BOVEZZO – La Ruina porta gli “Italianesi” della 2a guerra mondiale

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La rassegna teatrale “Proposta ’13”, il progetto teatrale per la Valtrompia, prosegue con un altro appuntamento di grande teatro. Si tratta di “Italianesi”, in scena sabato 20 aprile nell’auditorium parrocchiale di via Paolo VI a Bovezzo (ingresso 5 euro), della compagnia calabrese Scena Verticale. L’interprete dello spettacolo è Saverio La Ruina, vincitore di diversi Premi Ubu e del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2010 per “Dissonorata” e “La borto”.

Saverio La Ruina
Saverio La Ruina

Il testo di “Italianesi” è stato selezionato per il progetto “Face à Face/ Parole d’Italia” per scene di Francia. In questo lavoro La Ruina racconta una storia imperdibile. Esiste una tragedia inaudita, rimossa dai libri di storia. Alla fine della seconda guerra mondiale, migliaia di soldati e civili italiani rimangono intrappolati in Albania con l’avvento del regime dittatoriale, costretti a vivere in un clima di terrore e oggetto di periodiche e violente persecuzioni Con l’accusa di attività sovversiva ai danni del regime, la maggior parte viene condannata e poi rimpatriata in Italia.

Donne e bambini vengono trattenuti e internati in campi di prigionia per la sola colpa di essere mogli e figli di italiani. Vivono in alloggi circondati da filo spinato, controllati dalla polizia segreta del regime, sottoposti a interrogatori, appelli quotidiani, lavori forzati e torture. In quei campi di prigionia rimangono quarant’anni, dimenticati. Il protagonista della storia nasce nel 1951 e vive quarant’anni nel mito del padre e dell’Italia che raggiunge nel 1991 a seguito della caduta del regime.

Riconosciuti come profughi dallo Stato italiano, arrivano nel Belpaese in 365, convinti di essere accolti come eroi, ma paradossalmente condannati a essere italiani in Albania e albanesi in Italia.  Nello spettacolo, ispirato a storie vere, Saverio La Ruina conduce passo passo lo spettatore dentro l’anima di un personaggio, come forse solo Eduardo o pochi altri hanno saputo fare. Vederlo in scena non è solo un’emozione, non solo fa commuovere, ma fa nascere tra il pubblico la sensazione di trovarsi di fronte a un modo di fare teatro del tutto necessario.