L’orizzonte della politica e quello della gente

0

Un amico innominabile sceso a Roma da tempo mi suggerisce uno scenario inquietante. Dopo i balletti indegni dal giorno delle elezioni in avanti, nascosti dall’evento mediatico più importante degli ultimi anni, la downloadsostituzione di un papa, i politici nostrani sembrano vicini ad una soluzione riguardante la formazione del nuovo governo.

Qualche voto – per le presidenze di Camera e Senato – Bersani lo ha raccolto dai grillini. Qualche voto parrebbe essere pronto a raccoglierlo dalla Lega per la fiducia al Senato e il gioco potrebbe essere fatto. Nella miglior tradizione del bizantinismo italico e sotto la pressione dell’Europa che ha fatto sapere a più riprese che è ora di andare avanti.

E con l’orizzonte non rivolto ai problemi del paese ma al totale isolamento  – se non l’annientamento – di Silvio Berlusconi. Perché è chiaro come il sole che – se anche la Lega vota la fiducia – lo farà anche sobrioMonti. E per il Cav, a quel punto, si aprono le porte di fine corsa, forse anche quelle del carcere.

Fantapolitica? Vedremo.

Certo è che siamo lontani anni luce da una società veramente liberale, nella quale il gioco politico si manifesta nella più libera e totale alternanza delle parti politiche alla guida del paese senza che nessuno gridi all’attentato democratico se vince l’avversario.

Avete presente – che so – l’Inghilterra, gli USA, la Svizzera? Certo lì parliamo di paesi civili. Da noi parliamo di allarme democratico continuo. Da Berlusconi a Grillo chiunque è un pericolo. Il problema vero è che tutti loro messi insieme sono un pericolo per noi, sia che ognuno di noi abbia un’impresa o un lavoro dipendente.

Siamo senza governo da un mese e come sempre funziona tutto alla perfezione: la gente lavora, le imprese consegnano e non siamo stati travolti – per il momento – da alcuno tzunami finanziario. La politica – nel frattempo – cazzeggia. Forse la lezione delle elezioni non l’hanno ancora capita. Intanto i dati su chiusure di attività grandi e piccole sono impressionanti e la gente consuma sempre meno mentre la disoccupazione soprattutto giovanile aumenta a vista d’occhio.

Da sola la società civile non ce la può fare.