MANTOVA – I Gonzaga, i Papi e Roma: un convegno internazionale

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I battenti del convegno I Gonzaga e i Papi. Roma e le corti padane fra Umanesimo e Rinascimento (1418-1620), organizzato dall’Università Europea di Roma e dal Distretto culturale Le Regge dei Gonzaga, promosso da Fondazione Cariplo, apriranno quest’oggi, giovedì 21 febbraio, al Teatro Bibiena di Mantova, via Accademia, 47, dalle ore 16.

Laura Damiani

Il progetto di ricerca e catalogazione “I Gonzaga e i Papi. Roma e le corti padane fra Umanesimo e Rinascimento“, consiste – come viene spiegato nel video che di seguito vi proponiamo – in una serie di azioni integrate finalizzate allo sviluppo delle conoscenze e dei servizi alle attività culturali realizzate sul territorio lombardo dai Soggetti promotori: catalogazione on line di oltre un centinaio di complessi architettonici, museali, archivistici; creazione di un database bibliografico on line tematico sui Gonzaga collegato con Opac e banche dati internazionali; elaborazione di una metodologia di catalogazione che sarà pubblicata e descritta in un volume; sviluppo critico, storico e storiografico del tema e comunicazione dei risultati in un convegno articolato in due sessioni che si terranno a Roma e a Mantova.

Il convegno, considerata la vastità e la complessità della letteratura storica e storico artistica sui Gonzaga e sul loro ruolo di committenti, è mirato a evidenziare il rapporto fra la dinastia e i Papi ed è articolato in interventi basati su documentazione conservata a Roma e in Vaticano, nonché su testi inediti e meno noti.

Il periodo esaminato va dal soggiorno di Martino V a Mantova tra il 1418 e il 1419, all’indomani del concilio di Costanza, e la morte del venerabile Francesco Gonzaga (1620), francescano e vescovo riformatore.

Questo lungo arco cronologico ha visto strutturarsi i legami della dinastia con la Curia Papale e con la città di Roma, sullo sfondo del contesto europeo e mediterraneo segnato da grandi eventi e profondi mutamenti: la caduta di Costantinopoli, l’emergere delle riforme transalpine, l’organizzazione e l’attuazione della Riforma Cattolica prima e dopo il concilio di Trento, le trasformazioni degli equilibri fra le potenze, la consapevolezza della scoperta del Nuovo Mondo.

Sul piano culturale, l’intensificarsi della circolazione libraria, le sperimentazioni musicali e l’importanza del mecenatismo collocano la rete delle relazioni tessute dalla famiglia ducale mantovana in un milieu ricco di possibili sviluppi e aperto anche ai peculiari apporti delle corti padane.

La riaffermazione di Roma come centro della Chiesa, ma anche come fulcro della tessitura di nuovi equilibri politici mondiali, si sviluppa grazie a figure di pontefici che arriveranno a dar vita a una vera e propria corte rinascimentale, ricca di implicazioni diplomatiche, culturali, artistiche, tanto forti da conferire un’impronta propria alla stagione rinascimentale. Nello specifico, le azioni di Martino V, Niccolò V e Pio II, così come la trama delle relazioni politiche e culturali create da Sisto IV e dai suoi successori hanno interessato anche le piccole corti subalpine e Mantova stessa, sia per la sua posizione geografica lungo l’asse del Brennero, sia per l’intraprendenza dei suoi signori.

Il sacco del 1527 non ha spezzato, sul lungo periodo, la continuità di questi scambi, che si sono esplicitati non solo sul piano personale, ma hanno evidenziato risvolti istituzionali, sia ecclesiastici, sia diplomatici.

Le relazioni sono rivolte prevalentemente a fare emergere aspetti ecclesiastici, in relazione con le singole personalità e con i temi ecclesiologici legati alla Riforma Cattolica.

I lavori si articolano in relazioni di carattere generale, nella presentazione di ricognizioni archivistiche e in analisi puntuali su singoli eventi e situazioni.

Una sessione è dedicata alla presentazione dell’operazione di schedatura condotta dall’Università Europea di Roma e all’uso di tecnologie informatiche per la conoscenza e la valorizzazione dei beni culturali, con particolare riferimento al “caso” di Mantova.

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Per l’occasione è stata allestita, presso l’Archivio di Stato di Mantova, una mostra con documenti autografi di Papi conservati nell’Archivio Gonzaga, una mostra che, per gentile concessione della dott.ssa Daniela Ferrari, Direttrice dell’Archivio di Stato, abbiamo avuto modo di visitare in anteprima: la dott.ssa Ferrari ci ha guidati in un interessante tour alla scoperta di questi documenti originali, volti ad illustrare la corrispondenza gonzaghesca con la Roma papale.

Dott.ssa Daniela Ferrari
Dott.ssa Daniela Ferrari

L’allestimento espone privilegi e brevi di Pio II, Sisto VIII, Alessandro VI, forse meglio noto come Papa Borgia, e Giulio II.

