BRESCIA – Mobbing e casi di licenziamento

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Nell’ambito di un ricorso contro il licenziamento intimato da una società ad un lavoratore che chiedeva il risarcimento del danno ritenendo la condotta dell’azienda passibile di mobbing, la Corte di Cassazione, con Sentenza n. 4303 del 21 febbraio 2013, pur confermando l’illegittimità del licenziamento, ha escluso il mobbing da parte della società e il conseguente diritto al risarcimento per il lavoratore.

Nel caso in specie, se da una parte il licenziamento è illegittimo perché la società, nel sopprimere la posizione lavorativa cui era stato assegnato il lavoratore dopo un demansionamento, non ha dimostrato l’impossibilità di repechage, dall’altra l’azienda non può essere ritenuta responsabile di un’azione di mobbing nei confronti del dipendente, perché il demansionamento è stato effettuato in posizione coerente con la professionalità del lavoratore e, pertanto, tale provvedimento non è considerato né vessatorio né pretestuoso.