BRESCIA – “Giovani atleti raccontano”, nuove voci dal Liceo Brera

0

Abbiamo inaugurato la scorsa domenica “Giovani atleti raccontano”, iniziativa realizzata grazie alla collaborazione instaurata con alcuni studenti del liceo bresciano Gianni Brera, i quali si sono impegnati nel raccontarci il loro vissuto e nell’esporci la loro personale esperienza sportiva.

Gianni Brera
Gianni Brera

La scuola, sorta nel 2010, è stata intitolata a Giovanni Luigi Brera, noto giornalista sportivo scomparso il 19 dicembre di vent’anni fa, in un incidente automobilistico.

La sua profonda formazione classica, la sua padronanza della lingua italiana, e, perché no, la sua inventiva, gli permisero forgiare uno stile molto personale: contropiede, libero, centrocampista, cursore, goleador, pretattica, melina, rifinitura, incornare, Padania e… Cavaliere, per Silvio Berlusconi, sono tutti neologismi da lui coniati e che ancora oggi giornalisti e cronisti sportivi utilizzano.

«Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l’8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti», diceva di sé il Brera, nella sua autobiografia “Un lombardo nel pallone”, curata da Piero Mazzarella Jr. e dal padre Piero, edita da ExCogita nel 2007.

Ma leggiamo ora cosa ha da dire di sé Francesca Bolpagni che, al primo anno cadetta, si è classificata sesta nella gara del giavellotto femminile ai campionati italiani 2012 a Jesolo.

Francesca Bolpagni
Francesca Bolpagni

«Ho cominciato a fare atletica quando avevo sei anni, con la squadra di Gussago. Un paio di anni dopo sono passata al gruppo del paese in cui vivo, Cellatica, ma, poiché ero l’unica bambina del gruppo, sono tornata al Gussago, dove ho incontrato il mio attuale allenatore che mi ha guidata e seguita per tutte le gare che ho fatto, finché non mi sono specializzata nei lanci, come lui, aspetto che ci ha uniti ancora di più.

Un giorno il nostro Presidente, per motivi di salute, non se l’è sentita di continuare ad allenarci e ha fatto una fusione con il Rodengo. Oggi faccio parte di una squadra molto numerosa, nella quale ci sono i miei vecchi compagni e anche dei nuovi atleti.

Faccio tre allenamenti alla settimana e mi diverto molto perché, anche quando non ho voglia di andare ad allenarmi, ci sono dei buoni motivi che mi fanno cambiare idea: i miei amici, per esempio; la presenza del mio allenatore che tiene molto a me, cosa che mi ha dimostrato quando sono riuscita a fare il minimo per i campionati italiani 2012 e, se andrà bene, riuscirò a farlo anche per il 2013.

I campionati italiani si sono tenuti e si terranno a Jesolo: lo scorso anno noi atleti, provenienti da tutte le regioni, eravamo riuniti in un unico campo.

Sono stati quattro giorni molto divertenti, eravamo molto agitati perché il giorno dopo avremmo dovuto gareggiare, quindi ci siamo riuniti tutti nelle stanze a parlare di come ci immaginavamo quel momento. Ma quello che immaginavo era molto lontano dalla realtà, perché credevo che tutto sarebbe stato più difficile e non mi aspettavo che il campo di atletica fosse così bello; ma, la cosa che mi ha colpito di più, é stata la fine della prima giornata di gare, quando c’è stata la cerimonia di apertura del campionato: é arrivato un atleta molto importante che ha acceso il braciere con una fiaccola portata da lui.

Dopo che é stato acceso il braciere, ci hanno fatto vedere uno spettacolo d’acqua con l’inno di Mameli in sottofondo; al termine della cerimonia siamo tornati negli alloggi che ci avevano assegnato, io condividevo la stanza con quattro ragazze che conoscevo molto bene, quindi mi sono sentita a mio agio in quella camerata fin da subito.

Siamo partiti il giovedì e io avevo la gara domenica mattina: più il tempo passava e ci si avvicinava alla domenica, più l’agitazione cresceva.

Liceo Brera, classe I A
Liceo Brera, classe I A

Finalmente arrivò il grande giorno, io e altre due ragazze che gareggiavano con me ci svegliammo alle 6, per poi essere sul campo da gara per le 7; la gara cominciò un po’ in ritardo e questo mi mise ulteriore paura, paura di non essere in grado di vincere per la Lombardia, paura di farmi male o fare del male a qualcuno, dato che il lancio del giavellotto é una disciplina dove spesso ci sono incidenti con feriti o persino morti.

Cominciò la gara e io, dopo essermi riscaldata, feci il primo lancio di qualificazione. Non mi piacque molto, ma feci un lancio di circa 38 metri. Nel secondo tiro non so cosa mi fosse successo, ma lanciai circa 32 metri e, infine, nel terzo lancio feci di più del primo: circa 39 metri.

Attesi per un lasso di tempo quasi “mostruoso” la chiamata degli otto finalisti e lì, sbalordita, scoprii di essere stata chiamata e di essere in finale.

Cominciarono i tre lanci di finale.

Il primo era di circa 42 metri, però feci “nullo”, cioè mi annullarono il lancio: il secondo lancio fu di circa 36 metri e infine il terzo lo annullai io, perché non ero soddisfatta della distanza raggiunta.

Alla fine arrivai sesta agli italiani e, per essere il primo anno di categoria, posso dire di essermela cavata bene!

Tornammo a casa e mio padre mi disse che avrebbe dovuto darmi una notizia bella e una brutta: la bella é che avevano fatto vedere la gara alla televisione e la brutta é che non mi avevano mai inquadrata!

Non mi importava, perché ero felice di essere stata là e, in quel momento, mi ero sentita la ragazza più fortunata al mondo.

Oggi le gare su pista cominciano a marzo e ho tempo a sufficienza per allenarmi con il giavellotto per la prima gara e per riuscire a raggiungere 36,5 metri, la distanza di lancio minima per accedere direttamente ai campionati italiani 2013».

Facendo un “in bocca al lupo” alla Bolpagni per il prossimo campionato, vi diamo appuntamento alla prossima domenica e vi congediamo proponendovi questo video, nel quale abbiamo avvistato anche Francesca: