BARDOLINO – Il ministero dà al Consorzio la funzione Erga Omnes

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I produttori hanno deciso di liberalizzare l’uso del tappo in vetro e del tappo a vite e ora mirano ad avere il bag-in-box per il Chiaretto: “Ce lo chiedono la Scandinavia e gli Stati Uniti”, dicono al Consorzio.

Bardolino doc classico del 2010
Alcune bottiglie di Bardolino doc classico; annata di produzione 2010

Con 32 milioni di bottiglie annue, il Bardolino è la dodicesima denominazione d’origine italiana ed il Consorzio di tutela registra un’adesione dei produttori fra le più alte in assoluto in Italia:  il 92% dei340 mila quintali di uva prodotti nel territorio della doc bardolinese proviene da aziende associate all’ente consortile. A causa di questi significativi numeri, il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha deciso di riconoscere al Consorzio del Bardolino la prestigiossissima funzione Erga Omnes: d’ora in poi, dunque, chi produce od imbottiglia il Bardolino o il Chiaretto dovrà sostenerne i costi di promozione, anche se non associato formalmente al Consorzio.
“Quello del ministero – ha detto il presidente del Consorzio di tutela del Bardolino, Giorgio Tommasi – è un riconoscimento fondamentale, che premia il Consorzio di tutela per il lavoro compiuto a favore della denominazione. Ci vengono attribuite, come dice la nuova normativa, le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alla denominazione, e questa attribuzione vale nei confronti di chiunque utilizzi la nostra doc. Del resto, in questi ultimi anni sono stati sempre di più i produttori che hanno chiesto di iscriversi al Consorzio, permettendoci di raggiungere un indice di rappresentatività che ha pochi paragoni in Italia, soprattutto fra realtà di dimensioni significative come la nostra”.

Tra le recenti novità della doc bardolinese va ricordata la , la scelta di apporre su tutte le bottiglie di Bardolino e di Chiaretto della vendemmia 2012 il contrassegno di Stato: “Con l’obbligo della fascetta assicuriamo ai consumatori che quando stappano una bottiglia che porta il nome di Bardolino in etichetta, dentro ci trovano davvero il nostro vino”, ha spiegato Tommasi.

Un’altra novità riguarda, invece, la fase di imbottigliamento: l’assemblea dei soci del Consorzio ha deliberato di autorizzare la chiusura delle bottiglie di Bardolino e di Chiaretto non solo con i tradizionali tappi in sughero o in materiale plastico, ma anche con modalità innovative, come il tappo in vetro o la capsula a vite di nuova generazione. “La richiesta è già all’attenzione della Regione Veneto per il successivo invio al ministero”, ha spiegato Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio di tutela.

Per quanto riguarda poi il bag-in-box, una forma di confezionamento molto apprezzata soprattutto nei paesi Scandinavi, ma che attualmente può essere utilizzata per il Bardolino, ma non per il Chiaretto, a causa di un cavillo della normativa nazionale, i produttori rimangono in attesa di notizie da parte del ministero. “Sia il Bardolino che il Chiaretto – ha specificato il presidente Tommasi -, per le loro caratteristiche di giovanile piacevolezza, si prestano particolarmente al confezionamento in contenitori o con sistemi di chiusura alternativi, e questo è essenziale per favorire l’export dei nostri vini”.

“L’export – ha aggiunto Vantini in proposito – rappresenta il 70% delle vendite del Bardolino. I mercati esteri più importanti sono la Germania, la Francia, l’Inghilterra, il Canada, il Belgio, gli Stati Uniti, il Giappone, ma notiamo un interesse sempre maggiore da parte dei Paesi Scandinavi, che tuttavia cercano vini confezionati in bag-in-box o in bottiglie chiuse a vite, una soluzione, questa, molto richiesta per i nostri vini anche nei Paesi anglosassoni e negli Stati Uniti”.