BRESCIA – Soluzioni per chi non ha casa. Fondo affitti ed edifici vuoti

0

Martedì scorso si è svolto l’incontro pubblico “Mai senza casa” promosso dalla Cgil di Brescia e dal Sunia al quale hanno partecipato anche il sindaco della Loggia Adriano Paroli e i gruppi consiliari. Nel convegno sono state esaminate varie proposte e soluzioni per affrontare il problema. Ecco quanto è uscito dall’incontro.

La dimensione dei problemi che investono il bisogno casa è più ampio e diffuso di quanto percepiamo. In tempi precrisi le risposte a questo livello hanno sviluppato misure che insieme alla realtà diffusa delle associazioni e del mondo cooperativo, pure essi in difficoltà, hanno affrontato il disagio con strumenti diventati “ordinari”. Questi ora, nell’esasperarsi della crisi sociale e occupazionale,  sono insufficienti. Occorre ricercarne di nuovi, più adeguati, superando l’esasperazione di operatori in prima linea sul disagio sempre più in difficoltà per effetto dei tagli alla spesa sociale. A centinaia, in questa città, dormono sui treni, nei parcheggi, intorno alle case. Davanti a questa situazione, gli sforzi fatti anche dal Comune di Brescia, non bastano.

relocate homeLe risorse messe a disposizione (Delibera 570 dell’Ottobre 2012) per prevenire gli sfratti, ci risulta, siano state utilizzate solo parzialmente 50 mila (sui 250 mila stanziati) per scarsa informazione, difficoltà nelle procedure, mancanza di tempestività nelle valutazioni delle domande, ma soprattutto per indisponibilità da parte dei proprietari. Questi ultimi, nella sofferenza, spesso non vogliono sentir ragione e considerano la subentrata morosità come rottura inappellabile del rapporto di fiducia, fino ad arrivare spesso a non riaffittare più, l’appartamento di loro proprietà, quando e se, liberato. Fra questi ultimi risalta il fenomeno nuovo della rinuncia ad attivare le procedure di sfratto per la loro onerosità. Un fenomeno che alimenta la caduta della qualità dei rapporti sociali in favore di una maggiore conflittualità.

Potrebbe aiutare possibili soluzioni positive, la ricerca di possibilità per introdurre,  come in altre Regioni, la proroga all’attuazione degli sfratti, favorendo l’istituzione di dispositivi per concretizzare quella relazione di aiuto che permette il passaggio di casa in casa, in modo che persone cadute possano rimettersi in piedi. I 20 alloggi di riserva promessi secondo gli impegni assunti dalla proprietà devono concretizzarsi. In aggiunta, resta insuperabile il bisogno di appartamenti disponibili. Quale soluzione temporanea, va individuato il luogo dove situare le casette prima usate per ospitare gli operai della metropolitana, restando incomprensibile il motivo per cui sono state smontate, quando centinaia di persone dormono all’addiaccio. Vanno individuate strutture vuote e inutilizzate, facilmente riadattabili, da usare per l’emergenza e quale fase di passaggio verso soluzioni adeguate. Anche i beni confiscati alla mafia, se rispondono all’uso abitativo, possono essere destinati per rispondere al disagio sociale.

Il Comune di Brescia, i Comuni, devono pensare azioni per acquisire appartamenti, fra l’edificato vuoto e invenduto (fermo il nostro no al consumo ulteriore di suolo e di cementificazione). Spazi sono ricavabili anche nella torre Tintoretto, senza ricostruire una logica di ghettizzazione, nelle more della sua ristrutturazione. I motivi per l’azione non mancano: senso dell’umanità, di solidarietà, collaborazione, senso di civiltà, fino alla necessità di garantire condizioni di igiene e sicurezza per tutte e tutti, favorendo una dinamica economica positiva. Il Comune di Brescia, città capoluogo, può farsi parte attiva fra tutti i diversi protagonisti sociali, economici e istituzionali, perché si individuino senza ulteriore indugio, soluzioni praticabili, interpellando le società immobiliari, i grandi proprietari, i costruttori, le Fondazioni e gli Istituti bancari per le case pignorate a seguito inadempienza mutui. Vanno realizzate presso questi ultimi condizioni meno onerose di accesso al credito.

Alla Regione chiediamo misure immediate, anche in queste settimane, di finanziare il Fondo affitti e di istituire il Fondo di solidarietà ai Comuni alle prese con l’emergenza casa (uso legittimo e necessario di risorse al posto delle troppe malversazioni e operazioni clientelari del passato). Le entrate per cessioni di abitazioni pubbliche o Aler, cui stanno procedendo anche alcuni Comuni di Provincia, vanno condizionate al ripristino del patrimonio di edilizia popolare. Le soluzioni proposte, non sono facili, ma sono urgenti e obbligate dall’aggravarsi della crisi. Non affrontare la straordinarietà della situazione con risposte altrettanto straordinarie, espone a situazioni che possono diventare ingovernabili, aumentando i costi finanziari, sociali ed economici. Ascoltare il senso di giustizia e di comunità, può suggerire, oltre le differenze e le divisioni politiche, soluzioni fino a ieri impensate nella direzione di risolvere le emergenze e, nello stesso tempo, aiutare lo sviluppo sociale ed economico in questa realtà che condividiamo.