MILANO – Programma Interreg Ita-Svi, la tecnologia al servizio delle Alpi

0

Il 2013 vedrà concludersi il progetto Piattaforma tecnologica alpina (Pta), sviluppato dalle Regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, dalla Provincia autonoma di Bolzano e dal Canton Ticino nell’ambito del Programma Interreg Italia-Svizzera 2007-13. Il progetto offre un ampio spazio virtuale, garantito da diversi server collegati tra loro e localizzati in diversi punti del territorio transfrontaliero dove istituzioni, aziende e cittadini possano condividere informazioni, monitorare merci e trasporti e promuovere la gestione integrata di servizi di pubblica utilità. La piattaforma tecnologica alpina prevedeva sei azioni principali che sono state realizzate dai partner di progetto e che toccano vari ambiti: lo studio della compatibilità normativa e tecnologica nel settore Ict (informazione) e Tlc (telecomunicazione), la realizzazione di una piattaforma tecnologica virtualizzata, nonché la messa a punto di una cartografia digitale comune.

Accanto a queste azioni, già completate e contraddistinte da sofisticati aspetti tecnologici e informatici, l’azione 6 – non ancora conclusa, ma giunta alle battute finali – ha un risvolto pratico di grande interesse, legato al poter seguire e controllare veicoli in movimento, nell’ambito della tutela dell’ambiente. Di seguito una breve panoramica delle azioni più significative. Compatibilità normativa e tecnologica Una delle azioni principali è consistita in un’analisi capillare delle compatibilità tecnologiche tra i sistemi Itc e Ict transfrontalieri sia dal pu nto di vista delle soluzioni adottate, sia dal punto di vista delle diverse normative vigenti. Si sono evidenziati i punti in comune che favoriscono la comunicazione di informazioni tra le due nazioni e le difficoltà che potrebbero costituire elemento di ostacolo anche nello sviluppo di infrastrutture transfrontaliere: sono state poi redatte una serie di best practices per agevolare l’integrazione e facilitare la comunicazione tra le regioni di confine. Nello specifico sono stati analizzati i seguenti aspetti: piattaforme hardware utilizzate, sistemi di telecomunicazione, software e modalità di stoccaggio dei dati, sicurezza di quest’ultimi e analisi del sistema Webgis.

PtaIl lavoro svolto si è basato su numerosi questionari, sopralluoghi e colloqui con i responsabili Ict e Tlc delle rispettive regioni transfrontaliere ed è stato riportato nei documenti disponib ili al pubblico presso il portale della Piattaforma tecnologica alpina. Queste le aree tematiche ritenute particolarmente rilevanti per una efficace integrazione tra le regioni considerate:

– hardware (i dispositivi installati e i criteri di acquisizione);
– sistemi Tlc (sistemi impiegati e normative per trasmissioni radio);
– software e codifiche dati (scelte adottate e criteri di acquisizione);
– sicurezza Ict (criteri di autenticazione e cifratura dei dati);
– compatibilità webgis.

La necessità di fornire servizi di tipo transfrontaliero non può essere soddisfatta se non tramite la predisposizione di una piattaforma tecnologica comune e abilitante alla diffusione di informazioni e servizi telematici riguar danti i territori dei partner di progetto e, più in generale, l’intero arco alpino. Con questa premessa, questa piattaforma è stata messa a punto e installata nei centri servizi dei partner ed è utilizzabile sia da parte di professionisti di settore che naturalmente dai partner di progetto. L’azione utilizza dunque un’infrastruttura di virtualizzazione come piattaforma comune per le applicazioni e per i servizi del progetto strategico; su questa ogni partner può installare la propria applicazione, secondo il proprio modello, oppure, nel caso di applicazioni già disponibili, installare direttamente queste ultime. In molti progetti transfrontalieri si è presentata l’esigenza di produrre carte che rappresentino l’intero territorio dei partner. Questa necessità è certamente d’attualit&a grave; quando si trattano temi turistici, ambientali, di mobilità o dei trasporti.

Le esperienze passate hanno mostrato come, nella maggioranza dei casi, il problema si risolva mettendo a fattore comune i dati cartografici disponibili presso le singole regioni, orientandosi solitamente verso la realizzazione di una cartografia che copra tutto il territorio di interesse, integrando e aggregando i dati di partenza. Il passo successivo è la condivisione di questa banca dati rendendola disponibile per via telematica, principalmente attraverso internet. Chi ha avuto modo di cimentarsi in questi progetti conosce bene le difficoltà correlate alla possibilità di pervenire a una base cartografica comune e non appena raggiunto il risultato, immediatamente ci si trovi di fronte ai problemi tecnici e gestionali. Infatti, da un lato ci si accorge ben presto che la rappresentazione cartografica richiede una velocità di aggiornamento necessariamente pari a quella dell’evoluzione del territorio cui si riferisce, dall’altro vi è la necessità di archiviare il patrimonio cartografico comune presso uno dei partner che ne curerà anche la diffusione e questo può generare problemi di varia natura, compresi quelli derivanti dalla normativa per la tutela dei diritti d’autore. Questa azione ha risolto i problemi citati con l’introduzione di una base cartografica che risponde a tre criteri: deve essere federata, condivisa e accessibile.

