OSPITALETTO – “Orizzonti di solidarietà”, si parte con don Murgioni

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Si terrà martedì 5 febbraio alle ore 20,30, alla biblioteca di Ospitaletto, la presentazione del libro di Anselmo Palini “Dalla mia cella posso vedere il mare”. All’evento parteciperanno Don Renato Soregaroli missionario in Uruguay negli anni della prigionia di don Murgioni e parroco di Ospitaletto, Juan Baladàn Gadea musicista uruguayano, prigioniero politico per oltre tredici anni, alcuni dei quali trascorsi nello stesso carcere in cui era rinchiuso don Pierluigi, Don Saverio Mori compagno di seminario, di missione e di prigionia di don Murgioni, Pino Murgioni, fratello di Pierluigi, l’autore del libro Anselmo Palini e Patrizia Chiodelli assessore alla Cultura di Ospitaletto.

“Orizzonti di solidarietà” è un ciclo di iniziative proposto dalla Parrocchia di Ospitaletto e dall’amministrazione comunale per sensibilizzare i cittadini sulla necessità della condivisione. “Sono convinto che, solo coltivando un profondo senso di solidarietà, sia possibile costruire un tessuto sociale coeso e attento ai bisogni di tutti – dichiara il sindaco Giovanni Battista Sarnico.- Credo che in questo periodo di crisi si debba ritrovare una ragione profonda per stare insieme, attraverso un orizzonte di valori che permetta di andare oltre le nostre difficoltà personali. Per riconoscere questi valori sono importanti i testimoni del nostro tempo: testimoni come Pierluigi Murgioni”. È l’autunno del 1973 e don Renato Soregaroli, che poi sarà parroco di Ospitaletto dal 1995 al 2009, è in Uruguay per alternarsi con don Saverio Mori nelle visite in carcere a don Murgioni. In Uruguay ci resterà fino al 1984. Ora è missionario in Brasile.

Don Pierluigi Murgioni a Gaino
Don Pierluigi Murgioni a Gaino

Il Concilio Vaticano II, la scelta di aiutare i poveri e la denuncia delle ingiustizie, la testimonianza evangelica e la persecuzione: tutto questo è nella vicenda del bresciano Pierluigi Murgioni. Arrestato e sottoposto a inaudite torture, venne rinchiuso in carcere per oltre cinque anni, dal maggio 1972 all’ottobre 1977. La sua colpa: aver proposto con la parola il messaggio di pace e di giustizia. Ma in Uruguay, retto da una dittatura militare, predicare il vangelo significava essere considerato un pericoloso sovversivo. Per un certo periodo nel carcere di Punta Carretas è stato detenuto nello stesso piano in cui era rinchiuso anche l’attuale presidente dell’Uruguay José Mujica e che restò tredici anni di prigione. Don Pierluigi viene poi rilasciato grazie all’interessamento della Santa Sede e del Pontefice in persona, Paolo VI (che l’aveva ordinato sacerdote il 3 luglio 1966 nella basilica di San Pietro), del Governo Italiano e della Chiesa bresciana. Nonostante i terribili anni trascorsi in prigionia, don Murgioni torna in Italia ancora più convinto del fatto che quella del Vangelo e della nonviolenza fosse l’unica strada da percorrere.

Rientrato in diocesi di Brescia, don Murgioni fu curato a San Faustino, in città, poi a Ghedi, e infine parroco di Gaino e Cecina, due piccoli paesi vicini a Toscolano Maderno. Mentre è parroco sul Garda, gli viene chiesto di curare la traduzione in italiano del Diario degli ultimi tre anni di vita di Oscar Romero (Diario che uscirà per l’editrice Meridiana di Bari, con la prefazione di mons. Luigi Bettazzi e la postfazione di padre David Maria Turoldo). Nel 1992 vi sono le prime avvisaglie di problemi di salute e la situazione poi precipita velocemente. Tutto ciò è probabilmente la conseguenza di una lenta degenerazione degli organi più martoriati dalle torture subite nelle carceri uruguayane di Punta Carretas e di Libertad. Muore a soli 51 anni il 2 novembre 1993 a Gaino, dove è sepolto. Soprattutto la vicenda di don Murgioni pone alcuni interrogativi: come annunciare il Vangelo di pace e di giustizia in una realtà di profonde e radicali disuguaglianze sociali? Come porsi di fronte a un potere politico brutale e violento? Come difendere i diritti della povera gente?

Don Murgioni a Linate
Don Murgioni a Linate

Come, insomma, essere Chiesa profetica e non Chiesa muta e disincarnata in un contesto di dittatura militare? Ha scritto mons. Domenico Sigalini, compagno di seminario di don Murgioni: “Don Pierluigi nella sua vita non è andato avanti a caso, non ha camminato senza meta, ma si è fatto missionario, cioè ha abbandonato le sicurezze, si è trovato compagni di viaggio, ha fissato lo sguardo su un obiettivo, ha scelto l’essenziale e ha rischiato. Un missionario destabilizza le certezze che lo tengono legato a ciò che è già sicuro e conquistato, ma comodo e inutile, e riesce a fare un percorso senza rete di protezione, una scalata in free climbing, perché non ha nessuna certezza se non nella provvidenza di Dio”. “Per tutti noi – conclude il sindaco Giovanni Battista Sarnico – si tratta di occasioni molto importanti anche per riabbracciare don Renato Soregaroli, conoscere la sua attività in Brasile e potergli dare un segno concreto della nostra vicinanza”.

Il secondo appuntamento della rassegna si svolgerà il 16 febbraio alle 20,30 al teatro Agorà dove la Caritas parrocchiale – Unità di Strada organizza un concerto tributo a Michael Jackson degli Smooth Criminals, a sostegno della missione in Brasile di don Renato Soregaroli e del Progetto Ospitaletto Solidale, il fondo per le famiglie in difficoltà a causa della perdita del lavoro, costituito a dicembre grazie all’accordo fra Comune, Parrocchia e Società san Vincenzo de’ Paoli. L’Unità di Strada, una realtà attiva dalla fine degli anni novanta per offrire un aiuto concreto alle donne vittima dello sfruttamento della prostituzione sulle nostre strade, oltre al concerto, ha organizzato anche una sottoscrizione a premi, in collaborazione con i commercianti del paese.