BRESCIA – La spending review non ferma Breno e Salò sul giudice di pace

0

Il governo dei tecnici ha imposto numerosi tagli con la spending review e a rischiare di lasciarci le penne ci sono anche numerosi uffici del Giudice di Pace. Nella Provincia di Brescia a rischiare di chiudere sono numerosi uffici: quello di Breno, Chiari, Gardone Val Trompia, Iseo, Lonato del Garda, Montichiari, Orzinuovi, Rovato, Verolanuova e Salò.

Salò e Breno GdPIl ministero della Giustizia ha dato tempo agli enti locali fino al 29 aprile per decidere se chiudere o meno le sedi del Giudice di Pace: ove i Comuni decidano di mantenerle in vita, tuttavia, dovranno accollarsi i relativi costi e, visto il periodo attuale di crisi economica, questa possibilità diventa un’occasione difficile da sfruttare. In modo particolare, il ministero si impegnerà a sostenere i costi dei magistrati onorari e quelli relativi alla formazione iniziate del personale amministrativo, ma tutte le altre spese, come quelle di manutenzione, di cancelleria e degli stipendi, dovranno essere sostenute dalle amministrazioni locali.

Il Comune di Chiari ha chiesto uno spostamento del termine del 29 aprile per poter meglio ponderare la propria decisione, mentre i Comuni di Orzinuovi, Montichiari, Lonato del Garda, Iseo, Verolanuova e Rovato non intendono chiedere la prosecuzione del servizio, troppo costoso in un periodo di ristrettezze economiche come quello attuale.

In controtendenza, invece, i Comuni di Breno e Salò, che non intendono perdere un servizio fondamentale per i cittadini quale quello offerto dagli uffici del Giudice di Pace. In modo particolare, il sindaco di Breno Sandro Farisoglio si è detto disponibile a farsi carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia, mentre il sindaco di Salò Barbara Botti, dal suo canto, sta organizzando un assemblea tra 37 Comuni per trovare il modo di far fronte alle spese necessarie per mantenere l’ufficio, pur dichiarandosi disponibile ad un suo eventuale spostamento in Valsabbia o nell’Alto Garda.

Ancora in dubbio la decisione del sindaco di Gardone Valtrompia, Michele Gussago, che ha chiesto alla Comunità montana un coordinamento fra le varie amministrazioni interessate, in quanto un’unione fra i Comuni consentirebbe di far fronte alle spese necessarie per mantenere in vita il servizio. La richiesta, tuttavia, non ha ancora avuto seguito.