della vicenda Caffaro tali produzioni sono cessate, ciò spiega perché già nelle prime indagini del 2001-02 i giovani presentavano valori bassi dei Pcb simili a quelli rilevati in Italia e altri paesi occidentali, e come confermato da un’indagine successiva sulle donne in gravidanza e i loro bambini svolta dal gruppo del Professor Apostoli.

Nello stesso studio, peraltro, non si è rilevata alcuna associazione tra concentrazione dei Pcb nel siero delle madri ed alcuni parametri fisiologici dei neonati. Le altre esposizioni, respiratoria e cutanea, per quanto teoricamente possibili, di fatto non sono rilevanti se non in ambienti di lavoro ad elevata contaminazione. Pertanto la frequentazione di parchi e giardini non va considerata ad elevato rischio di esposizione, fatta eccezione per la possibilità di ingestione accidentale, soprattutto da parte di bambini, di terreno contaminato”.