BRESCIA – Liceo Brera: “Giovani atleti raccontano”

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L’attività sportiva è un’occasione preziosa che permette di sperimentare nuovi percorsi e nuove esperienze, condividere emozioni e relazioni.

Abbiamo chiesto agli alunni della I A e della II A del Gianni Brera, liceo a potenziamento sportivo dislocato nella zona nord di Brescia, confluito nel percorso di studi del Liceo delle Scienze Umane ad opzione economico sociale, di esporci il proprio pensiero in merito e di raccontarci le loro personali vicende.

Classe IA, con la Preside e l'insegnante
Classe I A, con la Preside e l’insegnante

Alcuni tra questi ragazzi praticano attività sportiva agonistica, sono dei veri e propri professionisti; altri, invece, si dilettano nelle più svariate discipline a livello amatoriale.

Al di là di questa differenza, pensiamo che ognuno di loro abbia qualcosa da raccontare.

Ecco perché vi proponiamo i loro scritti, in una rubrica dal nome “Giovani atleti raccontano”, che ci terrà compagnia nelle prossime domeniche: gli articoli avranno cadenza settimanale e saranno pubblicati qui, nella sezione dal titolo “Newgen Sport”, efficace sintesi anglofona per “New generation”.

Classe II A, con la Preside e l'insegnante
Classe II A, con la Preside e l’insegnante

Questa iniziativa costituisce, per gli studenti, un’occasione per potersi avvicinare concretamente al mondo del giornalismo: abituare i ragazzi a leggere un quotidiano in ogni sua parte è una palestra molto importante, che può contribuire ad elevare il livello culturale e soprattutto la coscienza critica di ciascuno, offrendo a tutti la possibilità di acquisire e migliorare le proprie abilità linguistiche e la formazione di un livello critico. A tutti, sì. Perché a differenza di quanto avviene in un giornale cartaceo, in cui eventuali obiezioni o scambi d’opinione sono possibili solo la tramite la classica “lettera al direttore”, nelle edizioni online lo scambio di opinioni è frontale ed immediato. Questo permette spesso e volentieri dibattiti costruttivi tra  i lettori, i giornalisti e la redazione: la società d’oggi invita a scrivere più di quanto si sia mai fatto in passato, è bene rendersene conto.

“Giovani atleti raccontano” costituisce una rilevante occasione anche per noi, perché ci permette di comprendere gli sforzi di questi ragazzi che, con costanza, fatica e sacrificio, dopo la scuola si recano in palestra ad allenarsi per ore. Questi giovani campioni offrono indubbiamente un modello di impegno, di intraprendenza, di serietà e di rispetto delle regole, che getterà un seme nel ricordo di tutti noi. Mens sana in corpore sano, come seppe dire Giovenale.

E come ha diligentemente ricordato Clarissa Manzin, ginnasta della II A cui diamo ora la parola:

«Sono figlia di due sportivi: papà sciatore e mamma tuffatrice.

Nonostante gli sport praticati dai miei genitori fossero abbastanza diversi, avevano comunque dei fattori comuni: acqua allo stato liquido, nei tuffi, ed allo stato solido, nello sci.

Anche i miei genitori sono stati accomunati da elementi che sono insiti nello sport e cioè la passione per l’attività fisica e la socializzazione che questa comporta.

Tali fattori credo infatti che siano il principale motore della pratica sportiva.

Nonostante la mia giovane età, di sport ne ho provati parecchi.

All’età di due anni abitavo vicino al mare, in Campania, e quindi, approfittando dell’elemento naturale, facevo le prime esperienze di nuoto.

All’età di quattro anni abitavo in alta montagna, a Ponte di Legno e qui avevo modo di imparare le basi dello sci, sport in cui peraltro, riuscivo molto bene. In una gara di discesa libera con circa centoventi partecipanti di sesso maschile e femminile, nonostante una caduta, sono riuscita ad impormi al terzo posto.

Clarissa Manzin
Clarissa Manzin

Nel frattempo ne ho approfittato anche per provare il karate e la danza classica, sfoggiando una volta il kimono e l’altra il tutù.

Gli avvenimenti hanno voluto che all’età di otto anni, per motivi di lavoro, la mia famiglia si trasferisse a Calcinato.

Dal mare alla montagna ed ora dalla montagna alla campagna.

In questo nuovo ambiente avevo bisogno di continuare con l’attività fisica, non solo per il mio sviluppo psicomotorio, ma anche per accelerare il processo di socializzazione con i nuovi compagni di scuola: avevo bisogno dello sport come mezzo per poter superare in breve tempo il distacco dai miei amici del cuore ed integrarmi nella nuova realtà.

In quel periodo l’ufficio sportivo del mio Comune proponeva principalmente le seguenti alternative: pallavolo, basket, calcio, judo, aerobica e ginnastica artistica.

Ricordo che la mamma mi portò ad assistere ad una lezione di ginnastica artistica femminile, presso il palazzetto dello sport. Nel vedere le mie coetanee saltare e volteggiare sentii una spinta interiore incontenibile; mi tolsi le scarpette e cominciai a fare capriole su un tappetino. L’insegnante disse a mia mamma di lasciarmi lì e tornare più tardi a prendermi. Quel pomeriggio segnò l’inizio della mia passione per tale sport.

Clarissa Manzin
Clarissa Manzin

I miei talenti vennero ben presto a galla e mi fu proposto di seguire un allenamento più intenso in una palestra di un comune limitrofo. Non me lo feci ripetere due volte. Un anno dopo ero la campionessa regionale.

Viste le mie attitudini, papà e mamma le assecondarono e per un anno e mezzo mi portarono avanti ed indietro da Bergamo, dove venni allenata da un’olimpionica, Irene Castelli.

Continuai a fare progressi e mi fu suggerito un altro cambio di squadra e cominciai ad allenarmi quotidianamente in provincia di Brescia ed all’età di dodici anni esordii nel massimo campionato nazionale.

Attualmente mi sto allenando presso la Brixia di Brescia e gareggio in serie A per una società di Padova, la Corpo Libero Gymnastic Team.

Il mio è un sacrificio costante. Mi sveglio presto, mi reco al liceo sportivo e, terminate le lezioni, sono in palestra sino a sera. A questo punto, dopo una doccia e la cena, mi rimane da studiare ed il ciclo ricomincia l’indomani.

Questo stile di vita mi sta trasmettendo degli insegnamenti. Ho capito che nella vita è importante essere motivati e credo, per la mia piccola esperienza, che la motivazione sia strettamente correlata alla passione. Quando faccio qualcosa con passione, oltre a riuscirmi bene, mi sento contenta; la felicità mi aiuta a relazionare; la serenità mi aiuta a concentrarmi quando l’impegno è intellettuale. Insomma, posso confermare che quanto asserivano gli antichi “mens sana in corpore sano” corrisponde a realtà.

Credo che il mio futuro non sia rappresentato solo dallo sport; lo sport però è il mezzo che mi sta formando il carattere e che di sicuro mi darà modo di affrontare il futuro e le avversità legate anche al mondo lavorativo.

Lo sport è scuola di vita e pertanto lo stare insieme e partecipare è già una vittoria».