BRESCIA – Mandelli (Fratelli Italia): “Difendere la caccia e chi ci lavora”

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(Messaggio elettorale) Parla Fabio Mandelli, assessore provinciale allo Sport e candidato consigliere regionale per i Fratelli d’Italia. Conscio che difendere la caccia significa difendere una tradizione secolare dei nostri territori, significa difendere e promuovere i valori di uno stile di vita fatta di cose semplici, di solidarietà, di amicizia, significa tutelare l’ambiente ed oltre 90 mila posti di lavoro collegati al settore armiero che vede in Brescia e in particolare nella Valle Trompia una vera e propria eccellenza mondiale, ho personalmente stilato il programma per Fratelli d’Italia per la Lombardia, inserendo tra le dieci prioritarie azioni proprio la caccia.

Ritengo che l’attività venatoria sia un argomento serio e che la Regione non debba dare ascolto alle sirene dell’animalismo metropolitano che sulla scia delle deliranti esternazioni della sig.ra Brambilla pone l’animale sullo stesso livello dell’uomo, che è altra e ben diversa cosa dal condivisibile principio del benessere animale disciplinato dalle direttive comunitarie. In questi ultimi anni i cacciatori lombardi hanno vissuto stagioni venatorie senza certezze, con regole pronte a cambiare non solo di anno in anno ma anche nel corso dello stesso anno. Se è vero che non è mancato l’impegno dei rappresentanti bresciani per definire una volta per tutte l’annoso problema del prelievo in deroga, lo è altrettanto che il percorso seguito sia presso la Comunità europea che all’interno delle Commissioni regionali e del Consiglio stesso, è parso piuttosto confuso e approssimativo, con il risultato che i cacciatori bresciani si sono visti privati di quella che è una caccia tradizionale e secolare.

Fratelli d'ItaliaNon è tutto, perché sono inaccettabili gli accordi sottoscritti dalla Regione in sede europea in ordine alla cattura dei richiami vivi: aver accettato che a partire dal 2017 saranno soppresse le catture, che peraltro avvengono solo in impianti autorizzati dalle Provincie e pertanto rappresentano un servizio pubblico, equivale a sopprimere la caccia tradizionale da appostamento che a Brescia conta oltre diecimila appassionati. Sull’argomento anche l’accordo finalizzato a creare una banca dati dei richiami vivi attraverso improponibili censimenti con l’indicazione non solo delle quantità ma anche dei numeri riportati sugli anellini dei richiami in possesso dei cacciatori, appare quanto meno paradossale oltre che di incerta realizzazione.

D’altro canto risulta difficile credere che la Comunità europea sia interessata a conoscere le sigle riportate sugli anelli dei richiami e non sia invece sufficiente portare a conoscenza della stessa le quantità in possesso dei cacciatori. Il mio impegno è quello, anche attraverso i parlamentari europei che abbiamo concorso a far eleggere, di riaprire un confronto politico, prima che tecnico, con la Comunità europea, per rimuovere quegli ostacoli pretestuosi e immotivati che impediscono agli Stati membri di adottare il regime di deroga sia per il prelievo venatorio che per le catture dei richiami vivi, deroghe peraltro consentite dalla direttiva comunitaria e dalle sentenze della Corte delle Comunità europee.

Sul fronte regionale, la modifica della legge lombarda sulla caccia n. 26 del lontano 1993, più volte parzialmente modificata al punto da renderla ancor più confusa di quella che era inizialmente appare quanto mai necessaria, usufruendo del testo già elaborato dalle associazioni venatorie regionali. Entrando nello specifico, cercherò di promuovere una visione non egoistica della caccia, introducendo il concetto di una mobilità del cacciatore, se pur limitata alla sola migratoria, sull’intero territorio regionale di pianura. E’ tempo poi che inizi ad operare l’Osservatorio Faunistico Regionale così da sostituire organismi nazionali che nulla o poco conoscono dei nostri ambienti e delle nostre tradizioni venatorie. Vanno anche snellite alcune regole inutilmente penalizzanti e complicate che regolano l’accesso agli ambiti lombardi e la gestione delle strutture che ne regolano l’attività.

La Regione, ed io me ne assumo in prima persona l’onere, deve assolutamente farsi promotrice della modifica della legge nazionale sulla caccia 157 del 1992 sia in ordine sul sistema sanzionatorio penale sia dell’articolo che regola il regime di deroga, ovvero il prelievo venatorio  e la cattura di specie ordinariamente vietate dalle direttive comunitarie ma in buono se non addirittura ottimo stato di salute, adottando la proposta di modifica presentata in sede parlamentare proprio dalla nostra Provincia. Sul punto non voglio fare promesse irrealizzabili, lo lascio fare ad altri, ai tanti che in questi anni si sono impegnati ma non hanno avuto successo, io preferisco presentarmi come un amministratore tenace ma soprattutto testardo, lo testimoniano i numerosi progetti realizzati nella mia esperienza da assessore provinciale.

Inoltre i numerosi rapporti instaurati con parlamentari europei sono sicuro che potranno essermi utili per ricercare una soluzione che salvaguardi le tradizioni delle nostre terre. Queste sono le principali tematiche a cui mi sento di dare ai cacciatori una risposta certa e un impegno preciso, impegno che si connoterà di un costante confronto con tecnici ed esperti legislativi del settore e con le associazioni venatorie tutte che spero possano trovare nella mia figura un importante e affidabile punto di riferimento per la tutela dell’attività venatoria.