BRESCIA – Caso Caffaro, parla la Cgil: “Serve un piano di bonifiche”

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La trasmissione televisiva “Presa Diretta” di Riccardo Iacona andata in onda domenica sera ha ridato attenzione e visibilità alla vicenda Caffaro. La gravità di questa situazione – si legge in una nota diffusa dalla Cgil di Brescia – è nota da anni, ma a lungo è stata sottovalutata. Ben venga quindi una trasmissione televisiva che, pur con tutti i suoi limiti, ha riportato attenzione sulla questione. Nella piattaforma per lo sciopero generale territoriale del 18 aprile che abbiamo promosso come Cgil di Brescia, declinando a livello locale il Piano per il Lavoro promosso dalla Cgil nazionale, uno dei punti principali pone proprio l’urgenza di un piano strategico per le bonifiche a livello provinciale.

Esterno della ditta Caffaro
Esterno della ditta Caffaro

Ricordiamo questo per ribadire e sottolineare che in una realtà come quella bresciana il risanamento ambientale è un tema centrale. Brescia è una provincia dalle molteplici fonti di forte inquinamento dove l’area Caffaro, rimasta sito di interesse nazionale dopo il recente declassamento “unilaterale” da parte del Ministero dell’Ambiente di ben 18 aree a siti di interesse regionale, rimane quella che desta maggiore allarme per la sua vastità e per la mancata attuazione della bonifica in tanti anni di accertato inquinamento e di rischio di diffusione.

Il sentire, come è capitato anche in queste ore, che l’incidenza di certe tipologie di tumori nell’area Caffaro è uguale a quella che si riscontra in provincia non ci tranquillizza – continua la nota – ma conferma le nostre preoccupazioni. Rispetto alla Caffaro, ma non solo, si evoca spesso la mancanza di fondi e risorse per il risanamento. Tali argomentazioni non ci convincono, intanto perché le risorse finanziarie a suo tempo sono state assegnate, ma soprattutto, non ci convince una discussione tutta centrata sui costi, che non si prospetta la destinazione d’uso delle aree bonificate e non valuta il guadagno della loro rimessa a reddito.

Senza contare, e questo per noi è fondamentale, alle ricadute occupazionali (e quindi anche in termini di benefici economici) che tali interventi avrebbero. Le politiche di risanamento ambientale non sono un costo, ma rappresentano tasselli importanti per la qualità della vita, presente e futura, del contesto che ci ospita e della sua economia. Anche a causa del minor consumo idrico per uso industriale, assistiamo a un innalzamento delle falde acquifere, con il risultato di renderle più esposte all’inquinamento dei terreni. La questione è stringente nell’area Caffaro, ma non solo. Esiste il problema di acque inquinate (il Mella su tutti) che arrivano a valle che si diramano sul territorio di pianura attraverso le rogge.

Per questo nella piattaforma chiediamo che l’amministrazione del Comune di Brescia si faccia parte attiva per l’avvio di un confronto che coinvolga i Comuni della provincia interessati alla presenza di aree inquinate e di situazioni a rischio per la definizione di un piano strategico di bonifica, definendone priorità e programma di intervento e individuando fonti di finanziamento, sapendo che il problema non è solo cittadino. È necessario rivendicare l’erogazione delle risorse finanziarie già destinate alla bonifica del sito di interesse nazionale Caffaro e pretendere un rendiconto in chiaro della loro gestione e di come vengono spese. Non è ammissibile che a oggi soltanto 1 milione di euro sia stato destinato alla bonifica e non si abbia traccia dei restanti 5,7 milioni di euro trasferiti in Lombardia dal Ministero dell’Ambiente (ben pochi, peraltro, rispetto a quanto servirebbe).

A questo proposito – si legge ancora nella nota – chiediamo che la Regione chiarisca intervento per il risanamento di aree agricole in area Caffaro affidato all’Ersaf, tempi e obiettivi, e sistemi di controllo e verifica dei risultati. Chiediamo inoltre all’Asl la massima trasparenza e la diffusione dei dati sulle indagini epidemiologiche sugli effetti dell’inquinamento nel sito di interesse nazionale Caffaro, previste dall’accordo di programma del 2009. Partire dalla Caffaro quindi, ma iniziare a promuovere un piano strategico delle bonifiche sul territorio che individui priorità, interventi e dia un futuro anche occupazionale al nostro territorio. Bonifiche che stanno all’interno di una politica industriale (che punti sull’innovazione e sviluppo di componenti adeguati) e di un piano integrato di gestione dei rifiuti, a partire dalla dotazione di impianti di depurazione e recupero delle acque reflue, principalmente da parte di quei Comuni che, a monte della città, ne sono tuttora privi.

Tutela del territorio, efficienza energetica, bonifiche dei terreni e gestione intelligenti dei rifiuti (urbani e industriali), depurazione e collettamento delle acque stanno all’interno di un modo nuovo di interpretare lo sviluppo della nostra provincia in contrasto alla grave crisi economica occupazionale. Imboccarla protrebbe fare chiarezza su impedimenti e limiti delle politiche di sviluppo fin qui perseguite – termina la nota – troppo spesso in un Paese come il nostro che resta fra quelli più ricchi del mondo, impropriamente addebitati alla mancanza di risorse finanziarie. Lo sciopero di giovedì 18 aprile pretende che si persegua questa direzione con maggiore convinzione. Con il contributo di tutti, ognuno per la sua parte di responsabilità.