ALTO GARDA – Comunità montana: area non idonea a ospitare cinghiali

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L’allarme cinghiali nell’Alto Garda, animali non autoctoni in quel territorio, è stato lanciato ormai da tempo; i cittadini protestano e manifestano per denunciare i disagi che quotidianamente si vedono costretti a sopportare e qualcuno ha proposto l’istituzione di un’Unità di Crisi presso l’ufficio Agricoltura del Parco.

Nell’Alto Garda, infatti, si concentra quasi la metà della popolazione di cinghiali ufficialmente censita in Provincia, circa 460 esemplari sugli 870 contati nel bresciano. Un dato preoccupante, insomma.

Garda cinghialiLa Comunità montana ha quindi deciso di correre ai ripari: nei giorni scorsi ha chiesto alla Regione, che sta pianificando la gestione faunistica e venatoria del cinghiale nel territorio lombardo, che il territorio del Parco dell’Alto Garda venisse classificato come ‘non idoneo’ alla presenza del cinghiale. In altra parole, ha chiesto che l’Alto Garda venisse ufficialmente dichiarato come territorio il cui la presenza del cinghiale non presenta tratti di compatibilità con le attività agricole che lì si svolgono, né con l’esigenza di tutelare l’ambiente. Se tale richiesta venisse accolta, lo strumento della caccia al cinghiale non sarebbe più sufficiente per risolvere il problema, ma si dovrebbe ricorrere ad appositi piani di contenimento.

Il presidente della Comunità montana, Davide Pace, ha infatti spiegato come la presenza del territorio dei cinghiali finisca col vanificare gli sforzi fatti nella direzione della conservazione e del miglioramento degli ecosistemi. Inoltre, il fenomeno dell’espansione del cinghiale ha cagionato danni anche all’economia rurale, alle coltivazioni agricole ed agli ambienti naturali, oltre a porre problematiche in materia di sicurezza. Questo è quanto emerge dalla delibera.

Nell’attesa della parola della Regione, la Lega Nord ha già espresso la sua bocciando la delibera ed anche Sel ha manifestato perplessità. Fabio Rolfi, il vicesindaco del comune di Brescia, nonché coordinatore provinciale del Carroccio e neo eletto consigliere regionale, ha definito la delibera ‘totalmente sbagliata’ e ‘controproducente’, giacché dal suo punto di vista dichiarare il territorio dell’Alto Garda come non idoneo alla presenza dei cinghiali significherebbe penalizzare i cacciatori e l’attività venatoria in genere. Secondo Rolfi, nel 2012 sono stati 450 animali prelevati nell’Alto Garda, più di 400 sono stata abbattuti col sistema della braccata. L’esponente della Lega, dunque, propone di risolvere il problema cinghiali incoraggiando le operazioni di contenimento, valorizzando così la caccia ed il suo indotto. Il tutto affiancato da un percorso legislativo che lavorizzi la produzione di carne di cinghiale nell’Alto Garda.