Ma non solo: vi sono norme e bandi provenienti dalla stamperia romana, bandi contro i fuoriusciti, contro le monete false, contro i giocatori di carte, bandi a favore della chiusura delle porte cittadine.

Suggestiva è la sezione dedicata a san Luigi Gonzaga, figlio primogenito di Ferrante Gonzaga I marchese di Castiglione delle Stiviere: la Sacrestia in cui giace la mostra, ci ha spiegato la dott.ssa Ferrari, era un tempo collegio dei gesuiti, i quali realizzarono il vasto complesso edilizio; nel settore dedicato a san Luigi si trovano una lettera autografa del santo, un provvedimento di Papa Paolo V redatto in suo favore, una curiosa lettera del duca Vincenzo Gonzaga, il quale racconta del proprio dolore al ginocchio, passatogli per avervi appoggiato una reliquia del santo; qui si può vedere anche un bell’apparato trionfale, fatto in onore di san Luigi, a Roma, nell’occasione in cui egli venne proclamato beato.

I pannelli espositivi proseguono poi con dei privilegi di Leone X: in uno di questi documenti il pontefice richiede ai Gonzaga armature, selle, pugnali e spade, sovvenzioni per le crociate contro i turchi. Interessante è la sottoscrizione del Bembo, sottosegretario apostolico, sottoscrizione autografa. Così come è autografa la sottoscrizione di Papa Adriano VI, una vera rarità.

La mostra ospita anche brevi e privilegi di Paolo III, Pio V e Gregorio XIII, oltre ad un particolare elenco di cardinali eletti dai pontefici, con i rispettivi galeri cardinalizi.

Protagonista della mostra è senza dubbio, come si evince dalla fotografia, la pianta realizzata nel 1748 da Giovan Battista Nolli, formatosi in ambiente teresiano: si tratta di un’impresa cartografica senza pari in Europa, significativa a livello topografico e completa, perché corredata da dati.

La mostra potrà esser visitata fino al 31 marzo 2013, in orario d’ufficio, dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 17, il venerdì e il sabato dalle 9 alle 13, con ingresso da Via. R. Ardigò 11.

I cinque giorni di convegno, che si svolgono tra Mantova e Roma, prevedono oltre cinquanta relatori, che tratteranno temi dell’Umanesimo e della Riforma Cattolica: tra loro figurano due noti studiosi bresciani, la dottoressa Renata Salvarani ed il dottor Gianmarco Cossandi.

Abbiamo intervistato quest’ultimo, dell’Università Europea di Roma, nonché Cultore di Diplomatica e Storia Medievale presso Università Cattolica del Sacro Cuore, il quale ci ha esposto con efficace chiarezza il contenuto dei suoi interventi, di cui ora vi proponiamo un’anticipazione: «Nei loro caratteri, gli aspetti salienti della dieta di Mantova sono piuttosto noti, benché la storiografia novecentesca non vi abbia dedicato grandi attenzioni. – Ci dice lo studioso, in merito all’intervento “La dieta di Mantova (1459) nella documentazione papale”, che si terrà domani, venerdì 22 febbraio, nel primo pomeriggio. – Obiettivo del contributo non è certo quello di tratteggiare gli aspetti del pontificato di Pio II, né di occuparsi dei vari e difficili problemi di politica ecclesiastica e di gestione dei rapporti con i Principi e gli Stati che il papa dovette affrontare; il contributo si limiterà piuttosto a proporre (o riproporre) alcuni documenti relativi alla dieta di Mantova, individuati utilizzando come materiale di indagine i Registri Vaticani, al fine di cercare non certo di risolvere questioni ancora aperte, bensì quantomeno di fornire ulteriori suggestioni o riproporre semplicemente l’attenzione su questo tema; d’altra parte, oggi, nella prospettiva di un allargamento (e di un approfondimento) di tali argomenti, lo sfruttamento di alcuni filoni documentari vaticani potrebbe in effetti rivelarsi assai prezioso.

I Registri Vaticani rappresentano in effetti la più importante forma di tradizione (trattandosi di copie d’ufficio) della documentazione pontificia.

Seguendo la ricostruzione di Martino Giusto sono riconducibili al pontificato di Pio II  trentaquattro registri, dei quali, ai fini della ricerca, assumono un significato particolare i quattro datati da Mantova (ovvero i registri 472, 474, 475 e il 501). Quanto ai documenti in essi contenuti, a parte la costituzione del 15 agosto 1459, con cui si disciplina la partecipazione dei differenti convitati (o dei loro rappresentanti) al congresso, la maggior parte si riferiscano alla necessità di raccogliere i fondi necessari per sostenere il progetto della spedizione armata (o crociata) contro i Turchi. Base della raccolta fu una decima triennale sugli ecclesiastici, una trentesima sui laici e una ventesima sugli ebrei, che, in particolare, venne accolta e applicata non senza parecchie resistenze, anche (o soprattutto) per il ruolo dagli stessi rivestito nell’ambito delle economie locali.

