BRESCIA – Bonus Bebè, ricorso della Loggia dopo 7a bocciatura?

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La lunga vicenda del “Bonus Bebè” arriva al capolinea…con un “ma”: entro il 6 aprile il Comune di Brescia potrebbe presentare il nuovo ricorso dopo aver ricevuto da parte del Tribunale del Lavoro cittadino la settima bocciatura in data 10 gennaio 2013. L’appello di Damiano Galletti, segretario della Camera del Lavoro di Brescia è che: “Il sindaco e la giunta mettano definitivamente fine a questa lunga e inutile battaglia, che ha portato il comune, e quindi i cittadini contribuenti, a sborsare una cifra pari a 60.000 euro che si sarebbero potuti benissimo risparmiare fermandosi dopo due giudizi in tribunale. In questo periodo di austerity ci appelliamo alla coscienza della giunta, e anche dei cittadini, affinché non vada sprecato altro denaro pubblico”. Denaro che, inoltre, il comune avrebbe potuto risparmiare se avesse fin da subito deciso di “affidarsi all’Avvocatura Comunale invece di incaricare un legale esterno e quindi a pagamento”.

L’iter giudiziario legato al “Bonus Bebè” è stato tortuoso: in una prima fase i quattro soggetti stranieri e le due associazioni ottennero l’accoglimento del ricorso (cfr. ordinanza del 26.01.09 confermata dall’ordinanza del  20.02.2009);  il Comune decise quindi di revocare il beneficio a tutti motivando proprio con l’impossibilità di perseguire quella finalità di aiuto ai soli cittadini italiani che si era inizialmente proposto. E’ stato quindi convenuto in giudizio nuovamente dagli stessi soggetti ai sensi dell’art. 4bis Dlgs 215/03 (che vieta i comportamenti ritorsivi) e si è visto condannare a ripristinare il bonus bebè per tutti, italiani e stranieri, in applicazione del divieto (previsto da detto art. 4bis) di arrecare a chiunque un pregiudizio quale conseguenza di una azione giudiziaria intrapresa a tutela della parità di trattamento. Il Comune ha proposto reclamo sia alla Corte d’Appello (che lo ha rigettato perché non competente) sia al Tribunale (che lo ha rigettato perché infondato).

Conf stampa bonus bebè BsA questo punto  il Comune ha introdotto il giudizio di merito relativamente al secondo giudizio (il primo si è quindi definitivamente chiuso con l’accertamento che l’esclusione degli stranieri era illegittima e discriminatoria). Il giudizio di merito sarebbe il giudizio “definitivo” rispetto a quello iniziale che, benchè composto a sua volta da due gradi, è solo provvisorio: E’ così iniziata una nuova causa che il Comune di Brescia ha introdotto presso la sezione civile ordinaria del Tribunale. Nell’ambito di tale giudizio, ha proposto regolamento di giurisdizione chiedendo alla Cassazione di annullare l’intero procedimento e di dichiarare che il giudice abilitato a conoscere della vicenda era il giudice amministrativo e non quello civile. La Cassazione ha deciso con ordinanza 3670 del 15.2.2011 respingendo il ricorso e dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario . Il processo è dunque ripreso presso il Tribunale di Brescia, ma la difesa del Comune ha chiesto che la causa proseguisse davanti alla sezione ordinaria e non davanti alla sezione lavoro/previdenza/ assistenza che aveva originariamente deciso la questione, (in quanto considerato il bonus materia inerente al Welfare).

Dopo ulteriori 7 mesi e diverse udienze, il presidente del Tribunale, con ordinanza del 6 luglio scorso, ha nuovamente respinto la richiesta del Comune e ha assegnato la causa alla sezione lavoro/previdenza/assistenza ove, con i criteri ordinari di sorteggio, è finita al giudice dott. Alessio cioè allo stesso Giudice che aveva emesso l’ordinanza che aveva obbligato il Comune a ripristinare per tutti il bonus. L’ultima tappa il 10 gennaio, appunto, data in cui il Giudice Alessio ha dichiarato discriminatorio il comportamento del comune.

La conferenza stampa indetta dalla CGIL di Brescia negli ambienti della Camera del Lavoro arriva puntuale in concomitanza al versamento all’ASGI ( Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) della cifra di 15.000 euro, a cui vanno sommati i 3000 euro riconosciuti ad ognuno dei quattro immigrati che fecero ricorso nel 2008. Tale cifra, in totale di 27.000 euro, verrà investita, su volontà delle stesse ASGI  e CGIL (e dei quattro diretti interessanti) nel fondo “Tutti a scuola”, che coprirà i servizi bus e mensa per i 152 bambini sinti e rom che ne erano stati esclusi  in quanto le famiglie risultavano morose nei pagamenti di 12.500 euro.