GARDA – Allo studio nuove forme di tassazione per i turisti

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Da Castelnuovo a Malcesine, i sindaci del Garda ipotizzano interventi per riempire le casse pubbliche. I sindaci della sponda veronese stanno vagliando una nuova tassa: “Quella per il soggiorno non va: colpisce solo chi resta in albergo”.

Qualcuno ipotizza l’introduzione di una tassa d’ingresso ai parchi divertimento del Garda, qualcun altro una quota aggiuntiva al pedaggio per chi esce ai caselli autostradali delle località del lago. Altri guardano con interessa alla tassa di sbarco, già applicata la scorsa stagione turistica a Capri, altri ancora propongono di aumentare la tariffa ordinaria dei parcheggi comunali.

Al di là di ciò, tutti i primi cittadini della sponda veronese del Garda concordano sul fatto che la tassa di soggiorno deve essere ripensata, perché così come applicata ora colpisce solo chi sceglie di pernottare sulla riviera benacense, senza sfiorare il turismo ‘mordi e fuggi’, cioè quei turisti che sul lago fanno una toccata e fuga, producendo comunque disagi, come ingorghi di traffico, inquinamenti e rifiuti.

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I Comuni studiano nuove modalità per procurarsi introiti

“La viabilità e la qualità della vita degli abitanti di Castelnuovo, nei mesi estivi, è decisamente condizionata dalla presenza di Gardaland, che però porta lavoro ed indotto – ha detto Maurizio Bernardi, sindaco del Comune di Castelnuovo – ; all’inizio del mio mandato mi ero informato con gli uffici tecnici se fosse possibile per il Comune introdurre una tassa sul biglietto d’ingresso al parco, ma la strada non è praticabile. Per il turismo mordi e fuggi occorre individuare modalità tecnicamente corrette”. Modalità che il sindaco di Torri del Benaco, Giorgio Passionelli, presidente della Comunità del Garda, ritiene debbano trovare concretezza il prima possibile: “Occorre pensare ad una tassa diversa, legata alla spesa in generale e non solo a quella alberghiera.

All’estero il turista paga una tassa di scopo, in forma di aliquota aggiuntiva sul bene che acquista, dal gelato al pranzo al ristorante”. In questo modo la tassa finirebbe con lo spalmarsi in modo proporzionale su tutti i beni acquistati. Un percorso che, secondo Antonio Pasotti, il sindaco di Garda, deve essere discusso anche con i sindaci della sponda trentina e bresciana del lago: “Ci stiamo ragionando anche alla luce del fatto che in prospettiva una parte della tassa di soggiorno, così come è strutturata ora, dovrebbe andare a Stato e Regione – ha detto – ; la Comunità del Garda dovrebbe farsi carico di elaborare una proposta unitaria da portare a Roma”.

La proposta potrebbe andare nella direzione delle previsioni del Piano strategico nazionale per il turismo, elaborato a fine anno, che individua tra le azioni prioritarie l’abbandono della tassa di soggiorno per sostituirla con la tassa di scopo, formulata con criteri più omogenei da applicare uniformemente in tutto il Paese. “Tassare il bene potrebbe rappresentare una soluzione” – ha detto Michele Benamati, alla guida dell’amministrazione di Malcesine – ma non immagino come sia possibile in concreto. Bisogna quindi trovare una soluzione che renda gestibile la riscossione del tributo. Ci stiamo ponendo da mesi il problema, infatti non abbiamo ancora deciso se applicare la tassa di soggiorno che scontenta gli albergatori. Di alternative finora non ne abbiamo individuate. Attendiamo gli esiti di una simulazione sull’aumento della tariffa dei parcheggi, che colpirebbe soprattutto il turista mordi e fuggi”.

Il Comune di Malcesine lavora anche sulla possibilità di introdurre un tributo di soggiorno molto contenuto e un altrettanto contenuto aumento delle tariffe per la sosta. “Ma si potrebbe valutare insieme alle altre amministrazioni anche la possibilità di una tassa di sbarco, su chi utilizza i traghetti del Garda”, ha concluso Benamati.

Non mancano, tuttavia, voci discordanti rispetto al progetto di introdurre una nuova tassa sul turismo: Renzo Franceschini, sindaco di Lazise, ha infatti sottolineato che “se il bilancio quadra noi non introdurremo nessun balzello. In un contesto di incertezza generale, in cui la gente ha sempre meno soldi da spendere, bisogna mandare segnali tranquillizzanti e non prevedere aumenti, almeno da parte della prima industria italiana, quella turistica. L’anno scorso abbiamo ritoccato le tariffe dei parcheggi, passate da 1,30 a 1,50 euro all’ora. L’intervento ricade su tutti i visitatori. Al massimo ora si potrebbe ragionare sull’istituzione di una tassa di scopo, a termine, orientata ad interventi specifici, evitando comunque ulteriori tributi fissi, per rimpinguare le casse dei Comuni, colpite da tagli sempre più pesanti”.