BAGOLINO – Carnevale 2013, continua la storica tradizione di maschere

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Il Carnevale bagosso sta iniziando in queste ore a prendere corpo per le strade.

La tradizione risale almeno al XVI secolo, come documentato gli scritti conservati nell’archivio comunale: una deliberazione del 1518 disponeva di ricompensare con una forma di formaggio la Compagnia di Laveno, intervenuta a rallegrare la festa di carnevale.

Essa è una manifestazione spontanea, non è pertanto vincolato da programmi prestabiliti.

carnevale bagolino bigTra poco, dalle ore 15 alle ore 17, si potrà assistere all’esibizione del gruppo danzante dei piccoli ballerini, con l’eventuale presenza di maschere e di carri allegorici.

Domani, lunedì 11 febbraio 2013, alle 6.30 nella Chiesa Parrocchiale di San Giorgio verrà celebrata la santa Messa e i “Ballerini” inizieranno il loro primo ballo presso la casa Canonica del Parroco. Seguiranno per tutto il giorno, lungo le contrade del borgo, le danze dei “Ballerini”, accompagnati dalla musica dei “Suonatori”.

Durante il pomeriggio il gruppo danzante “Piccoli Ballerini” sfilerà lungo la via San Giorgio, con l’eventuale presenza di carri allegorici.

La giornata di martedì,12 febbraio 2013, sarà vivacizzata dai “Ballerini” dai carri e dalle “Maschere” dalle 8 falle 20 quando, il Carnevale si concluderà in Piazza Marconi con il tradizionale ballo dell’“Ariosa”.

La tradizione dei Balarì, che si esibiscono esclusivamente il lunedì ed il martedì di carnevale, rappresenta l’aspetto più spettacolare del Carnevale Bagosso: il violino è lo strumento che detta la melodia conduttrice dei vari brani che compongono l’ampio repertorio musicale che accompagna i balli.

Caratteristici sono i costumi dei ballerini, a cominciare dal cappello in feltro interamente ricoperto da un lungo nastro rosso sapientemente ripiegato, ornato di ricami, di monili e di fettucce multicolori che formano un grande fiocco. La tradizione vuole che sulla fettuccia rossa siano cuciti accuratamente monili d’oro, quali catene, spille, orecchini, e anelli di famiglia, o presi in prestito.

Il volto è nascosto da una maschera di color avorio, priva di espressione: anticamente essa era di tela, spalmata all’interno di cera perché il sudore del ballerino non la bagnasse.

Formano inoltre il costume un’ampia fascia di seta, posta a tracolla sulla spalla sinistra, che reca sontuosi ricami di fiori, passamanerie o inserti di pizzo all’uncinetto. La fascia scende sul vestito scuro, con giacca e pantaloni ai ginocchi; sulle spalle è posto inoltre un grande scialle a frange, che cade lungo la schiena e viene fissato sotto le spalline. Completano il costume i guanti bianchi, le scarpe nere e le calze bianche, lavorate a mano con i ferri, con motivi tutti differenti di trafori, nocciole, trecce e fermate al polpaccio da una passamaneria tessuta al telaio in loco.

La tradizione delle maschere ha invece carattere più popolano e fa riferimento alla tradizione della burla carnevalesca consumata sempre mantenendo incognita la propria identità: i personaggi si muovono disordinatamente tra la folla, con maschere grottesche o paurose e zoccoli di legno che producono frastuono sul selciato delle vie; prendono di mira le persone che vogliono canzonare toccandole nei genitali, usanza che ricorda antichi rituali di fertilità. Indossano i costumi, sia maschili che femminili, tipici della tradizione bagossa: di solito si muovono in coppia travestiti da “vecio” e “vecia”. A nascondere la identità dei Maschér deve contribuire anche la goffa postura, la camminata strascicata e l’uso di una voce in falsetto.