BRESCIA – Liceo Brera: un canestro speciale per Lorenzo Cominelli (2A)

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E’ davvero un canestro speciale quello che ha avvicinato Lorenzo Cominelli, classe II A, al basket.

Ma lasciamo che sia il cestista stesso a narrare la propria storia, per “Giovano atleti raccontano“.

Lorenzo Cominelli
Lorenzo Cominelli

«Grazie nonno.

Inizio la mia intervista ringraziando mio nonno perché, se non ci fosse stato lui, non sarei mai entrato in un campo da basket.

Avevo tre anni, ed un sacchetto di arance vuoto con un filo di ferro erano appesi al muro per formare un canestro: quel canestro l’aveva creato mio nonno.

Aveva la passione per il basket, voleva tramandarla a qualcuno e quel qualcuno ero io; mi ha insegnato a prendere in mano la palla e buttarla dentro quel cesto.

Dopo pochi mesi i miei genitori, vedendo che quello sport mi piaceva, mi comprarono un canestro vero ed iniziai a giocare; ogni istante della giornata ero davanti al canestro per cercare di mettere la palla dentro.

L’anno dopo mi iscrissero ad una società sportiva di basket:”Real Basket”. Ero davvero esaltato all’idea di giocare con bambini come me. Durante gli allenamenti non sbagliavo un colpo e diventai sempre più bravo.

Arrivai all’età di otto anni ed era tutto perfetto; ero forte e inarrestabile, ma qualcosa fece crollare tutta quella perfezione: mio nonno si ammalò.

Ero debole, non sapevo più che fare, il vecchio Lorenzo inarrestabile l’avevano fermato e messo K.O. . Il vero K.O. arrivò dopo pochi giorni: mio nonno morì.

Non riuscivo ad uscire di casa ed andare ad allenamento, non volevo più mangiare o giocare, restavo solo, nel letto.

Ogni tanto mi passava per la mente quello che mi aveva detto mio nonno prima di morire: “Restare sempre della tua idea non è mai sbagliato, sii te stesso, segui i sogni e realizzali. Nessuno può fermarti”.

Da un giorno all’altro tornai il Lorenzo inarrestabile e sicuro di sé e continuai il mio sogno di diventare giocatore professionista di basket.

Cambiai diverse squadre, una di queste fu la selezione provinciale del “New Best Basket”, con la quale vinsi il campionato.

L’anno successivo ritornai per un periodo al “Real Basket” e mi ritrovai a giocare con i compagni d’infanzia. Nella seconda metà del campionato ripassai al “Best Basket” e feci nuove conoscenze. Io e questi nuovi compagni di squadra fummo invitati ad un torneo nazionale a Ravenna, dove purtroppo arrivammo penultimi perché le altre squadre erano troppo forti e non c’era competizione.

Nell’anno stesso, arrivammo secondi in campionato.

Nel 2011 restai nel “Best Basket” e si ripeté la stessa storia dell’anno precedente: secondi nel campionato, sconfitti sempre dalla stessa squadra.

L’inizio di quest’anno è stato complicato perché non sapevo in che squadra poter giocare: le prime settimane giocai nel “Gavardo Basket”, una settimana dopo ritornai alla “New Best Basket” e la settimana successiva giocai nella squadra d’infanzia: il “Real Basket”. Finalmente mi stabilizzai a Rezzato; “Rezzato Basket 82” under 17 era considerata una squadra principiante e con poche speranze di successo, ma io, che ora sono considerato uno di loro, posso negare tutto: siamo una squadra tecnica e veloce, e per ora in campionato siamo secondi.

Anche quest’anno ho incontrato nuovi compagni e stretto amicizia.

Grazie al basket ho conosciuto molte persone e consolidato amicizie d’infanzia: con loro mi diverto e posso essere me stesso.

Se sto tutt’ora facendo questo devo ringraziare mio nonno, e continuerò sempre a ringraziarlo.

Cominelli

Il canestro che si può vedere in fotografia è quello che hai creato tu, nonno. Lì all’interno c’è una palla, non la si nota molto, ma quella è la palla con cui giocavamo io e te, quella palla che ci faceva divertire, quella palla che tu toccavi con le stesse mani che mi abbracciavano.

Mi hai insegnato tu questo sport ed io lo sto portando avanti con te, sempre nel cuore.

Anche se non ti vedo da otto anni il mio ricordo di te è vivissimo e sembrava ieri che sbagliavi i canestri per farmi vincere.

Ogni volta che entro in campo qualcuno mi tiene la mano e so che sei tu, so che sei tu che mi fai fare canestro, so che sei tu che mi dai la forza di giocare e di andare avanti in qualsiasi cosa.. Soprattutto so che i canestri lì in paradiso li hai creati tu».