BRESCIA – Presidio anti crisi della Cgil: “Serve politica industriale”

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105 mila disoccupati, 51 mila iscritti all’ufficio di collocamento, 6.300 posti di lavoro in meno nell’industria, 4.864 nel terziario e 7.537 nell’edilizia. Numeri bresciani, quelli che ha elencato questa mattina Silvia Spera della segreteria della Camera del Lavoro aprendo l’attivo dei delegati della Cgil davanti ai cancelli della Mac di via Volturno.

Presidio Cgil“Dietro questi numeri ci sono persone che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro – ha ricordato -. Serve una politica industriale che dia risposte: noi vogliamo il lavoro, ma non si può contrattare il diritto al lavoro con i diritti nel loro insieme”. All’attivo dei delegati erano presenti anche diversi esponenti impegnati in politica. Tra loro Andrea di Stefano, l’economista di “Etico a sinistra” candidato alle regionali, Beppe Almansi (Sel), Mirko Lombardi (Sel), Vanni Botticini (Etico a sinistra), Paolo Pagani (Pd) e Marco Fenaroli (Al lavoro con Brescia).

“Nella massima autonomia della Cgil – ha sottolineato il segretario generale della Camera del Lavoro Damiano Galletti – non abbiamo problemi a dare la parola anche ai politici: noi abbiamo bisogno di sapere se vogliono continuare con le stesse ricette che hanno portato a questa crisi e hanno peggiorato le condizioni dei lavoratori, o se invece si vuole fare altro. Perché noi, in Lombardia e in Italia, abbiamo bisogno del cambiamento”.

A prendere la parola sono stati però soprattutto i lavoratori delle fabbriche in crisi. Nicoletta Boeru (Invatec) ha ricordato lo “shopping delle multinazionali” che vengono in Italia a rubare idee e poi lasciano a casa le lavoratrici. Maddalena Torchio (mensa Compass Group all’Iveco) ha ricordato la vicenda della sua azienda che, entrata ad aprile 2012 con un appalto vinto al massimo ribasso, ha cominciato a stringere sul personale. Valentino Marciò (Iveco) ha invece posto l’accento sull’Iveco, che produce gli stessi camion che faceva 20 anni fa: “Ma se non si fanno prodotti nuovi, i problemi vengono fuori”.

La vicenda Mac, un accordo non rispettato che avrebbe dovuto riassorbire gli 83 lavoratori (in mobilità da metà febbraio), è solo la punta dell’iceberg di un problema più grosso. Barbara Denatola è invece precaria da 10 anni in questura. “Le volanti sul territorio sono la metà di qualche anno fa, ma se a noi non rinnovano il contratto, negli uffici dovranno andarci loro”. E poi, ancora, le testimonianze degli edili, dei pensionati, dei lavoratori delle telecomunicazioni e del settore agroalimentare. Tante storie, un racconto corale sulla crisi a Brescia ma soprattutto la volontà di affermare che serve un cambio di passo. Che serve una politica industriale seria. la Cgil il suo piano per il lavoro l’ha presentato ufficialmente nei giorni scorsi.

La politica deve dare risposte perché la crisi economica non è uno dei temi dell’agenda, ma è il tema su cui occorrono risposte. La prossima settimana, davanti ai cancelli della Mac, luogo simbolo della mobilitazione per il lavoro e per i diritti, ci saranno nuove iniziative. “A chi, il 7 dicembre scorso, ha chiesto la rimozione del presidio in nome della legalità – ha detto il segretario della Fiom Francesco Bertoli – noi chiediamo che Iveco rispetti gli accordi sottoscritti. La Fiat ha schierato partiti e sindacati, noi chiediamo a tutti da che parte stanno”.