BELLINZONA – La pittura di Adolfo Visconti arriva alla Villa dei Cedri

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Prosegue il percorso del Museo Civico Villa dei Cedri di Bellinzona per l’approfondimento e la valorizzazione della pittura tra il XIX e il XX secolo. In questa occasione il Museo rivolge la scena espositiva ad Adolfo Feragutti Visconti (Pura, Canton Ticino, 1850 – Milano 1924). Considerato uno dei maggiori artisti ticinesi attivi tra Ottocento e Novecento, e divenuto cittadino italiano nel 1888, il pittore è il protagonista di una mostra antologica che restituisce uno sguardo completo sulle sue straordinarie doti artistiche e sulla sua poetica. Allestita nelle sale del piano terreno del Museo, la nuova esposizione si unisce alla mostra “La Raccolta Eugenio Balzan a Bellinzona|1944-2012”, in corso dallo scorso settembre, che sarà prorogata fino a novembre 2013.

Grazie alla collaborazione della Fondazione Internazionale Balzan e al consenso riscontrato nel pubblico elvetico e italiano, al secondo piano sarà dunque possibile ammirare, ancora per diversi mesi, un nucleo di preziose tele raccolte dal collezionista di Badia Polesine; dipinti di assoluta qualità artistica di norma non visibili al pubblico. “La libertà della pittura”, curata da Giovanna Ginex, storica dell’arte, e da Anna Lisa Galizia, conservatore del Museo Civico Villa dei Cedri, rappresenta un momento di approdo e di completamento a un lungo lavoro di ricerca scientifica sull’artista. È infatti l’esito di un percorso di studi che trova il suo punto cardine nella realizzazione di un importante volume monografico edito nel 2011 (Adolfo Feragutti Visconti. 1850–1924, Cornèr Banca, Skira), curato da Giovanna Ginex. Questa pubblicazione è il punto di partenza della mostra che, attraverso una selezione di oltre ottanta opere – di cui almeno una trentina venute alla luce in occasione dei più recenti studi – documenta con esempi di eccellenza l’intero percorso artistico di Feragutti, offrendo al pubblico l’arte di un pittore di cui ora tornano in piena luce lo spessore e l’originalità.

Un'opera di Adolfo Visconti
Un’opera di Adolfo Visconti

La rassegna dedicata a Adolfo Feragutti Visconti, oltre a documentare l’evoluzione della sua produzione secondo un itinerario allestitivo di tipo antologico, rende omaggio anche al linguaggio unico che contraddistingue l’ultima stagione dell’artista, frutto dell’esperienza umana e della sperimentazione pittorica maturate durante il periodo trascorso in Argentina. Feragutti si libera da ogni residuo accademismo sostituendovi un personalissimo stile che, abbandonando linee e contorni, privilegia le qualità della materia pittorica e del colore pur senza intaccare l’esito della rappresentazione. La rassegna, organizzata secondo un doppio binario espositivo (cronologico e tematico), documenta queste trasformazioni, offrendo un cammino ragionato che illustra i maggiori orientamenti del lavoro dell’artista. Adolfo Feragutti Visconti dopo la morte del padre, a soli 16 anni migra a Milano per apprendere l’arte pittorica. Dopo un’esperienza nell’ambito dell’artigianato artistico, con il desiderio di affinare la sua tecnica, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera dove dal 1864 è allievo di Luigi Bisi. Supera i corsi con profitto e nel 1873 esordisce come pittore prospettico.

Da qui prende avvio una carriera che, in oltre quarant’anni di intensa attività e costante presenza alle rassegne espositive nazionali e internazionali, gli vale numerosi riconoscimenti. Feragutti Visconti sperimenta diverse tematiche artistiche: pittura di genere, di storia (che gli conferisce anche la fama di pittore colorista), “en plein air” e una grande attenzione per la natura morta che, a partire dal 1883, lo accompagnerà per oltre due decenni. Periodo in cui però sperimenta e approfondisce parallelamente anche altri generi, a partire dalla ritrattistica su committenza, grazie alle numerose richieste di un’appassionata borghesia milanese e ticinese, sua committente. Il suo variegato percorso artistico lo conduce sino alla pittura sociale per abbracciare infine la pittura sacra e il simbolismo. Vale la pena ricordare il breve, ma intenso periodo Sud Americano, che ha luogo proprio in questi anni, con il soggiorno in Argentina, sino alla regione della Patagonia, tra il 1907 e il 1909 in cui è impegnato ad illustrare vari aspetti della vita dei nativi e degli straordinari paesaggi del luogo. Opera simbolo del periodo dedicato alla natura morta è Uva per il vino santo presentato nel 1887 a Venezia, altissimo esempio di un tema iconografico che per almeno due decenni ricorrerà nella sua produzione in diverse versioni, fino allo splendido dittico di Uva bianca e Uva nera.

Nella mostra spicca anche l’opera Giorni felici – esposto nel 1888 – impostato nella quiete di Breno, nell’alto Malcantone, dove il pittore soggiornò nell’estate del 1887 e negli anni immediatamente a seguire. Per quanto riguarda la ritrattistica è invece da ammirare il Ritratto della nobile signora Eleonora Cottalorda Tellini che gli vale il Premio Principe Umberto e la consacrazione ufficiale come ritrattista in occasione della prima Triennale di Brera, nel 1891. Di grande pregio sono, ancora, i pastelli de Le Maghe persiane che appartengono al periodo simbolista. Le immagini femminili che ricorrono in questa serie rappresentano un’ulteriore variante di quella ripetuta, quasi ossessiva e sensuale figura di donna che Feragutti sembra inseguire nel corso della sua lunga carriera artistica. Conquistano inoltre per intensità comunicativa e cromatismo le opere realizzate durante il soggiorno in Patagonia, tra cui Maternidad (1908-1910) e Testa di indio della Terra del Fuoco (1908). Spicca infine per l’assoluta qualità pittorica “La signora delle Ortensie” (1921), un dipinto, appartenente alla collezione del Museo Villa dei Cedri, che si connota per l’uso stemperato e fluido del colore che consacra Feragutti anche tra i protagonisti del primo Novecento pittorico. Il catalogo è curato da Giovanna Ginex, edito da Skira 2012, 16,5 x 24 cm, 88 pagine, 49 a colori, brossura, chf 18.00 a 15 euro. Informazioni sul sito internet.