SAN FELICE – Epidemia del 2009, due condanne nei vertici del ciclo idrico

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Causa della diffusione dell’epidemia di gastroenterite che nel giugno del 2009 colpì numerosi residenti e turisti, per un totale di circa 2mila persone, fu l’acquedotto. Questo è quanto ha stabilito il Tribunale di Brescia, che ha condannato per epidemia colposa due dei tre imputati: Franco Romano Richetti, amministratore delegato di Garda Uno, e Mario Giacomelli, responsabile del ciclo idrico integrato. Entrambi sono stati condannati ad un anno e quattro mesi di reclusione, ma in quanto incensurati hanno diritto alla sospensione della pena. È stato inoltre disposto il non doversi procedere per i reati di lesioni nei confronti di alcuni cittadini in quanto le querele sono state ritirate. Per loro anche una pena pecuniaria: il versamento di 120mila euro alle parti civili, circa una decina, somma devoluta a titolo di risarcimento del danno. Mario Bocchio, il presidente del consorzio che gestisce l’acquedotto di San Felice del Benaco e di altri Comuni del Garda è stato invece assolto per non aver commesso il fatto.

Dopo ben otto ore di camera di consiglio, il Presidente del collegio giudicante Anna Di Martino ha letto la sentenza di primo grado con la quale sono state ridotte di un anno le pene richieste dal pm che si occupa del procedimento, Claudio Pinto, il quale aveva formulato a richiesta di condanna per i vertici della società a due anni e quattro mesi di reclusione per epidemia colposa, lesioni e distribuzione di alimenti adulterati.

San Felice epidemia
Emessa la sentenza di primo grado: due condanne

A distanza di tre anni e mezzo dall’epidemia, dunque, è arrivata la sentenza che con chiarezza delinea le responsabilità della società Garda Uno, colpevole della cattiva gestione dell’acquedotto lacustre. I legali di Garda Uno, tuttavia, aspettano a gettare la spugna, ma rimangono in attesa delle motivazioni della sentenza, che verranno depositate nei prossimi giorni, per valutare l’opportunità di intraprendere un ricorso in appello. “Pur soddisfatti per l’assoluzione di Bocchio – ha commentato l’avvocato Marina Zalin – attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza e ci riserviamo di ricorrere in appello”.

Di diverso avviso, l’avvocato Pietro Garbarino, legale di Federconsumatori: “Si tratta – ha detto – di una sentenza che certamente non era scontata nel suo esito e che ha dimostrato da parte del tribunale un notevolissimo approfondimento. Non dimentichiamo che il tribunale ha fatto svolgere una propria perizia, in qualche maniera non attenendosi alle risultanze peritali che erano emerse durante le indagini, ma ha approfondito anche la posizione di singoli imputati tant’è vero che è arrivata ad una dichiarazione di responsabilità soltanto per due di essi escludendone il terzo, il che significa che la valutazione è stata estremamente scrupolosa.

Crediamo che specialmente per quello che è successo nella parte finale del dibattimento, dopo gli esiti della perizia, dopo l’audizione del consulente dell’ufficio e anche dopo gli interrogatori e gli esami degli imputati, siano emerse con chiarezza alcune situazioni di negligenza con particolare riferimento alla insufficiente clorazione dell’impianto per almeno una quindicina di giorni che evidentemente non potevano non avere esito in una dichiarazione di responsabilità. Responsabilità che il Tribunale ha comunque attenuato, tant’è vero che avete visto che ha in qualche modo ridotto e assorbito il capo d’imputazione, ma nello stesso tempo ritenendo comunque che l’epidemia colposa si sia verificata, che questa epidemia fosse dovuta all’acqua e in particolare alla cattiva qualità dell’acqua. È abbastanza rilevante la condanna a una provvisionale e al risarcimento dei danni anche nei confronti di un ente esponenziale perchè la cosa non era scontata e si sottolinea invece il fatto che c’è stato un po’ un attentato volendo parlare in termini non tecnici, alla collettività e alla sua salute e igiene generale”.

I primi a esultare per l’esito della vicenda giudiziaria sono stati i rappresentanti del Comitato Acqua Benaco. “Nonostante quasi quattro anni di attesa sembrino tanti – ha commentato Maddalena De Cillà – siamo contenti per i tempi del giudizio: poteva andare peggio. Ci è piaciuto come la presidente del collegio Anna De Martino ha condotto il processo, è stata ammirevole. Per la sentenza, anche se non è bello gioire quando qualcuno viene condannato, siamo contenti perché dimostra che avevamo ragione sulla malagestione dell’acquedotto. Ci saranno ricorsi, ma questo è un grosso passo avanti: ora ci sarà un occhio di riguardo nel gestire l’acquedotto. Durante il processo il fatto medico è stato messo quasi subito in secondo piano rispetto al fatto tecnico. Per quanto riguarda la richiesta di risarcimento chi ha accettato quello in sede processuale uscendo dal dibattimento ha già ricevuto i primi soldi, chi non lo ha accettato andrà avanti con causa civile”.

Sulla questione si è espresso anche Gianluigi Marsiletti, consigliere di minoranza: “Questa sentenza sembra confermare un vecchio detto, che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. La gestione precedente, pur con limiti finanziari che poteva avere, è sempre stata in grado di assicurare la salubrità dell’acqua e senza interrompere neanche per brevissimi periodi il servizio e spesso per sopperire alle carenze dei vicini erano questi che venivano a rifornirsi a San Felice. Ergo – ha detto Marsiletti – qualche carenza evidentemente c’è stata, è stata rilevata e confermata in questo giudizio di primo grado. Al di là della condanna, c’è da approfondire la responsabilità e l’adeguatezza della gestione: in tutte le società, pubbliche e private, chi è in testa è responsabile di chi è sotto”.