Le elezioni e i politici “choc”

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Ho volutamente evitato di commentare per qualche periodo le vicende politiche legate alla campagna elettorale. L’avevo fatto qualche giorno addietro argomentando sulla “faccia” di quei politici che hanno caricato di tasse gli italiani e poi si sono detti pronti – in pieno p460x276_1331909131casini twittersvolgimento della bagarre elettorale – a ridurle se non a restituirle. Avevo ricordato ai nostri lettori – e torno a farlo ora – che, i provvedimenti del governo tecnico, Monti li ha presentati in Parlamento, ma i partiti che lo sostenevano – Pd, PdL, UdC – li hanno votati e resi operativi. Quindi sono TUTTI responsabili del peso fiscale che grava sulle nostre spalle. E torno a ricordare ai nostri lettori che, mentre ci massacravano di tasse, non hanno fatto nulla, ma proprio nulla, per ridurre gli sprechi della pubblica amministrazione e ridurre i loro privilegi di casta.

Ora veniamo ai giorni nostri e analizziamo il comportamento dei vari “leader”.

Monti ha cambiato pelle. Da “sobrio gentleman lodennizzato” si è trasformato in duro centravanti di sfondamento elettorale, con un fraseggio e una postura corporea così lontana dalla sua indole professorale da far ridere i polli: non ci crede nessuno alle cose che dice. Un esempio per tutte? “il redditometro è una bomba a orologeria”. Applausi: chi l’ha portato in Parlamento? Forse io?

Bersani è sempre lui. Per chi ci crede una certezza. E per chi non ci crede – come me – è tuttavia onesto riconoscere che è il più coerente del gruppo e che il Pd un qualche sforzo creativo per rinnovarsi l’ha pur fatto.

Casini è sempre lui anche lui. Faceva il “delfino” di Forlani nella vecchia Dc ed è in Parlamento da non so più nemmeno quanti anni, si è alleato con chiunque gli garantisse una qualche poltrona e ha la faccia tosta di presentarsi come un cattolico-liberale di ultima generazione “così attento al bene del paese” che se non c’era lui ad indicare Monti a Napolitano nel 2011 facevamo sicuramente la fine della Grecia. Il principe De Curtis, in arte Totò gli direbbe: “Ma ci faccia il piacere!”

finiFini…Chi? Dove?

Berlusconi è sempre un grande. Ma chi poteva pensare di andare in televisione e tornare a spararle grosse come lui? Secondo me nessuno. Via l’Imu e completa restituzione di quella pagata nel 2012; via l’Irap, sì ma con discrezione, in cinque anni; condono tombale e nuove regole fiscali (no scusate, si era espresso male, era solo un condono sulle pendenze Equitalia e mai quello edilizio); dimezzamento del numero dei parlamentari (sì ma – ovviamente – alle elezioni del 2017 perché intanto andiamo via così, poi si vedrà); l’accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati in terra elvetica è praticamente pronto, già anche scritto, manca solo la firma; e dulcis in fundo la vendita del patrimonio immobiliare dello stato, il patrimonio immobiliare dello stato: mi fa impazzire questa cavcosa, la dicono tutti, da cinquant’anni, e mai nessuno la fa. Secondo me nemmeno sanno quel che dicono.

Ho dimenticato qualcuno? Me ne scuso, ma sono talmente tanti! Ingroia, Vendola, Di Pietro, i Fratelli d’Italia dove li lasciamo?

E poi, dopo tutto questo, se la prendono con chi sogna Grillo al 51%: dagli al populismo da quattro soldi, all’antipolitica, al qualunquismo.

Non so voi ma io non li reggo più. Ma la cosa tristissima è che non so cosa fare.

Non andare a votare? Tanto se ne fregano: se anche andassero solo il 30% degli aventi diritto, come in Sicilia, direbbero che sono legittimati ugualmente a governare e “tecnicamente” avrebbero pure ragione.

Prendere i forconi e scendere in piazza? Non sarebbe “democratico”.

Aprire le finestre a gridare tutti insieme “siamo incazzati neri e tutto questo non lo sopportiamo più”, come nello storico film? Perfettamente inutile.

Augurarsi un piccolo terremoto con epicentro il Parlamento e tutti i palazzi del potere romano, ovviamente in orario in cui sono tutti vuoti per non fare vittime? Un sogno “peccaminoso” e masochistico perché per ricostruirli ci tasserebbero “una tantum”.

Sto cercando di fare del sarcasmo su argomenti serissimi perché davvero non ho proposte costruttive, realistiche e percorribili. D’altra parte sono solo un piccolo scrivano di provincia, mica uno di quei giornalisti importanti e famosi che – guarda caso – sono finiti candidati in Parlamento. Loro sì, che sanno cosa è necessario fare.