PREVALLE – Caso Tanghetti: smontata l’accusa di riduzione in schiavitù

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Dopo mesi di indagini, il processo che vede seduta sul banco degli imputati Tersilla Tanghetti è approdato all’udienza preliminare, che si è conclusa con sentenza di non luogo a procedere.

Nessun rinvio a giudizio per l’accusa di riduzione in schiavitù, giacché gli elementi raccolti dalla Procura sono stati considerati dal gup del Tribunale di Brescia Francesco Nappo non sufficienti per legittimare l’instaurazione di un giudizio. In modo particolare il magistrato li ha definiti contraddittori.

Prevalle tanghetti
Tersilla Tanghetti

Il legale della donna, l’avvocato Guglielmo Gulotta, ha parlato dell’indagine a carico della sua assistita nei termini di un’ingiustizia perpetrata ai danni di chi ha sempre aiutato il prossimo senza mai pretendere nulla in cambio. L’ha definita come un’accusa montata e s’è detto sicuro del fatto che le stesse sorti processuali toccheranno anche al procedimento che vede come indagata la donna, fondatrice dell’associazione ‘Sergio Minelli’, e alcuni suoi collaboratori per sequestro di persona e associazione a delinquere finalizzata ai maltrattamenti. La prima udienza del processo, che ha già oltrepassato il filtro dell’udienza preliminare, è fissata per il 2 luglio.

Tersilla Taghetti ha commentato il non luogo a procedere come motivo di sollievo. Ma per i legali delle parti civili, una trentina in totale per un risarcimento globale del danno di circa 16 milioni di euro, è presto per mettere alla vicenda la parola fine: l’avvocato Concetta Delle Donne, che ha assistito l’unica parte civile non contumace, ha già annunciato la sua volontà, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, di presentare ricorso in Cassazione, ritenendo sussistenti vizi di legittimità e in modo particolare vizi sia di natura procedurale che di natura sostanziale.