BOVEZZO – Lutto nel giornalismo bresciano, morto Sergio Botta

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E’ mancato a 69 anni un collega, il giornalista Sergio Botta. E’ mancato un amico. Da tempo soffriva di una grave malattia che alcuni mesi fa lo aveva portato a ritirarsi dalla sua attività. Scriveva per il “Giornale di Brescia”, testata nella quale era tornato dopo una breve parentesi alla “Gazzetta di Brescia” e al “Bresciaoggi”.

Sergio Botta
Sergio Botta

Era corrispondente dalla media Valtrompia, dalla Valle del Garza e da alcuni comuni dell’hinterland cittadino. I funerali si svolgeranno venerdi 15 febbraio alle ore 10,30 nella parrocchiale di Bovezzo partendo dall’abitazione di via Battisti 23. Lascia la moglie con cui era sposato da oltre 40 anni. Lascia certamente un vuoto nel mondo del giornalismo, quel giornalismo povero ma vero che attinge poco dai freddi comunicati stampa, quel giornalismo esercitato ancora da semplici e umili corrispondenti che dalla periferia mandano notizie, seguono interminabili consigli comunali, sono sempre presenti sul posto in casi di cronaca nera o eventi di calamità naturale.

Ad ogni ora del giorno e della notte Sergio era il primo ad arrivare. Annotava paziente ogni cosa, inseguiva chi fosse in grado di fornirgli il particolare che nel suo pezzo rappresentava un qualcosa in più che altri non avevano. Amava definirsi uno “studioso” delle tradizioni e della storia valtrumpline. Aveva nel suo archivio centinaia di taccuini fitti di notizie scritte nell’arco di almeno 25 anni. Andava a rispolverarli qualora servissero per confrontare gli eventi con i tempi attuali e magari ti chiamava per scambiare un’opinione sui fatti, sulle persone e sugli avvenimenti citati in quei taccuini. Era orgoglioso di questa sua abitudine. Teneva banco nelle conferenze stampa, noi amavamo prenderlo in giro bonariamente per il suo puntualizzare, mettere i puntini e confrontare periodi e date.

Non si arrabbiava mai, nel suo carattere spiccava la capacità di stupirsi; stupirsi ancora per  una battuta non capita, stupirsi se un pezzo non veniva debitamente apprezzato; tuttavia la sua educazione e la sua semplicità, a volte disarmante, non lo portava mai a situazioni di rottura. Quando affrontò una brutta operazione, quattro anni fa, dopo la convalescenza tornò ancora sul campo. Scrivere era la sua passione e la sua vita. Lui c’era sempre. Dopo l’ultima brutta malattia si era ritirato. Mancano i suoi pezzi (“non mi danno mai righe sufficenti” diceva) essenziali, puntuali,dettagliati.

1 Commento

  1. Brava Pia mi è piaciuto! Bello lo rappresenta: aggiungerei solo che nonostante fosse una persona socievole e scherzosa, era anche un uomo di “vecchio stampo” che non faceva battute fuori posto e che amava stare con i giovani.
    Ciao

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