BRASILE – Tosoni si costituisce: “Assassino? No, sono un ostaggio”

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L’ex assicuratore di Montichiari ricercato in Brasile e sul Garda, luogo in cui aveva in precedenza messo a segno numerose rapine, per un duplice omicidio ha accettato di raccontare la sua verità. Si è consegnato alla polizia, ma prima di farlo ha contattato telefonicamente la redazione del quotidiano ‘Bresciaoggi’: “Pronto? Sono Massimiliano Tosoni, non tronchi la conversazione per favore”. Così ha esordito. “Sto per costituirmi alla polizia. Chiamo per farlo sapere in qualche modo in Italia nel caso mi succedesse qualcosa. Soprattutto voglio spiegare che sono innocente. Non ho ucciso nessuno. Sono stato usato prima come esca e poi come capro espiatorio dai veri assassini». Gli agenti del Coin, unità operativa investigativa di Fortaleza, avevano già individuato il suo rifugio nel quartiere di Fatima e stavano per catturarlo, ma non c’è n’è stato bisogno.

“Quel giorno è come se non fosse mai terminato – ha detto -. Continuo a rivederlo attimo per attimo. Un incubo infinito. Penso e ripenso che steso su quel pavimento con quelle persone morte ammazzate avrebbe potuto esserci anche il mio cadavere. Mi ha salvato una fortuita coincidenza. Sono stato preso come ostaggio in un sequestro lampo organizzato per entrare in possesso del denaro dei cambiavalute. Di episodi di questo genere ne capitano a decine ogni giorno a Fortaleza. Quando sono stati arrestati i due adolescenti della baby gang mi hanno accusato di aver organizzato e compiuto il duplice omicidio”.

Brasile Tosoni
Massimiliano Tosoni, l’ex assicuratore di Montichiari accusato di omicidio

Le testimonianze rese dai due ragazzi finiti in manette sono però considerate attendibili dagli inquirenti che hanno spiccato un ordine di cattura internazionale a carico del 28enne. “Le accuse di quei ragazzi sono assurde – ha detto -. Nel loro racconto non c’è una sola verità. Ero nella zona di Estela quando sono stato affrontato da quegli adolescenti: due impugnavano un coltello, il terzo la pistola. Mi hanno fatto credere che un altro complice teneva in ostaggio la mia compagna e il mio figlioletto. Cosa potevo fare? Sono stato costretto a guidare l’automobile fino al parcheggio del mio residence di Praia de Iracema. Durante il tragitto dall’area di sosta al mio appartamento sorvegliato dalle telecamere, mi hanno imposto di conversare con loro.

Dovevamo dare l’idea di essere amici, che io li stessi facendo entrare nel mio alloggio volontariamente. Il tutto a beneficio delle telecamere. Mi dicevano persino di sorridere ed io invece morivo di paura. Mi hanno fatto telefonare a Macchelli con cui avevo preso accordi per cambiare euro con valuta brasiliana. Hanno atteso che quell’imprenditore arrivasse con il suo amico e poi li hanno ammanettati nel soggiorno. Io invece sono stato spinto in cucina. Stavano già legandomi le mani con la cordicella strappata a un ventilatore da soffitto quando qualcuno per sbaglio ha chiamato sul citofono del mio alloggio. A quel punto mi hanno lasciato. Non ho visto nulla di quello che succedeva nell’altra stanza. Dicono che avevo in mano la borsa con i soldi invece si trattava dello zainetto di mio figlio dove custodivo i biglietti aerei per tornare in Italia con la mia compagna. Non hanno neppure cercato di togliermelo perchè erano soddisfatti del bottino”.

Una volta liberato, Tosoni ha raccontato di aver provato a contattare le autorità: “Ho chiamato subito un conoscente della polizia turistica ma il suo cellulare era staccato. Mi sono preso qualche ora per riflettere ma il giorno dopo la situazione è precipitata quando ho visto la mia foto sbattuta in pagina come un mostro nei giornali di mezzo mondo”. E riguardo al perché della sua mancata presentazione alla polizia per denunciare l’accaduto, Tosoni spiega: “Il mio avvocato mi ha consigliato di attendere per capire di cosa ero esattamente accusato. Quando ho letto il resoconto dell’interrogatorio di quei ragazzi mi è caduto il mondo addosso. Affermano che sono stato io a sgozzare quelle persone. Tutto falso. Come la circostanza che a mettermi in contatto con loro sia stato un piccolo criminale che avrei conosciuto in carcere. Peccato che in quell’istituto di pena non sono mai stato recluso”.

Tosoni è convinto di poter dimostrare la propria innocenza: “Ci sono immagini e una perizia che mi scagiona. Semmai l’incognita è l’atteggiamento preconcetto della giustizia brasiliana verso gli italiani a preoccuparmi. Sono innocente ma non nascondo di avere paura. Chiederò aiuto al consolato italiano. Non ho mai alzato le mani su nessuno, neppure per scherzo ed ora mi ritrovo con questa agghiacciante accusa sulle testa. Sono fuggito in Brasile, in un Paese dove non è consentita l’estradizione per i reati che ho compiuto in Italia. Sarei stato un pazzo a compiere un’azione così efferata nel mio alloggio che occupo da otto mesi e dove mi conoscono tutti. Le mie entrate e quelle della mia compagna sono registrate in banca – spiega -, nessun raggiro o affari strani, tutto alla luce del sole”.

Con queste parole si è conclusa poi la telefonata: “A Fortaleza c’è gente sospettata di diversi omicidi che circola libera, io chiederò gli arresti domiciliari ma so già che non mi saranno concessi. Sono italiano e qui è un peccato originale”. E riguardo a Macchelli ha aggiunto: “Lo ho avevo conosciuto dieci giorni prima. Mi aveva cambiato l’equivalente di 800 euro. Non pensavo che avrebbe accettato di convertire in valuta italiana quei 50 mila reais. Invece – lo dico col senno di poi – purtroppo si è presentato all’appuntamento. Sono addolorato per la sua famiglia e per quella dell’altra vittima ma giuro io non c’entro nulla. Sono stato l’esca nelle mani degli assassini”.