Federata in modo che ogni regione offra i propri dati cartografici in modo da consentire la “ricostruzione” della cartografia dell’intero territorio da parte di ciascun partner e con modalità che permettano di disporne liberamente almeno per i progetti in comune (per superare i vincoli derivanti dai diritti di autore). Condivisa perché ogni partner si riconosce nei propri dati e ne garantisce la coerenza con le caratteristiche definite in maniera congiunta. Accessibile in quanto ogni partner fornisce l’accesso ai suoi dati e, reciprocamente, ha accesso ai dati dei partner attraverso servizi webgis rispondenti a un’architettura e a un progetto condiviso. Il rilevamento dei flussi di mobilità Tra le azioni di maggiore interesse per la sua strategicità in ambito transfrontaliero vi è l’implementazione e lo sviluppo di un sistema di precisione open source per il rilevamento dei flussi di mobilità. È appunto in questo contesto che si inserisce una sperimentazione con 70 mezzi del Corpo forestale della Valle d’Aosta e una con 14 camion per il trasporto dei rifiuti in “Lista verde” (i rifiuti non pericolosi destinati al recupero). Il requisito principale che ha guidato lo sviluppo di questa importante azione progettuale è stato la necessità di istituire una rete informativa completa e ramificata che conglobasse i sistemi già esistenti e aggiungesse a questi ulteriori informazioni oggi non disponibili.

Inoltre, il sistema proposto e in fase di sperimentazione in Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia permette di ridurre il costo delle infrastrutture da installare sia a bordo dei veicoli sia lungo le strade da monitorare e controllare. A questo scopo si sono impiegati protocolli di comunicazione standardizzati ed economici con cui i sistemi possano colloquiare tra di loro. Questo per evitare lo svantaggio dell’uso di protocolli proprietari non standardizzati che richiedono licenze di utilizzo e costi di accensione, aggiornamento e gestione non trascurabili. Anzitutto, si è pensato di monitorare settanta veicoli del Corpo forestale della Valle d’Aosta: questa sperimentazione è davvero importante se si pensa al ruolo chiave che svolge l’Ente nella gestione di emergenze come gli incendi boschivi e, in generale, nella difesa del patrimonio agroforestale e nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e dell’ecosistema, nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica e nel controllo del territorio (in questi ambiti svolge attività di polizia giudiziaria ed è una struttura operativa nazionale di Protezione civile).

Per svolgere compiti delicati e importanti come quelli descritti e agire tempestivamente e in modo efficace in un territorio vasto e complesso come quello alpino è fondamentale conoscere in tempo reale la dislocazione spaziale dell’intera flotta di veicoli, per richiamare quelli pi&ugrav e; prossimi alla situazione di emergenza e prestare gli opportuni soccorsi. Inoltre, conoscendo la posizione di ogni mezzo, si possono ottimizzare i viaggi a vantaggio dei cittadini (che vedranno ridurre i costi per gli spostamenti) e dell’ambiente (riduzione di emissioni di CO2). Inoltre, accanto all’esperimento con il Corpo forestale, saranno monitorati anche 14 camion (motrice + rimorchio) appartenenti a due diverse compagnie di autotrasporti con sede rispettivamente in Veneto e in Lombardia che effettuano il trasporto di rifiuti destinati al recupero. Anche in questo caso, il controllo della posizione dei mezzi permette, oltre al controllo del materiale trasportato, di migliorare la perfomance delle flotte e di ottimizzare viaggi e percorsi. In sintesi, la Pta realizzata anche grazie all’expertise maturata dai partner lombardi – che fanno da c apofila tecnico-scientifico all’iniziativa – ha permesso di raggiungere alcuni risultati significativi quali:

– l’analisi dei punti di debolezza in ambito Ict nei territori coinvolti dal progetto;
– lo sviluppo di una piattaforma informatica virtualizzata in grado di ospitare e diffondere servizi telematici fruibili sia da professionisti
abilitati sia da utenti partner di progetto;
– la realizzazione di una base cartografica federata, condivisa e accessibile;
– la messa a punto di un innovativo sistema di precisione open source per il rilevamento dei flussi di mobilità.