NEWGEN VOICE – L’addio di Benedetto XVI

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La decisione di papa Benedetto XVI ha colpito tutto il mondo cattolico come un fulmine a ciel sereno. Prima di lui, cinque papi avevano agito allo stesso modo, rinunciando al Ministero di vescovo di Roma: nel 235 2013-02-11T114929Z_1_AMIE91A0WUJ00_RTROPTP_2_OITTP-PAPA-DIMISSIONI-VATICANOSan Ponziano, nel 537 Silverio, nel 1045 Benedetto VI, il quale vendette il suo Titolo due volte, per poi riprenderlo scandalosamente.

Nel 1294 avviene il “gran rifiuto” di Celestino V, anziano monaco, scelto solo per evitare l’elezione di elementi pericolosi. Decise di dimettersi per la consapevole incapacità di gestire il potere. Infine, nel 1415 fu il turno di Gregorio XII. Adesso è papa Benedetto XVI ad abdicare, in quanto sente di non avere più forze per portare avanti un incarico così importante e impegnativo. A Ratzinger mancano le energie fisiche, ma anche quelle spirituali, così come ha dichiarato lui stesso in una toccante conferenza.

E’ sicuramente una decisione diversa rispetto a quella presa da Papa Giovanni Paolo II, il quale aveva scelto di mantenere il suo ruolo fino alla fine, anche quando le energie lo avevano abbandonato. Non siamo qui per giudicare quale sia la scelta migliore, anche perché entrambe possono essere condivise a pieno. Quella di Wojtyla è una dimostrazione di coraggio, fede e orgoglio, quella di Ratzinger è un esempio di umiltà, fede e fiducia verso il successore.

Nessuna delle due scelte si può definire errata, perché bisogna ricordarsi che si tratta di uomini, con le proprie debolezze e un carattere diverso, che li ha portati a prendere due strade differenti, ma ambedue, ripeto, rispettabili.

Personalmente penso che la decisione presa da Benedetto XVI sia stata anche figlia del poco trasparente periodo in cui si trova il mondo cattolico. Per un uomo vecchio e malato, che probabilmente non pensava di arrivare ad una situazione del genere, sono troppe le ricchezze, gli accordi, le conferenze e gli scandali da gestire, intorno e dentro alla chiesa. Serve quindi un nuovo e giovane papa, capace di prendere in mano la situazione, con una prospettiva a lungo termine, come fece Giovanni Paolo II, che viene così preso, ancora una volta, come monito imprescindibile.

Forse, la stessa cosa l’ha pensata anche Ratzinger, che si ritira, con il Titolo di Papa Emerito, dopo 8 anni sul trono di Pietro, durante i quali ha svolto il suo ruolo cercando di portare avanti il lavoro del predecessore, ma anche prendendo decisioni del tutto personali. Grandissimo teologo, Benedetto XVI, diciamocelo, non è stato il papa più amato della storia, probabilmente perché la maggior parte della gente aveva ancora fresco il ricordo di Giovanni Paolo II, che si era insediato in Vaticano a 58 anni, avendo così tutto il tempo per costruire qualcosa di importante e innovativo. L’attuale papa invece salì sul soglio pontificio a ben 78 anni, vent’anni in più, ma, al contempo, in meno per farsi amare e ricordare come il beato Wojtyla.

E’ vero che il papa deve essere la pietra dove poggia la Chiesa, così come fu Pietro all’origine, ma, proprio per questo, quando la pietra inizia a sgretolarsi e a non reggere più tale peso è giusto che venga sostituita. Bisogna ricordarsi che si sta parlando sempre di un essere umano, il quale abdica non per un suo sfizio, oppure perché ha commesso errori gravi, ma solo in quanto ha sinceramente ammesso di non aver più energie per svolgere il suo ruolo. Chiudo chiedendo e sperando che tutti rispettino papa Benedetto XVI e la sua scelta, non solo perché si tratta della massima autorità religiosa, ma anche perché ci troviamo davanti ad un uomo saggio, che ha avuto l’intelligenza e l’umiltà di togliersi l’anello piscatorio anzitempo, per il bene della chiesa e dei suoi fedeli, in modo che possano poggiarsi sopra una nuova e forte pietra.