BRESCIA – Un tuffo al Liceo Brera, con “Giovani atleti raccontano”

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Come ogni domenica, torniamo ad incontrare alcuni sportivi che, attraverso “Giovani atleti raccontano“, stanno dando voce alla propria personale esperienza.

Proseguiamo con il basket, disciplina di cui ci stavamo occupando la scorsa domenica, e diamo la parola al secondo cestista del Liceo Brera, Davide Cappelletti, classe II A:

Davide Cappelletti
Davide Cappelletti

«La mia esperienza sportiva è iniziata all’età di cinque anni, praticando lo sport del nuoto, esperienza durata per circa un anno; ma, per quanto riesco a ricordare, il nuoto non mi è mai interessato più di tanto, forse perché era uno sport individuale e non di squadra.

Non lo so, so solo che finito il corso, che durava un anno, ho chiesto subito a mia mamma di poter cambiare sport e continuare con lo sport del calcio.

Questo sport l’ho praticato per circa sette anni e mi sono rimasti tantissimi bei ricordi, da quando facevamo allenamenti duri ma allo stesso tempo divertenti, a quando vincevamo le partite.

Io però ero dell’idea che questo sport non facesse per me, anche se a giocare ma la cavavo.

Un giorno mio padre, tornando dal lavoro, entrò in casa e mi chiese se avessi voluto provare a giocare a basket; io gli risposi di sì, ma non in modo convinto; allora, il giorno seguente, mi portò a fare gli allenamenti per provare e quando entrai negli spogliatoi fui accolto in modo caloroso dai miei compagni di squadra, tanto che mi pareva di conoscerli praticamente tutti. Dopo all’incirca due ore e mezza di allenamento, l’allenatore mi chiamò e mi chiese se avessi voluto continuare a giocare.

Questo segnò l’inizio di una nuova avventura.

L’allenamento che praticavo e che pratico tutt’oggi è composto da tre allenamenti a settimana più la partita al sabato; i primi due allenamenti della settimana vertono sulla preparazione atletica: trenta minuti di corsa e di allunghi, un’ora di passaggi, tiri e schemi che ci serviranno in partita; l’ultima ora è invece dedicata a noi, cioè facciamo una partitella. Invece l’ultimo allenamento , che si tiene il venerdì, è diverso perché ci prepariamo per la partita del giorno dopo, facendo solo schemi di gioco per riuscir a battere la difesa avversaria e per migliorare la nostra difesa.

Per me questo sport è ricco di emozioni, adrenalina, ma allo stesso tempo è necessario essere anche concentrati.

Dopo tutti questi anni ho trovato lo sport che fa per me e che mi dà tantissime soddisfazioni».

Tortuoso, insomma, il sentiero percorso da Cappelletti, che ha trovato la propria strada solo dopo aver interagito con altre discipline sportive, una delle quali è, come abbiamo letto, il nuoto.

Simile all’esperienza di Cappelletti è il vissuto di Canuto, che però ha trovato nel nuoto non il punto di partenza, ma la propria meta: dal nuoto al basket, il primo e dal basket al nuoto il secondo.

Valerio Canuto
Valerio Canuto

«Io ho iniziato a praticare sport quando avevo tre anni circa. Il primo sport che ho iniziato ad attuare – scrive Valerio Canuto – e che continuo a eseguire anche adesso, è il nuoto: quando sono nervoso mi sfogo, quando sono felice mi rilasso, se sono triste divento magicamente felice.

Il nuoto mi dà la possibilità di esprimermi quanto voglio e come voglio. Nuotare fa parte di me e nessuno m’impedirà di continuare a farlo.

Curioso è il fatto che inizialmente nuotare non mi piaceva, sia perché non ero molto esperto nel farlo, sia perché probabilmente non mi impegnavo a sufficienza in quello che facevo, perché pensavo di essere tecnicamente abile anche se di fatto non era così.

Tuttavia, dopo due anni circa, ho capito che questo sport, praticato con impegno, poteva darmi, oltre alla possibilità di esprimermi, la possibilità di conoscere tanta gente. Infatti adesso ho tanti amici nuotatori e non posso fare a meno di questo sport.

In passato ho praticato anche il tennis, la pallacanestro e la ginnastica artistica maschile: è stato abbastanza divertente, perché ho imparato molte cose e perché anche in queste occasioni ho conosciuto altre persone; ma, a un certo punto, questi sport hanno smesso di piacermi e di appassionarmi.

Posso dedurre che gli sport sono importantissimi per le persone, soprattutto per i giovani, perché è grazie a questi che noi stringiamo relazioni con esse, ci sfoghiamo, ci rilassiamo e ci esprimiamo in qualsiasi modo».

Immergiamoci ora tra le parole di un’altra nuotatrice, Marta Bettenzana:«Ho cominciato a nuotare da piccola quando, mentre partecipavo a un corso di nuoto, un allenatore mi chiese se avevo voglia di iniziare a entrare in preagonistica: avevo sei anni.

 

Marta Bettenzana
Marta Bettenzana

Accettai volentieri e quindi iniziai una nuova esperienza imparando anche il significato di competizione. Dopo circa due anni finalmente sono passata da livello preagonistico a quello agonistico e, all’età di nove-dieci anni mi qualificai ai regionali, facendo il mio record nei 100 sl. Dopo alcuni anni, avendo avuto problemi con gli amici e soprattutto con il mio allenatore, presi la decisione di cambiare squadra.

Feci dei provini nella squadra di travagliato, “G.A.M team”, e lì accettarono la mia richiesta di entrare in squadra.

Dopo circa un anno io e delle mie amiche siamo riuscite a qualificarci per gli italiani, sia invernali che estivi, con la staffetta 4×100 sl.

La partecipazione ai nazionali è stata un’esperienza fantastica: l’aver saputo di essermi qualificata e quindi dover gareggiare allo stadio olimpico del nuoto di Roma mi rese molto felice. Era la prima volta che sentivo il mio cuore “battere a mille”.

Diciamo che mi sento una ragazza fortunata perché sì, è vero, il mio sport richiede un grande impegno dato che mi alleno due ore ogni giorno compresa la domenica, quando ho delle gare, ma devo dire che mi ha cambiata molto: prima ero una ragazza timida, abbastanza chiusa e poco coraggiosa, invece grazie al mio sport sono diventata una ragazza molto estroversa, direi molto aperta.

Il nuoto mi ha resa anche più sicura di me, mi ha insegnato che non bisogna mai arrendersi al primo ostacolo, ma anzi cercare di superarlo anche con la difficoltà.

Credo che il nuoto sia la mia seconda casa, dove pormi i miei obiettivi e raggiungerli».