PADENGHE – Lievitano i costi per rifare Piazza D’Annunzio

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Quella di Piazza D’Annunzio è una strana storia tipicamente italiana. In origine sono destinati 3.000.000 di euro per il suo rifacimento. Su invito, e non su libera partecipazione, un discreto numero di studi presenta il proprio progetto. Una commissione di esperti, nominati secondo criteri forse esatti ma di certo soggettivi, decreta il vincitore. Considerata l’imponenza della cifra in un contesto economico e politico non dei più brillanti, l’Amministrazione decide di dimezzare l’investimento, stralciando alcuni interventi tra cui la costruzione di un auditorium. In tempi recenti si dispone, però, di rilevare un negozio da impiegare proprio come sala conferenze. Il costo d’acquisizione e le spese necessarie per adibirlo alla nuova destinazione tornano a far salire la cifra ben oltre i 2.000.000 di euro. Se si considera, infine, che difficilmente c’è coincidenza tra quanto preventivato ad inizio lavori e quanto speso a lavori ultimati, la somma non si scosterà molto da quei tre milioni di euro ritenuti eccessivi solo pochi mesi fa dalla stessa giunta comunale.

Padenghe PiazzaEsposte sinteticamente le ultime vicende passiamo alle considerazioni. Quanto sia giusto ricostruire completamente una piazza di appena vent’anni e quanto sia esteticamente appagante il progetto vincitore sono pareri soggettivi ed opinabili. Ciò che non dovrebbe essere soggettivo ed opinabile è il beneficio che un’opera pubblica porterà alla comunità e quanto la cittadinanza sia favorevole alla realizzazione. Per dare davvero un’anima alla futura piazza bisognava coinvolgere attivamente la popolazione. Solo così si sarebbe potuto effettuare il balzo da piazza, come mero luogo architettonico, ad agorà, ovvero centro economico, culturale e sociale della comunità. Questo gap non è stato colmato e si tratta di un limite con cui bisognerà fare i conti.

Un referendum comunale, per quanto burocraticamente difficoltoso, sarebbe stato la soluzione migliore. Si tratta di una norma in linea coi principi elementari della democrazia e che, soprattutto, introduce un minimo di equità e giustizia sociale, permettendo ai cittadini di decidere dove e come destinare risorse proprie, le tasse. E’ ovvio che la democrazia diretta non è la panacea di tutti mali, poiché la buona politica si esercita con la cultura, ma solo in ambiti democratici genuini le idee possono circolare e determinare una crescita creativa e culturale della comunità. Questa, però, è un’altra storia…