CASTEL MELLA – Il sindaco replica alla tv sulla fobia del caso Pcb Caffaro

0

Il Sindaco di Castel Mella Marco Franzini ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni in merito alla “questione PCB” recentemente sollevata da alcuni organi di stampa.

“Molti cittadini si sono allarmati assistendo alla trasmissione “Presa Diretta” del 31/3 e chiedono spiegazioni in merito al problema dell’inquinamento della Caffaro, giustamente sollevato dai giornalisti della trasmissione dal momento che interessa quartieri di Brescia densamente abitati ove si riscontrano livelli altissimi di concentrazione dell’inquinante.

IMG_3310Ma se è bene sollevare problemi trascurati e scuotere dall’inerzia, è però inaccettabile che si getti nel panico la popolazione con informazioni che una trasmissione televisiva necessariamente può dare in modo sommario e, nel caso di Castel Mella, in modo impreciso, anche perché nessun giornalista si è mai rivolto in comune né ha parlato con gli amministratori di Castel Mella.

Inerzia che può essere anche dettata dal fatto che la legge in Italia è diversa da quella degli USA, dove chi inquina è costretto a risarcire e bonificare, mentre da noi passano gli anni, non si trovano mai i responsabili e intanto non solo l’inquinamento rimane, ma peggiora a causa del degrado della fatiscenza degli impianti e del diffondersi degli inquinanti attraverso le acque e l’aria.

Nel caso della Caffaro infatti la mancanza di misure e di interventi ha fatto sì che il PCB nel corso degli anni si sia diffuso al di fuori dell’area critica trasportato dalle acque superficiali utilizzate per irrigazione. Per questo le aree interessate dalle rogge inquinate da PCB risultano essere il quartiere Chiesanuova a Brescia, le aree a sud dell’autostrada sulla sponda sinistra orografica del Mella fino a raggiungere il territorio di Castel Mella in una zona delimitata dalla tangenziale sud (Fornaci) e da Viale Caduti per proseguire poi verso Colorne fino a Capriano. Questo perché in quest’area scorre la roggia Sorbanella che capta le acque da un altro corso d’acqua proveniente dalla zona di via Milano.

Perciò le aree di Castel Mella sulla destra del fiume, cioè l’area che va da Roncadelle al centro del paese, stando alle attuali indagini, non risulta inquinata dal PCB della Caffaro.”

Il sindaco illustra quindi una breve cronistoria del PCB a Castel Mella :

“Nel 2005 l’ASL di Brescia comunica al Comune di Castel Mella che “Alcuni mesi addietro, in concomitanza dello svolgimento di analoghe analisi nell’ambito del comune di Brescia, fu deciso di allargare in direzione sud l’ambito territoriale d’indagine …” e prosegue: “i motivi di questa decisione erano da attribuirsi al passaggio in questa zona sita, in contiguità, immediatamente a sud del territorio di Brescia delle rogge, che, più a Nord, avevano veicolato gl’inquinanti fuoriusciti negli anni con scarichi industriali e poi dispersi sui terreni agricoli raggiunti dall’acqua impiegata a scopi irrigui.”

A seguito di questa segnalazione l’amministrazione comunale di Castel Mella emana un’ordinanza sindacale nella quale si dispone il divieto di coltivazione di ortaggi, l’allevamento libero di polli e il consumo di uova nella zona che va dal confine nord con Brescia (Zona industriale di Fornaci) fino a Viale Caduti. Nel 2007 un’altra ordinanza estende i divieti a tutta la zona di Colorne fino al confine con Capriano.

Le ordinanze furono pubblicizzate con distribuzione capillare nelle zone interessate e sono tuttora in vigore; Le coltivazioni come il mais sono permesse in quanto non risulta che assorbano PCB dal terreno.

Nel 2007 l’ASL a seguito di una campagna di monitoraggio eseguita dall’ARPA nella zona di Castel Mella interessata dall’inquinamento richiede che vengano compiuti più estesi controlli.

Un anno dopo il comune di Castel Mella richiede ad ARPA un’indagine puntuale del territorio interessato. A seguito di un preventivo di 71.000 euro presentato dall’ARPA, il Comune richiede un finanziamento all’Ufficio bonifica aree contaminate della regione Lombardia. La richiesta non viene accolta.
Al giorno d’oggi le ordinanze citate continuano a valere, inoltre per ogni intervento da parte di privati nelle aree in questione il comune richiede sempre l’analisi puntuale del terreno certificata dall’ARPA in modo che materiali inquinati non vengano dispersi.

Il rapporto con ARPA e ASL è continuo e collaborativo e perciò saremo informati di ogni novità rispetto alla situazione nota, che non verrà certamente nascosta e per quanto possibile affrontata come già avviene per altre situazioni presenti sul nostro territorio.”