Avanti verso le elezioni, turandoci il naso

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Torno a parlare di politica dopo qualche tempo perché i nostri lettori sanno che non do troppo credito a tutto quel che si dice in questa campagna elettorale.

imagesCredo anche che chiunque – dotato di un minimo di sinapsi neuronale – la pensi come me.
Le ragioni di questo “celestiale distacco” risiedono nel fatto che tutti i principali competitori hanno detto tutto e poco dopo il suo contrario, negando responsabilità evidenti sulle varie bastonate fiscali e addebitandone la paternità a “Pantalone”, accusandosi vicendevolmente di ogni nefandezza e – secondo me – giocando anche sporco contro competitori minori che, pur anche con percentuali da prefisso telefonico, potevano dar fastidio in una competizione – pare – tanto giocata sul filo del rasoio in mote regioni che – invero – diventano fondamentali per il risultato finale, soprattutto al Senato.

Perché? Semplice.

Abbiamo una legge elettorale – da tutti vituperata ma da nessuno mai modificata – talmente macchiavellica e strana che, con una situazione di quasi perfetta parità tra i vari schieramenti e le ipotetiche alleanze, rende fondamentali  al fine della governabilità alche alcune centinaia di voti in una sola o due regioni al massimo.

E allora io credo che la vicenda Mps prima, Giannino ora e forse anche la vendita di La7 a Cairo non siano stati episodi casuali ma rientrino in disegni finalizzato a gettare ombre o creare polemiche contro avversari politici ben definiti.

Ma le ragioni di un “celestiale distacco” dalle vicende elettorali risiede anche nel fatto “che l’Europa ci guarda”.  E ci ha anche avvertito che – qualora i risultati elettorali non fossero graditi a qualche cancelleria – non si faranno scrupolo di tornare a metterci sotto pressione perché ci affidiamo nuovamente a quel gran salvatore della patria che – secondo loro – è superMario.

Vedrete che se – per qualche ragione che mi sfugge – per esempio il Cav vincesse lo spread tornerà ad essere il nemico da abbattere. Se Grillo avesse davvero le percentuali di voti di cui lo accreditano alcuni sondaggi esteri qualcuno in Europa chiederà a gran voce tutela per la democrazia italiana.

E re Giorgio che farà? Sì, perché l’altra variabile indipendente è che un capo dello stato a fine mandato avrà il compito di assegnare l’incarico di primo ministro al vincitore delle elezioni. E un parlamento appena appena eletto dovrà poi – a sua volta – eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Un bel groviglio di reciproche nomine. E considerando la levatura etica e morale dimostrata dalla classe politica italiana in questo periodo, non voglio neanche immaginare quali colpi bassi voleranno nelle stanze del potere.

A meno che un grillo porti scompiglio.