NEWGEN VOICE – Corona: “Vado in carcere come il Messia”. E promette vendetta

0

Cari lettori e lettrici, con questo articolo vogliamo inaugurare una nuova forma di editoriali. Voi tutti sapete che la nostra redazione è formata da un corpo redazionale giovane ed entusiasta. Ragazze e ragazzi che hanno scelto liberamente e con grandi sacrifici di intraprendere la carriera giornalistica scommettendo sul proprio futuro. Gli editoriali – in un giornale d’opinione – sono scritti dal direttore o da altri autorevoli esponenti della redazione ed esprimono la linea (politica, culturale o economica) della testata stessa. Noi abbiamo deciso di lasciare spazio sugli editoriali ai nostri giovani collaboratori, titolando i loro pezzi “Newgen Voice” – la voce delle nuove generazioni. Io li “osserverò” monitorando che siano nella nostra linea editoriale, ma sono certo che sarà così. Loro saranno liberi di proporre ciò che ritengono utile e interessante. Penso che ne uscirà un esperimento concretamente orientato alla loro crescita professionale che sarà anche apprezzato dai nostri lettori. I nostri ragazzi e le nostre ragazze sono bravi e si dedicano a questo meraviglioso mestiere con grande slancio. Vi chiedo di rimanergli vicino e – se lo desiderate – di commentare i loro articoli.

l43-fabrizio-corona-111012194448_big“Ha finito di far parlare di sé, almeno per qualche anno. Corona, nella stretta cella di Busto Arsizio, continua a professarsi innocente, tra rabbia ed indignazione, a gridare al cielo l’ingiustizia di cui ritiene essere stato vittima, ma la giurisdizione italiana ha già emesso il suo verdetto riguardo alla faccenda che lo vede coinvolto.

Nei giorni scorsi, infatti, la Seconda Sezione penale della suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai legali del fotografo finalizzato a far valere vizi di legittimità di cui sarebbe stata affetta, a loro parere, la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Torino il 16 gennaio 2012, data in cui i giudici di secondo grado avevano provveduto a riformare in pejus quanto deciso dai giudici del primo grado, condannando il re dei paparazzi alla pena di 5 anni di reclusione. Infatti, il Tribunale di Torino, il 12 marzo 2010, aveva condannato Fabrizio Corona ad una pena più mite, infliggendogli 3 anni e 4 mesi di reclusione. La Cassazione, quindi, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura, rappresentata in giudizio da Sante Spinaci, ha confermato pena e capo d’accusa formulato a carico dell’imputato: Corona è stato condannato a 5 anni di reclusione, al pagamento di una multa di 1000 euro e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, reato perpetrato ai danni del noto calciatore ex juventino David Trezeguet, al quale il fotografo aveva chiesto 25mila euro per non pubblicare fotografie che lo ritraevano con una donna diversa dalla moglie. Il centravanti ex juventino aveva pagato la somma chiestagli, sottostando all’estorsione per timore di essere visto in compagnia.

Trezeguet, dunque, è stato risarcito per i danni subiti, patrimoniali e non. Ma del re dei paparazzi che ne è? Il playboy ha deciso di fuggire all’estero, in Portogallo, violando le misure di sorveglianza alle quali era sottoposto.

‘Un eroe’ secondo il parere di molti, che continua a far parlare di sé secondo l’aforisma di Wilde “nel bene o nel male, purché se ne parli”. Peccato, però, che il paparazzo dei vip ha desistito presto da suo presunto intento, giacché la sua fuga è durata solo 5 giorni. Corona si è consegnato spontaneamente alla Polizia portoghese, anticipando così la sua cattura:  “Più che costituito si è arreso”, hanno commentato i vertici milanesi della Questura. 

La Polizia di Stato ha infatti precisato che gli investigatori della Squadra mobile di Milano, dell’Interpol e della Polizia portoghese lavoravano all’individuazione di Corona. “Le indagini – ha fatto sapere la Polizia – avevano fin da sabato permesso di raccogliere elementi circa la probabile presenza del ricercato a Lisbona. La scorsa notte alcuni soggetti, ritenuti vicini al latitante, sono stati identificati e sottoposti a controllo, anche presso le loro abitazioni. Nella mattinata odierna, il ricercato si è arreso”.

