MAGASA – Allarme cinghiali: serve un’Unità di Crisi

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Paolo Zattoni, consigliere comunale di Magasa, ritorna su una tematica che da tempo, ormai, riguarda l’Alto Garda: il problema cinghiali. Un problema serio, divenuto una vera e propria emergenza.

A chi la responsabilità? Zattoni sottolinea che la responsabilità del problema è da attribuirsi al Parco Alto Garda, l’Ente Gestore della Zps, che però delega la soluzione della questione al Comprensorio Alpino di caccia C8 che, a sua volta, non ha saputo adottare misure in grado di risolvere il problema.

“I Comprensori Alpini e gli Ambiti di Caccia hanno la delega dalla Provincia di Brescia a gestire il prelievo venatorio nella propria zona di competenza, ma l’Ente Gestore delle Zps – nel nostro caso il Parco Alto Garda – ha per delega regionale la competenza assoluta sul territorio e può, anzi deve, dare regole e direttive per la soluzione del problema”, ha sottolineato il consigliere.

Magasa cinghiali
I cinghiali nell’Alto Garda

La tutela dell’avifauna, l’incremento e la protezione delle specie in estinzione non può per l’assessore essere delegata alle associazioni venatorie che purtroppo operano nel solo interesse dei cacciatori. “Il Parco deve riappriopriarsi di questo delicato compito, nell’interesse superiore di tutta la collettività – ha aggiunto Zattoni -. È bene che la Commissione Faunistica del Parco ricominci a lavorare seriamente, con un gruppo di lavoro composto da persone competenti e con un proprio tecnico faunistico. Il prelievo del cinghiale deve essere effettuato tutto l’anno, sia durante il periodo venatorio, sia durante il periodo di caccia chiusa, utilizzando i prelievi di contenimento con l’ausilio della polizia Provinciale o Forestale”.

In tale sede va ricordato che il Parco Alto Garda Bresciano si configura come una zona non vocata alla presenza del cinghiale, animale non autoctono in questa zona. In modo particolare, il consigliere di Magasa sottolinea l’esigenza di recepire senza indugio la Legge Regionale N°4 del 22 febbraio 2007 (‘caccia di selezione al cinghiale dal 1° giugno al 31 gennaio’), di guisa che ogni cacciatore in possesso dell’abilitazione alla caccia al cinghiale possa effettuare il prelievo del suide con caccia all’aspetto, da altane o punti fissi di sparo. Inoltre, per il periodo di caccia chiusa, Zattoni ritiene necessaria l’istituzione di una Unità di Crisi presso l’ufficio Agricoltura del Parco, ufficio in cui ogni cittadino potrà rivolgersi per denunciare la presenza del cinghiale e dei danni subiti. In ogni Comune dell’Alto Garda dovrà dunque essere istituito un gruppo di cacciatori residenti, abilitati al prelievo del cinghiale, e dovrò essere nominato un capogruppo che sarà in costante contatto con l’unità di crisi del Parco e si attiverà immediatamente con il suo gruppo di cacciatori residenti nel Comune in questione, informando e chiedendo altresì la presenza della Polizia Provinciale o delle Guardie Forestali.

“L’obiettivo – ha spiegato Zattoni – è giungere alla eradicazione del suide, cosa molto difficile ma almeno si lavorerà su un contenimento molto spinto. È da ricordare che i danni maggiori del cinghiale vengono effettuati sui prati-pascoli nella stagione primaverile estiva, e sugli oliveti nella stagione tardo invernale, proprio quando il prelievo venatorio è chiuso. Per questo motivo è importante istituire una unità di crisi presso il Parco (perché di vera crisi si tratta) per intervenire quando la caccia è chiusa. È anche opportuno che il Parco non perda tempo e si attivi immediatamente a potenziare le azioni di contenimento del cinghiale”.