SAN FELICE – Epidemia del 2009: il pm chiede 2 anni e 4 mesi

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La prossima udienza l’8 febbraio, giorno in cui gli imputati, il presidente di Garda Uno Mario Bocchio, il direttore generale  Franco Romano Ricchetti e il responsabile del settore ciclo-idrico integrato Mario Giacomelli, torneranno in aula per conoscere il se ed il quantum di pena. I loro avvocati potranno presentare eventuali repliche e poi il presidente del collegio Anna Di Martino emetterà il verdetto finale.

San Felice Epidemia
Il Tribunale di Brescia

Nell’udienza dei giorni scorsi l’accusa, pubblica e privata, ha formulato le sue conclusioni: il pubblico ministero Claudio Pinto ha chiesto che i vertici della società Garda Uno, da lui considerati i responsabili dell’epidemia, siano condannati a due anni e quattro mesi di reclusione per epidemia colposa, lesioni e distribuzione di alimenti adulterati. Presupposto da cui parte la procura, dunque, è la prova della penale responsabilità dell’azienda per l’intossicazione di 2mila persone.

In modo particolare, il pm ha posto l’accento su una serie di elementi emersi dalle indagini: il fatto che l’epidemia di gastroenterite sia stata provocata dall’acqua contaminata e che l’impianto idrico gestito da Garda Uno aveva due impianti di clorazione ma ne funzionava uno soltanto. Pinto ha anche sottolineato che il grave disturbo non poteva essere causato da un batterio influenzale, giacché in un campeggio di San Felice non collegato all’acquedotto non si è registrato, nel 2009, alcun caso di intossicazione.

Le parti civili, 15 in totale, hanno chiesto il riconoscimento dell’accertamento della penale responsabilità dei tre imputati, conformandosi alle richieste del pm, oltre al risarcimento del danno. Sempre secondo le parti civili, la contaminazione dell’acqua era un evento prevedibile alla luce di un impianto obsoleto. Da ricordare, in tale sede, che la maggioranza delle persone colpite dall’epidemia sono uscite dal processo, accontentandosi di un ristoro di 750 euro a testa sborsato dall’azienda.

Il difensore degli imputati, invece, hanno chiesto l’assoluzione con formula piena, perché il fatto non costituisce reato e perché non sussiste. “Tutte le risultanze delle indagini e del dibattimento – ha detto Marina Zalin, legale dei tre imputati – non hanno dal nostro punto di vista chiarito qual è la causa di questa gastroenterite perchè ci sono delle analisi che hanno dei dati contrastanti tra loro”.

La difesa ha poi sottolineato come “gli addebiti di responsabilità che vengono mossi riguardo la gestione dell’impianto non possono essere condivisi: sono stati peraltro scremati notevolmente rispetto a quello che era l’originario impianto del pubblico ministero, e sui due punti fondamentali abbiamo sottoposto al Tribunale argomenti importanti. Secondo l’accusa non era sufficiente – ha aggiunto l’avvocato -, noi abbiamo prodotto prove che dicono esattamente il contrario”. Oggetto di discussione anche il tema della manutenzione dei filtri. “La sostituzione – ha rimarcato Marina Zalin – doveva avvenire in media ogni dieci anni e la stessa era stata effettuata nel 2006 dal Comune”. L’ultima parola ai nostri giudici, che emetteranno sentenza nei prossimi giorni.