CREMA – Due eventi sulla Svezia. Arrigoni dirige “Ice-b-erg”

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Promosso dalla Fondazione San Domenico con l’Ambasciata di Svezia, il regista e curatore bresciano Pietro Arrigoni propone due appuntamenti sul Premio Nobel Pär Lagerkvist nell’ambito del Progetto di Letteratura svedese. Il primo sarà sabato 20 aprile alle ore 17 nella Sala Bottesini a Crema. FrancoPerrelli, professore ordinario di Discipline dello spettacolo al Dams dell’Università di Torino e specialista del teatro scandinavo e contemporaneo, presenterà il libro “Pär Lagerkvist,un ospite della realtà” (Iperborea, Milano, 1998) moderato da Marco Viviani. L’ingresso è libero.

Spettacolo Arrigoni CremaIl secondo sarà sabato 27 aprile alle 21 con la Fondazione San Domenico di Crema per un corso di teatro tra formazione e giovani per “ICE – B –ERG” liberamente ispirato a “Il sorriso eterno” di Par Lagerkvist. L’ingresso è di 7 euro. L’evento è con Valentina Alloni, Martina Boldrighi, Pietro Boldrighi, Cristina Bellandi, Gabriele Cincinelli, Chiara Codibue, Alberto Dognini, Vittoria Gelati, Emanuele Gusmaroli, Nives Ladina, Claudia Locatelli, Filippo Mariani, Silene Rosin, Gugliemo Saerri, Beatrice Stabile, Margherita Tedoldi e Vittoria Zaniboni. Il corso di scenografia è diretto da Domenico Franchi dell’Accademia di Santa Giulia di Brescia.

In questo lungo racconto “Il sorriso eterno”, pubblicato a Stoccolma nel 1920, la sete quasi rabbiosa di Dio – che però spesso si arrende all’inerzia bruta della delusione – è alla base di tutta l’opera. La quale si articola in due momenti separati: e non solo come struttura narrativa, ma anche come respiro poetico-musicale. Si ha anzi l’impressione che la prima parte sia come un lungo, mormorante, quasi immobile prologo, in cui emergono e luccicano temi e immagini subito risucchiati nel buio. La seconda, al contrario, si mette in cammino quasi per un colpo di frusta e si allarga sempre più al ritmo di una marcia lentissima e corale. Il tutto inizia con la formula: ma non gioiosa e sussurrante come nella tradizione, bensì come l’incipit di un canto funebre”.

C’erano una volta alcuni morti che sedevano insieme, nell’oscurità; dove, non sapevano, forse, in nessun luogo”. I morti sono ridotti a pura voce. Monologando, i morti descrivono momenti della loro esistenza o il suo succo riassuntivo o il loro atteggiamento di fronte ad essa. Un abile costruttore di serrature è ancora affascinato, tragicamente, da quel colpo di fulmine che fu per lui l’improvvisa apparizione di una fanciulla, un uomo che ha trovato la sua felicità nell’anonimato di un lavoro più che umile (era addetto alla pulizia dei gabinetti) e ora, nell’eternità, si contenta di non essere nessuno e di ascoltare gli altri, un altro che racconta un suo sogno incubo, simile a una fiaba del terrore, dove una bonaria e obesa orchessa lo farà precipitare nella bestialità e distruzione… Finalmente come, con un topos che torna così spesso nelle favole, la marea umana vede brillare, lontano, lontano, un lumicino…