BRESCIA – 500 euro a testa e 110 profughi africani in mezzo alla strada

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Fra una settimana 110 profughi bresciani finiranno in strada. Sarà questo l’effetto della circolare del 18 febbraio scorso con la quale il Ministero dell’Interno ha annunciato che non ci sarà alcuna proroga di accoglienza per i migranti in fuga dalla Libia e da tutto il nord Africa. La decisione riguarda 170 profughi bresciani (110 dei quali ancora ospiti di strutture alberghiere) e 17 mila circa in tutta Italia.

profughi bsIl “liberi tutti”, monetizzato in 500 euro pro capite – dice la Cgil di Brescia – è l’ultimo atto di una vicenda iniziata male e gestita peggio. Allarmismi (a partire dall’allora ministro Maroni) che paventavano centinaia di migliaia di profughi in arrivo, l’individuazione di soluzioni provvisorie e precarie (i profughi di Monte Campione ad esempio), l’impossibilità per molti migranti di potere fare addirittura domanda di protezione umanitaria.

Nei due anni trascorsi chi ha ben operato sono state diverse realtà associative, che in modo generoso hanno realizzato un modello di accoglienza diffuso sul territorio e individuato anche percorsi alternativi di inserimento socio lavorativo. Nell’insieme, però, l’Italia – prima con Berlusconi/Maroni e poi con Monti/Cancellieri – ha mostrato di non essere nemmeno in grado di gestire l’arrivo di poche migliaia di persone in fuga da guerre, sistemi dittatoriali, emergenze ambientali.

La circolare ministeriale del 18 febbraio – continua il sindacato – propone il rimpatrio assistito e l’erogazione di “buone uscite”, ovvero il pagamento di 500 euro per abbandonare le strutture di accoglienza. Insomma, invece di fare accoglienza, prima si spende una quantità incredibile di soldi per ospitarli per mesi negli alberghi e poi si decide di mandarli via con 500 euro a persona. Facile immaginare che, con quei 500 euro, non si risolverà il problema dei profughi. Queste persone non scompariranno.

Chi potrà si comprerà il biglietto verso qualche città europea e vi resterà fino a quando non verrà rispedito in Italia. Altri andranno semplicemente alla ricerca di un riparo per la notte restando a Brescia. In attesa di qualche solerte azione di sgombero – conclude la Cgil – guidata magari dal vicesindaco Rolfi, alla guida di un Comune che ha sempre detto di non essere interessato alla questione profughi.