Fatale, per il fotografo, è stato il gps dell’antifurto dell’autovettura usata per la fuga, una Fiat 500 consegnatagli da un amico davanti alla palestra dove Corona, il giorno della fuga, era andato ad allenarsi nel suo ultimo giorno di libertà. Gli inquirenti hanno seguito il percorso dell’auto, che da Narbonne, in Francia, ha proseguito verso Cascais, in Portogallo. La Procura generale di Torino – che ha spiccato un mandato di arresto internazionale – aveva nei giorni precedenti la consegna reso noto che Fabrizio Corona “si trova all’estero, ma non fuori dall’Europa”.evitare le gravi conseguenze che nella sua vita personale e familiare sarebbero derivate dalla diffusione delle fotografie.

Nell’ambito del terzo ed ultimo grado di giudizio Trezeguet ha poi deciso di non costituirsi parte civile, giacché le sue pretese risarcitorie avevano già trovato ristoro: “Abbiamo trovato un accordo transattivo e siamo stati completamente risarciti in prossimità dell’udienza della Cassazione. Per questa ragione non ci siamo costituiti parte civile nel terzo grado di giudizio”, ha detto Ezio Audisio, legale di Trezeguet nel processo contro Fabrizio Corona. “Dal punto di vista penale – ha aggiunto – abbiamo sempre avuto un ruolo di presenza ma mai di attacco, senza chiedere pene esemplari e nella piena tutela della nostra posizione. Volevamo un’affermazione giusta e l’abbiamo definita completamente con la transazione”.

Scacco matto, dunque: Corona è ora in carcere. La mediatica e ridicola fuga in Portogallo gli è costata un incremento di pena: 7 anni, 10 mesi e 17 giorni di carcere è quanto è stato disposto con sentenza definitiva, ormai passata in giudicato. La gente si divide poi tra chi polemizza sul quantum di pena, chi lo considera vittima della giustizia e chi, invece, condivide la decisione dei giudici. Poi c’è chi, nonostante tutto, continua a sostenerlo, come la cinquantina di supporter che lo hanno atteso all’aeroporto della Malpensa al suo rientro in Italia. Lui, che su Facebook scriveva durante la latitanza “Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato”, ne è uscito vivo e senz’altro l’esperienza carceraria lascerà in lui cicatrici indelebili.

“Sono innocente e se andrò in carcere andrò come il Messia per insegnare ai carcerati che dopo la galera si può rinascere. Uscito da lì conquisterò il mondo”: queste le parole di Fabrizio Corona, pronunciate tra le boccate di una sigaretta e respiri impavidi. “Non ho mai avuto paura, la mia vita non è finita, anzi… Ero convinto di agire nel lecito”, ha assicurato. “Ce l’ho con la magistratura, ce l’ho con lo Stato, ce l’ho con i pm”. E ancora: “Ripetevo che sarei scappato, è brutto essere condannato per qualcosa che non hai fatto”. Il fotografo dei vip lancia anche un accorato appello al figlio Carlos. “Scoprirai tante cose di me andando sul web, prendi il meglio. La mia voglia di lavorare, il mio impegno. Non fare le stronzate che ho fatto”.

Un po’ contraddittorio Corona, che prima si professa innocente, poi invita il figlio a non simularlo. Pensava di agire nel lecito, ma l’articolo 629 del codice penale pare abbastanza chiaro quando recita, al primo comma, che “Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065”.

Forse Fabrizio non conosceva il significato della parola minaccia o forse pensava che i 25mila euro chiesti a Trezeguet fossero un lecito profitto inidoneo a cagionare il danno altrui. Eppure sulla questione, anzi sulla fattispecie delittuosa di cui è stato accusato, avrebbe dovuto essere ben informato il fotografo catanese, giacché il 2 dicembre 2010 era già stato condannato per tentata estorsione ai danni dei calciatori Francesco Coco e Adriano.

Non solo, il re dei paparazzi era stato coinvolto in molteplici vicende giudiziarie negli anni passati: il 12 ottobre del 2009 era stato condannato per detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola, il 7 giugno 2012 per bancarotta fraudolenta, nel 2009 per aggressione a pubblico ufficiale, il 26 marzo 2012 per corruzione.

E dal carcere di Busto Arsizio, l’ormai ex re dei paparazzi fa sapere: “Sono cinque giorni che non dormo e che non mangio. Sono stato trattato malissimo, ho dormito in una cella gelida, per terra, con la finestra aperta. La mia fuga non era preordinata. Sono venuto qui in Portogallo perché cercavo un Paese dove la giustizia fosse seria. Comunque non sono morto. Anche dalla prigione continuerò la mia battaglia. Sono fuggito in preda a un attacco di panico”. Continuerà la sua battaglia ma certo è che dietro quelle ingombranti sbarre la telenovela legata alla sua vita privata forse avrà una fine.”

di Viola Nava