SIRMIONE – Rapina in villa: due albanesi in manette

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L’episodio risale al 29 dicembre, giorno in cui a Rovizza quattro malviventi avevano fatto ingresso in una villa. Scoperti mentre stavano forzando la cassaforte dai padroni di casa si erano dati alla fuga, dopo una violenta colluttazione. Un furto in casa, quindi, che si è trasformato in rapina per via della violenta reazione dei tre malviventi entrati nella villetta, mentre il quarto complice era all’esterno dell’abitazione a fare da palo.

Sirmione rapinaA far scattare la violenza le urla della proprietaria di casa, la signora Sabrina, 43 anni, che rincasando aveva udito rumori provenire dalla stanza in cui si trovava la cassaforte a muro. I parenti della donna erano accorsi e avevano cercato di bloccare i ladri che nel frattempo si erano impossessati di soldi, gioielli e sigarette. La signora Sabrina era stata gettata a terra ed uno dei parenti accorsi in suoi aiuto era stato picchiato dai malviventi in fuga. Presto erano intervenuti i Carabinieri di Sirmione, quelli del Nucleo Operativo di Desenzano e gli uomini del Sis di Brescia, che avevano rilevato tracce biologiche lasciate dai ladri. Nessuna impronta digitale invece: con tutta probabilità i ladri indossavano guanti, trattandosi di persone con precedenti penali dello stesso genere e quindi con una certa esperienza in materia. Tuttavia, le vittime erano state in grado di fornire una serie di informazioni preziose per individuare alcuni membri della banda.

Ma ora una svolta nelle indagini, grazie al fiuto del maresciallo dei Carabinieri della Stazione di Sirmione Tobia Gregorini, alla sua sorprendente memoria visiva e alla capillare conoscenza del territorio di cui le forze dell’ordine dispongono. I presunti autori della rapina sono infatti stati individuati: si tratta di albanesi, regolarmente soggiornanti in Italia, con precedenti per spaccio di droga ed altri reati. In modo particolare, Gregorini si è ricordato di aver in precedenza fermato uno degli autori del delitto, un uomo duro e sfrontato, che ai Carabinieri ha detto, con una certa spavalderia: “Tanto io in galera non ci resto”.

La banda di albanesi gravitava principalmente tra basso Garda e il Mantovano e contando sull’appoggio di connazionali che mettevano a loro disposizione abitazioni ed autovetture si spostava in continuazione. Nardi Mulasyi, che si trova ora in carcere accusato di far parte della banda che ha colpito a Rovizza, è stato rintracciato in un bar di Lonato. “Stava giocando alle slot e lo ha notato un militare del Radiomobile”, ha detto il capitano di Desenzano Fabrizio Massimi. È stato riconosciuto con certezza dalla vittima. Denunciato anche un 20enne albanese, solo in parte riconosciuto. Il gip, tuttavia, non ha chiesto per lui l’arresto. “Ad attirarli è l’oro, che a Milano viene acquistato a 50 euro al grammo”, ha affermato Massimi.