Piuttosto significativa si dimostra altresì la presenza (in ben tre registri) della costituzione Execrabilis, per mezzo della quale, riprendendo un divieto già pronunciato da Martino V, si condannava, come abuso intollerabile, la procedura di ricorso in appello al concilio, contro il giudizio del papa – una prassi che derivava dalla dottrina (dichiarata falsa) della superiorità del concilio sul papato. Al documento ha dedicato in passato un ampio studio Gian Battista Picotti, al quale si è in gran parte ricorsi, dal momento che, nonostante qualche imprecisione o opportuna precisazione, l’impianto critico generale appare ancora solido; attraverso un’analisi in parallelo delle differenti “versioni” del documento, si giunge, in sostanza, ad ipotizzare l’esistenza di un testo primitivo, a circoscriverne la datazione e la pubblicazione.

Riutilizzando materiali inediti ed editi (con molteplici integrazioni e sottrazioni, correzioni e ampliamenti tematici), il contributo ha dunque riletto alcuni dei documenti copiati nei Registri Vaticani e illustrato alcuni dei temi ad essi collegati nell’intento di riportare l’attenzione su una questione (la dieta di Mantova, appunto), catalogata forse troppo sbrigativamente dalla storiografia novecentesca «come l’ultimo sogno universalista della Chiesa».

Crediamo sia opportuno, prima di congedarvi, proporvi anche un abstract del secondo intervento del dottor Cossandi, dal titolo ” Il database bibliografico: un prototipo per la ricerca tematica”, intervento che si terrà sabato, in mattinata. A lui la parola: «Il database bibliografico, collegato al progetto (e sito Web) del distretto culturale “Le Regge dei Gonzaga”, si pone come obiettivo quello di consentire l’accesso alla molteplicità di pubblicazioni che possono in qualche modo riferirsi ai numerosi temi che, nelle diverse discipline, hanno interessato la storia dei Gonzaga.

La maggior parte delle opere catalogate si riferisce ovviamente a testi (o materiali) conservati presso la Biblioteca Comunale di Mantova e già segnalati dall’importante volume di Raffaele Tamalio, La memoria dei Gonzaga. Repertorio bibliografico gonzaghesco (1473-1999), Firenze 1999.

Sul piano pratico, fin dalle prime riflessioni comuni si è evidenziata l’opportunità di concepire un sistema aperto (e con software cosiddetto open source) per favorire lo svolgimento di tutte le procedure richieste, nonché per garantire ai record una struttura più flessibile di quella richiesta da un sistema prettamente bibliotecario (e quindi più adeguata a permettere quell’interoperabilità che costituisce uno dei requisiti del progetto).

Una volta definitivamente avviato, il database potrà essere alimentato attraverso immissioni manuali, anche se nulla vieta tuttavia che, in una fase iniziale – come di fatto è avvenuto con l’opac di Regione Lombardia – o in qualunque altro momento, possa essere decisa l’immissione intensiva di blocchi di dati, ricavati da altri cataloghi (opac) di adeguata autorevolezza. Pertanto è stato previsto, fin dall’inizio, lo scambio di dati come una delle attività principali del sistema, in primo luogo con tra i blocchi interni (tra il catalogo bibliografico e il catalogo dei beni culturali), ma anche con altri sistemi (o database). In tale prospettiva è parsa del tutto ragionevole la scelta di conformarsi ai più diffusi standard descrittivi attualmente in uso nelle biblioteche pubbliche italiane e straniere.

Alla luce degli obiettivi di semplicità e di interconnessione del database, stabiliti durante la fase di elaborazione teorica, si è quindi deciso di seguire per le schede l’impostazione delle ISBD.

Il database ha una struttura molto semplice e, di conseguenza, tempi di accesso piuttosto ridotti, nella consapevolezza che per sfruttare pienamente le possibilità offerte dalle tecnologie di rete, non sia sufficiente fornire agli utenti strumenti molto potenti, bensì metterli in condizione di dialogare con le risorse informative in rete in modo efficace.

In estrema sintesi, il database rappresenta (o meglio aspira a rappresentare) un progetto di rilievo, nonché un autorevole punto di riferimento, tanto che le notevoli potenzialità connesse con la struttura informatizzata ne fanno uno strumento assai funzionale all’individuazione di opere utili ad avviare un’analisi critica storiografica in grado di mettere a confronto la storia della città di Mantova e del suo territorio con la storiografia dei suoi antichi dominanti».

Come si evince dalla locandina, il convegno proseguirà domani e sabato 23 febbraio, presso la sala mostre e convegni dell’Archivio di Stato di Mantova, l’accogliente Sacrestia della SS. Trinità, via Dottrina Cristiana, 4, dalle ore 9.

Le giornate di studi riprenderanno il via nell’Urbe lunedì 25 febbraio, presso l’Università Europea di Roma, via degli Aldobrandeschi, 190, dalle ore 16; qui, si terrà anche la giornata conclusiva del convegno, in programma per martedì 26 febbraio, dalle ore 9.